www.ebbemunk.dkarrowIl Rapporto Krusciov (1956)

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Note 4

(91) Vedi n. 107 [nota].

(92) Grigory K. Ordzonikidke, detto "Sergo", nato nel 1886, aveva preso parte alla vita clandestina sotto lo zarismo e la sua giovinezza era trascorsa fra arresti, deportazioni, evasioni. Aveva incontrato Lenin a Parigi nell'emigrazione, partecipato alla VI Conferenza panrussa bolscevica, che si era tenuta a Praga nel 1912, ed era stato designato membro dei famoso Comitato centrale, per il quale fu cooptato in seguito. Divenne così l'amico personale di Stalin (mentre i suoi rapporti con Beria resteranno assai cattivi). Sergo Ordzonikidze era un fanatico e un temerario, che pagava sempre di persona, ma anche capace di sentimenti devoti per i genitori e i compagni. Nella guerra civile fra il 1918 e 1920 ebbe una parte molto attiva, in Ucraina, sul fronte sud, ad ovest contro i Polacchi, e, dopo la disfatta di Denikin, fu alla testa dell'esercito che con Kirov penetrò in Baku e occupò l'Azerbaigian. Aveva partecipato già nell'ottobre del 1917 alla lotta per il potere a Pietrogrado e restò uno dei leader delle organizzazioni centrali, benché non perdesse di vista la sua Georgia. In occasione della sua azione con Dzerginski in Georgia, Lenin gli fece gli amari rimproveri che si leggono nell'articolo della fine dicembre 1922 sulla questione nazionale e arrivò fino a proporre di "punire la sua condotta in modo esemplare". La malattia e poi la morte di Lenin permisero a Ordzonikidze di superare il capo delle tempeste, con l'appoggio prudente, ma tenace di Stalin. Ordzonikidze fu un partigiano deciso dell'offensiva di Stalin contro le opposizioni e della sua politica di pianificazione basata sullo sviluppo dell'industria pesante. Si occupò di quest'ultima con grande energia e fu chiamato "il comandante in capo dell'industria pesante". La duplice direzione della sua attività è segnata dalla sua presidenza alla Commissione di controllo del partito (1926) e da quella del Consiglio superiore dell'Economia nazionale (1930). Nell'ottobre del 1936 si celebrò a Mosca e in tutto il paese il suo cinquantesimo anniversario e la stampa si prese la cura di ricordare, fra gli altri elogi, che "da trent'anni egli lavorava sotto la direzione personale del grande Stalin". (Pravda, 28 ottobre). Però Ordzonikidze, che era un collaboratore diretto, fedele e convinto di Stalin, non era, come tanti altri, un semplice giannizzero. Il suo articolo nella raccolta del 1929, a cui contribuì (Op, cit., pp. 130-133: Il bolscevico di granito), è apologetico, ma senza bassezza senza piaggeria. Ordzonikidze non è della specie di Yaroslavski e di tanti altri; ha convinzioni profonde, un'esperienza assai larga. Quando nel 1932-1933 sorge la questione dell'applicazione della pena di morte ai membri del partito, a proposito dell'affare Riutin, si oppone con altri alle mire omicide di Stalin e lo mette in scacco (vedi n. 31 [nota]). La Iezovchina rovesciò questi ostacoli legali e Ordzonikidze ne fu, quasi certamente, una delle vittime. Una testimonianza seria e alcuni indizi confrontati fra loro non lasciano adito a un'altra ipotesi, come quella del suicidio (vedi le memorie della signora Magus, pubblicate in una rivista russa di New-York e tradotte prima nel Figaro Littéraire e, poco dopo e in modo più completo, dal B.E.I.P.I. no. 83, febbraio 1953). L'esecuzione del delitto sarebbe stata affidata a Poskrebychev (vedi n. 73 [nota]), segretario particolare di Stalin. Si deve notare che tutti coloro che si opposero, in seno all'Ufficio politico, alla volontà di Stalin di applicare la pena di morte ai membri del partito (Kirov, Ordzonikidze, S. Kossior, Rudzutak, Eiche, Postychev, Ciubar) furono uccisi: uno, Kirov, con la tolleranza della polizia; il secondo, Ordzonikidze, assassinato nel suo appartamento del Cremlino, e tutti gli altri fucilati durante la "grande purga". Il fratello di Ordzonikidze che esercitava la sua attività nel bacino del Don, sarebbe stato eliminato poco tempo dopo.

(93) Questo opuscolo, pubblicato a cura dell'Istituto Marx-Engels-Lenin, ha per titolo: G. Stalin, Saggio Biografico. La sua prima traduzione francese fu curata dall'Istituto nel 1939 ed edita a Mosca nel 1945, nelle "Edizioni in lingue straniere". Il testo è conforme all'edizione russa precedente, comparsa nel 1944.

(94) I passaggi della Biografia che Krusciov cita qui e nelle pagine successive del suo rapporto, e specialmente quelli sulle aggiunte scritte da Stalin sul suo genio militare, non appaiono nel testo francese edito a Mosca. Non mancano però in questo testo le formule di una autoesaltazione sfrenata. Un solo esempio basterà: il rapporto di Stalin sul progetto della nuova Costituzione (dicembre 1936) "si colloca sullo stesso piano dell'opera geniale del marxismo, il Manifesto del Partito comunista" (Biografia, p. 63).

(95) E infatti questa la frase che si legge nella traduzione francese della Biografia (p. 65), ma non vi è alcun dubbio che la parte avuta da Stalin nella redazione dell'opera è stata determinante sia nell'insieme che nei particolari. Fin dal 1937 Stalin aveva indirizzato alla commissione incaricata di scriverla una lettera pubblicata nella rivista Il Bolscevico (no. 9), nella duale, dopo una critica di tutte le storie precedenti (giudicate insufficienti e anche erronee), egli sottolineava i criteriche dovevano presiedere alla nuova elaborazione, precisando anche lo schema cronologico da seguire (Correspondance Internationale, 22 maggio 1937, pp. 549-550). L'opera fu messa in circolazione nell'U.R.S.S. il 1. ottobre 1938. Subito dopo con un decreto del 14 novembre il Comitato centrale decideva di riorganizzare l'insegnamento del marxismo, tenendo conto della nuova opera; contemporaneamente i partiti dell'Internazionale comunista ricevevano gli ordini e i fondi necessari per tradurre e pubblicare immediatamente il libro nelle diverse lingue. La prima edizione francese fu finita di stampare il 18 marzo 1939 con una prima tiratura di 60.000 copie. La Biografia di Stalin, tradotta in francese poco dopo, definiva l'uscita di questo libro "come un grande avvenimento nella vita ideologica del Partito bolscevico. Il Partita riceveva così una nuova e possente arma, una vera enciclopedia delle conoscenze essenziali del marxismo-leninismo (esposte) con una precisione e una profondità tutte staliniane" (p. 65). Stalin scrisse precisamente per la Storia un capitolo intitolato: Materialismo dialetico e materialismo storico, destinato a presentare i principi fondamentali della dottrina (pp. 113-144 dell'edizione italiana). Secondo la Biografia queste pagine rivelano "un maestro incomparabile del metodo dialettico marxista che... innalza a un livello nuovo, superiore, il materialismo dialettico e raggiunge la sommità del pensiero filosofico marxista-leninista" (p. 66).

La seconda guerra mondiale scoppiò quando la diffusione del libro era in pieno svolgimento e le nocque molto, tanto più che il suo testo, dopo il 22 giugno 1941, non corrispondeva più alle direttive indicate da Mosca ai comunisti dei paesi alleati o occupati. Alcuni anni dopo la guerra, il "manuale" ritornò di attualità: nell'ottobre del 1948 la stampa sovietica dedicò numerosi articoli al decimo anniversario della Storia, ricordando che essa aveva avuto nell'U.R.S.S. 208 edizioni, con più di 34 milioni di copie e che "i lavoratori dell'U.R.S.S. la leggevano e studiavano in 62 lingue". La Komsomolskaia Pravda del 1 ottobre 1948 insisteva sull'importanza dell'opera per la nuova generazione e assicurava che la Storia "era diventata il livre de chevet di centinaia di milioni di giovani e di ragazze". Un anno dopo la Pravda (14 novembre 1949) costatava che la Storia era "divenuta il livre de chevet di tutti i comunisti e di larghe masse dei nostri intellettuali".

La "revisione" del culto della personalità, operata tre anni dopo la morte di Stalin, non poteva risparmiare interamente un'opera che era stata la bibbia del regime staliniano, col suo dogmatismo angusto e le sfrontate menzogne, che si incontrano quasi ad ogni riga. Al XX Congresso Krusciov si è limitato a costatare che "da diciassette anni la Storia del Partito Comunista era stata la base essenziale della nostra propaganda" (XX Congresso, op. cit, p. 117), ma Mikoian, con un po' più di coraggio, aveva aggiunto che una delle cause principali dell'insufficienza nel lavoro di propaganda doveva essere attribuita al fatto "che in linea generale lo studio del marxismo-leninismo si limita da noi alla Storia del Partito Comunista". Deplorando questo "errore" Mikoian giudica che sarebbe stato meglio se gli storici si fossero "messi a sfogliare gli archivi e i documenti storici, invece di accontentarsi delle collezioni dei giornali" (XX Congresso, p. 202). Sui progetti avanzati al congresso per la redazione di un nuovo manuale di storia del partito, vedi n. 112 [nota].

(96) Il "premio Stalin" fu istituito nel dicembre del 1939, in occasione del sessantesimo anniversario della nascita del grand'uomo, ed era destinato a premiare i migliori lavori di ricerca e di scoperte scientifiche, le innovazioni e i perfezionamenti apportati alla tecnica, le opere artistiche e letterarie, ecc. Poteva venire ugualmente assegnato ad attori, musicisti, ballerini, cineasti, ecc. Durante la guerra russo-tedesca i premi non furono assegnati. Nel gennaio del 1946 i giornali pubblicarono una lista di premiati per gli anni 19411944 e sei mesi dopo, nel giugno del 1946, la lista dei premiati per il 1945: il ritardo fu così colmato. Il Presidium del Soviet supremo creò con decreto del 20 dicembre 1949, alla vigilia del settantesimo anniversario di Stalin, i "premi Stalin della pace", di carattere internazionale, di cui Mosca si servi nell'interesse della sua politica esteta.

(97) I lavori per la costruzione del canale Volga-Don, cominciati prima della guerra e interrotti durante il conflitto, erano stati ripresi con molta lentezza nel 1946. La grave siccità del 1946 portò in primo piano i problemi dell'irrigazione insieme con quello delle vie fluviali che potevano allontanare il flagello. Perciò un decreto ministeriale decise alla fine del 1947 la ripresa effettiva e rapida dei lavori, che dovevano terminare alla fine del 1953. Un decreto successivo, della fine del 1950, ordinò di ridurre di due anni il termine previsto; la costruzione del canale doveva essere portata a termine entro il 1951 e quella del nodo idraulico di Tsimlianskaia, grande riserva d'acqua vicino a Kalach, entro la primavera del 1952. Con la realizzazione di quest'opera gigantesca, per la quale la mano d'opera veniva reclutata in gran parte coi metodi del lavoro forzato, si stabiliva un sistema di vie navigabili che univano il mar Bianco, il Baltico e il Caspio al mar d'Azov e al mar Nero, cioè tutti i mari della Russia europea. Il canale Volga-Don, esteso per 101 km, fra la regione di Stalingrado e quella di Kalach, doveva servire all'irrigazione di 2,75 milioni di ettari di steppe, ove la siccità faceva la sua comparsa periodica ogni tre anni circa; per i lavori di irrigazione era stato previsto un piano dal 1951 al 1956. L'inaugurazione del canale fu fissata con decreto il 10 luglio 1952; contemporaneamente doveva essere assicurata l'utilizzazione dell'energia elettrica prodotta dalla centrale idraulica di Tsimlanskaia. Lo stesso decreto dava al canale il nome di Lenin, ma Krusciov cita le risoluzioni ministeriali del luglio 1951, che riguardano l'erezione di un grandioso monumento a Stalin. La Pravda, del 29 dicembre 1951 pubblica un articolo dell'ingegnere capo del canale Volga-Don, che fornisce questi dati: "L'architettura e la scultura monumentali delle costruzioni idrauliche del canale rappresenteranno la battaglia di Stalingrado durante la guerra nazionale del 1941-1945, e le battaglie della guerra civile di Zaritsin, vecchio nome di Stalingrado. La scultura mostrerà l'importanza della parte avuta dal più grande genio dell'umanità progressiva, compagno Stalin".

(98) Il maresciallo Kliment I. Voroscilov dovrà fare un grande sforzo per "trovare il coraggio necessario" a scrivere la verità su Stalin, lui che aveva impiegato tanto zelo per falsarla con le adulazioni più disgustose. Si era legato strettamente con Stalin nel periodo in cui, comandante della XIV armata in lotta con Denikin, aveva condiviso le idee strategiche di Stalin e si era dichiarato solidale con lui nel conflitto con Trotsky sul fronte di Zaritsin. Trotsky non aveva una grande opinione di Voroscilov come capo militare. "Voroscilov, diceva, può comandare un reggimento, ma non un'armata di 50.000 uomini", e lo considerava come un "personaggio decorativo". Dopo la morte di Lenin, Voroscilov fu il servitore devoto di Stalin nella sua lotta contro Trotsky e gli rese il servigio di accettate, dopo la morte di Frunze, il posto di commissario alla Difesa, posto che conserverà fino al maggio del 1940. Stalin lo farà entrare nel 1925 all'Ufficio politico, di cui farà poi parte senza alcun intervallo; lo si ritrova ancora al XX Congresso. Quando Stalin e Iezov nel 1937 iniziarono la "decapitazione" dell'Armata rossa, trovarono in Voroscilov il collaboratore indispensabile: nel sua discorso al XVIII Congresso (marzo 1939) il vecchio maresciallo si sforzò di giustificare il massacro dei nuovi capi militari, che egli qualifica col nome di traditori e spie, secondo il linguaggio rituale. Quando si scatenò l'offensiva tedesca, che egli non aveva punto previsto al pari di Stalin e Molotov, Stalin gli affidò il fronte nord, dove si dimostrò molto inferiore al compito. Ne venne allontanato in seguito ai passi pressanti di Zdanov presso Stalin, e la difesa di Leningrado fu affidata a un militare qualificato, Zukov. Krusciov si prende qui il maligno piacere di sottolineare che "non sarà facile" per Voroscilov spiegare "come si è battuto Stalin", dato che il maresciallo ne aveva fatto un eroe e un grande stratega nei suoi discorsi e nei suoi scritti, specialmente ira quello su Stalin e l'Armata Rossa.

(99) Il problema dell'allevamento del bestiame non ha mai trovato nell'U.R.S.S. una soluzione soddisfacente, nonostante il "Piano triennale di sviluppo dell'allevamento nei kolkhoz e nei sovkhoz (1949-1951)" adottato nell'aprile del 1949 vedi il testo del decreto nella Pravda del 19 aprile e la sua traduzione nelle "Notes et Etudes documentaires della Documentazione Francese, n. 1.162). Il problema resta al centro della crisi agricola e alimentare del paese. Nel 1952 la situazione dell'allevamento del bestiame e la produzione di carne erano particolarmente cattive, come dovette riconoscere più tardi lo stesso Krusciov nel suo rapporto del 3 settembre 1953 sui problemi agricoli dell'U.R.S.S. In questo rapporto (Notes et Etudes documentaires, n. 1.796) Krusciov fornisce un quadro (p. 7), da cui risulta che gli effettivi del bestiame vivo erano nel 1952 inferiori, eccetto per gli ovini, a quelli dell'anno 1916 e questo in cifre assolute, cioè senza considerare l'aumento di popolazione. P, impossibile seguire in tutti i particolari il conflitto che sembra essere esistito in questo campo fra Stalin e gli altri dirigenti che si interessavano ai problemi agricoli, fra i quali Krusciov aveva una parte importante. È certo che i provvedimenti fiscali presentati nel bilancio dello stato per il 1953, dopo la morte di Stalin (bilancio ratificato il 10 agosto dello stesso anno) tendevano a stornare le conseguenze di un grave malcontento contadino, iscrivendo nel bilancio una somma di 6,46 miliardi di rubli "per alzare il prezzo delle forniture allo stato dei prodotti del bestiame" e una somma di 4,13 miliardi di rubli "per la riduzione dell'imposta agricola abbassando nel 1953 ,l'imposta del 43% in rapporto al 1952 e prevedendo una nuova riduzione per il 1954". Krusciov, che è stato nei problemi agricoli uno dei più ferventi fautori delle soluzioni staliniane di collettivizzazione forzata, ha, pare, come tutti gli altri membri dell'Ufficio politico, meditato una tregua provvisoria per ovviare ad una catastrofica situazione; ma dimentica di far presente che questa catastrofica situazione era stata provocata, in gran parte, dalla politica delle "agro-città", che egli era riuscito ad imporre per alcuni mesi nell'autunno e nell'inverno del 1951-1952 (vedi n. 107 [nota]).

(100) Krusciov dedica solo alcune righe alla politica estera staliniana, di cui denuncia gli inconvenienti, senza d'altronde precisarli. L'allusione che fa a una maggior attività del nuovo governo "liberato dalla pratica nociva del culto della personalità" riguarda probabilmente la regolazione del conflitto con la Jugoslavia (vedi n. 81 [nota]). Alla fine di settembre 1954 Krusciov e Bulganin si erano recati a Pechino e il loro viaggio aveva di poco preceduto la conclusione degli accordi cino-sovietici; dopo il viaggio di Belgrado e poco prima dell'apertura del XX Congresso del partito, i due dirigenti si erano recati, nel novembre 1955, in India, in Birmania e nell'Afganistan, lanciando nel corso del loro viaggio le loro frecciate antiamericane.

(101) Vedi per l'esaltazione del "marxismo" li Stalin le note 1 e 95. Krusciov si esprime qui con gli stessi termini di cui si servirà l'articolo già citato della Pravda del 28 marzo 1956: "Stalin fu uno dei marxisti più forti; le sue opere, la sua logica e la sua volontà esercitarono una grande influenza sui quadri e sulle attività del Partito".

(102) Vedi su Kossior la nota 42 [nota], su Rudzutak la nota 38 [nota], su Eiche la nota 37 [nota] e su Postychev la nota 35 [nota].

(103) Come molti capi sovietici, Nikolai A. Bulganin fece giovanissimo, dopo la rivoluzione, le sue prime prove nella Ceka; rimase nella polizia politica fino al 1928. Uscito da una famiglia piccolo-borghese, aveva fatto studi secondari, acquisendovi alcune conoscenze tecniche e commerciali, ma dovette la carriera soprattutto ai suoi legami politici. Avendo condotto la lotta contro i trotskisti sotto il comando di Stalin, fu da lui strettamente associato alla politica di industrializzazione. Eletto nel 1931 presidente del Soviet di Mosca, vi rimase fino al 1937, acquistando una buona esperienza politica e amministrativa. Nel gennaio del 1938 fu messo alla direzione della Commissione degli Affari esteri del Soviet delle nazionalità, e fu uno dei più fieri avversari della politica di Litvinov - accusato di simpatie per gli occidentali - a fianco di Zdanov, di Andreiev e di Molotov. Al XVIII Congresso del partito (marzo 1939), egli è soltanto membro del Comitato centrale, ma pronuncia un discorso nella sua qualità di vicepresidente del Consiglio delle commissioni del popolo e di presidente della Banca di stato. Durante la guerra fu soprattutto un elemento di unione fra Stalin, da cui dipendeva, e l'esercito che egli controllava politicamente. Ebbe una parte importante come emissario politico e "occhio di Stalin" nell'esercito di Rokossovsky nel 1944, davanti a Varsavia (vedi n. 61 [nota]), collaborando così per la sua parte allo schiacciamento dell'insurrezione polacca. Particolari interessanti a questo riguardo sono stati forniti dal maresciallo britannico dell'aria, Sir John Slessor, in un discorso del 15 aprile 1956, in cui ha accusato Bulganin di aver "avuto la principale responsabilità nell'abbandono degli insorti di Varsavia". Dopo la guerra fu cooptato, nel febbraio 1946, come candidato all'Ufficio politico (di cui diverrà membro effettivo nel 1948); la prima sessione del Soviet supremo (marzo 1946) ne fece il secondo di Stalin al ministero delle Forze armate; e quando un anno dopo Stalin abbandonò il posto, si fece sostituire come ministro da Bulganin, che nominò nel novembre "maresciallo dell'Unione Sovietica": Dopo la morte di Stalin, Bulganin è rimasto un membro del nuovo gruppo dirigente, uno dei quattro vicepresidenti del Consiglio e ministro della Guerra; in questa qualità contribuì all'eliminazione di Beria e nel luglio pronunciò nella riunione dei capi militari un discorso molto "lealista" nei riguardi del partito e del governo (Pravda, 16 luglio 1953). Poiché le dimissioni presentate da Malenkov l'8 febbraio 1955 avevano lasciato vacante la presidenza del Consiglio, il Soviet supremo l'affiderà a Bulganin, secondo la proposta fatta in questo senso da Krusciov. L' 11 giugno dello stesso anno messaggi di auguri arrivano a Bulganin in occasione del suo sessantesimo compleanno; un decreto del Presidium del Soviet supremo gli conferisce, in una volta sola, il titolo di "Eroe del lavoro socialista", l'ordine di Lenin e la medaglia d'oro della Falce e Martello.

(104) Vedi n. 77 [nota].

(105) Prima della rivelazione da parte di Krusciov del documento del 3 ottobre 1946, era stato supposto Che all'interno dell'Ufficio politico esistesse un Comitato speciale incaricato della politica estera, ma non se ne aveva alcuna prova formale. Si sa ora che l'Ufficio politico era diviso in "Commissioni", di cui una, la "Commissione dei sei", si occupava precisamente dei problemi di politica estera. Ma la risoluzione del 3 ottobre genera a sua volta nuovi quesiti, a cui è difficile rispondere. In che cosa si differenzia la "Commissione dei sei", che deve anche occuparsi, cooptando un settimo membro, dei problemi "connessi alla costruzione e alla politica interna", dall'Ufficio politico, dato che ad esso fanno capo tutti i problemi esterni ed interni? Prima del plenum del Comitato centrale del marzo 1946, l'Ufficio politico comprendeva nove membri titolari (Stalin, Molotov, Kalinin, Mikoian, Voroscilov, I. Kaganovic, Andreiev, Zdanov, Krusciov) e due supplenti (Beria e Malenkov). In marzo i due membri supplenti sono cooptati come titolari e si nominano quattro nuovi membri supplenti (Bulganin, Kossyguin, Voznessenski, Cvernik). Il numero dei membri dell'Ufficio politico si trova così portato da 11 a 15. É possibile che, Stalin abbia voluto poter convocare, oggi volta che lo credesse utile, riunioni più ristrette.

(106) W. Krivitsky testimonia che il sistema "stretta sorveglianza" era impiegato da Stalin nei confronti dei suoi colleghi dell'Ufficio politico, molti anni prima della guerra. Voroscilov non sfuggiva alla regola: "Più di cinque anni prima dell'arresto e della soppressione dei generali più noti dell'Armata rossa, un "uomo di Stalin" comparve spesso al Quartier generale del commissariato della Difesa per prendere la direzione del "Quarto ufficio ". Il suo compito era di sorvegliare prima di tutto Voroscilov. Per parecchi mesi dissuggellò ogni giorno il corriere di Voroscilov, membro dell'U.P. e ne fece fotografare alcuni estratti per le schede segrete di Stalin". (W. K., Agent de Staline, pp. 230-231). Quanto al sistema dei congegni di ascolto di cui parla Krusciov, Stalin ne aveva fatto installare uno assai perfezionato a cura del suo segretario particolare, Poskrebychev (vedi n. 73 [nota]).

(107) Andrei A. Andreiev, di origine contadina, entrato nel partito nel 1914, aveva preso nelle discussioni degli anni 1919-20 fra Lenin e le diverse frazioni, che si erano formate dentro il partito (vedi n. 20 [nota]), una posizione "sindacalista", non senza qualche legame con l'Opposizione operaia. Membro dal 1920 del Comitato centrale, l'opposizione di "destra" aveva sperato per un momento di legarlo alla sua causa, ma Stalin l'aveva preceduta; nella sua conversazione del luglio 1928 con Kamenev, Bukharin doveva costatare: "Andreiev era con noi, ma Stalin l'ha tolto dall'Ural e, portandolo a Mosca, se l'è preso con sé". Così Andreiev fu nominato supplente dell'Ufficio politico alla fine del 1927 ed effettivo nel 1932, e contemporaneamente commissario del popolo ai Trasporti. Nel 1935 cedette i Trasporti a L. Kaganovic, ma entrò nella segreteria del partito; nel 1937, durante la "grande purga", fu mandato da Stalin nell'Uzbekistan per mettere al passo i dirigenti del partito in quella "Repubblica", nello stesso periodo in cui Molotov eseguiva la stessa operazione in Ucraina. Durante la guerra, nel 1943, ebbe il commissariato dell'Agricoltura; nel marzo 1946 diventò uno dei vicepresidenti del Consiglio dei ministri; e nel settembre dello stesso anno fu messo alla testa del "Comitato degli affari colcosiani", essendo il ministero dell'agricoltura passato a un altro. Andreiev era così incaricato di realizzare i "Provvedimenti miranti a liquidare le infrazioni allo statuto dell'artel agricolo nei kolkhoz", emessi con decreto del 19 settembre. Una grave siccità aggravò la crisi che infieriva nelle campagne e Andreiev evitò durante la sua gestione le misure troppo drastiche. Si sviluppò allora negli organi centrali del partito un conflitto tra fautori del lavoro in "équipe" (tra i quali era Andreiev) e fautori (tra questi c'era Krusciov) del lavoro in gruppi più numerosi di colcosiani, cioè in "brigate"; queste due formule implicavano due politiche agricole: coloro che chiedevano l'impiego delle "brigate" miravano alla sparizione dei piccoli kolkhoz e al loro "raggruppamento" in kolkhoz ingranditi. Andreiev, rimasto fedele al metodo della équipe, fu aspramente criticato e infine attaccato a fondo dalla Pravda del 19 febbraio 1950, in un articolo al quale rispose dieci giorni dopo, facendo la sua "autocritica" e riconoscendo il suo errore. Quasi nello stesso tempo Krusciov scatenava una campagna per il raggruppamento dei kolkhoz, che, forzando la mano ai suoi colleghi dell'Ufficio politico reticenti e disorientati, conduceva in poco tempo all'applicazione su vasta scala del nuovo sistema. Krusciov si mise in questo modo alla testa di un movimento - che rispondeva alla "linea generale" di Stalin - in favore di un nuovo passo avanti nella collettivizzazione forzata, applicandola soprattutto in Ucraina, suo feudo, e nella regione di Mosca che egli dirigeva. Verso la fine del 1950, per esempio, in quest'ultima regione, i 6.049 kolkhoz venivano ridotti a 1.668. In quel periodo fu lanciata l'idea delle "città-campagna", che rendeva necessario non solo il raggruppamento dei kolkhoz, ma una trasformazione profonda della loro struttura, organizzata intorno a un centro di tipo urbano, riforma ambiziosa che tendeva a sopprimere le differenze tra la città e la campagna. Ma anche Krusciov fu costretto dalla nuova siccità del 1950 e dalla resistenza passiva dei contadini a far marcia indietro. Egli li aveva allarmati con un linguaggio imprudente, facendo loro temere la riduzione o addirittura la soppressione delle quote di terra individuali, riconosciute loro dal vecchio statuto colcosiano: la riduzione della produzione, che ne derivò, spinse Stalin a fermare l'esperimento nel punto in cui era arrivato. Il raggruppamento dei kolkhoz restò acquisito nella dottrina e nella pratica, ma i progetti troppo audaci di Krusciov furono sospesi; la situazione internazionale del 1950-51 non poteva essere affrontata in una situazione di malcontento contadino così grave. Una "rettifica" pubblicata nella Pravda del 5 marzo 1951 specificava che le idee di Krusciov erano state esposte solo "come base di discussione" e l'ingranaggio della collettivizzazione fu provvisoriamente rallentato. Quando pronunciò il suo discorso al XX Congresso, Krusciov dunque sapeva che, se Stalin aveva allontanato Andreiev dall'Ufficio politico, ciò era anche in relazione con la campagna condotta per un anno da lui - Krusciov - contro Andreiev. A conti fatti Andreiev al XIX Congresso (1952) fu retrocesso a semplice membro del Comitato centrale, mentre Krusciov rimase nell'Ufficio politico e si vide affidare da Stalin uno dei più importanti rapporti del Congresso, quello sulla riforma degli statuti del partito.

(108) Viacheslav M. Molotov (il cui vero nome è V. M. Skriabin), figlio di un piccolo funzionario, compi studi regolari fino all'università, e partecipò molto presto all'azione clan destina dei bolscevichi, con la classica sequela di prigione, deportazioni ed evasioni. Nel. 1917, prima del ritorno di Lenin in Russia, tenne la direzione della Pravda e collaborò in quell'epoca con Stalin, pur assumendo posizioni più a "sinistra". Designato segretario del partito nel 1921, cedette al principio dei 1922 l'incarico al suo collega ed amico, che si trovò così al posto di comando, da cui poté cominciare la sua marcia al potere. Nei confronti di Trotsky, Molotov, come molti vecchi bolscevichi, nutriva una diffidenza e un'ostilità, che fecero di lui un naturale alleato di Stalin nella lotta contro Trotsky,. Nel dicembre 1925 Stalin fece entrare Molotov nell'Ufficio politico, dove, con lo stesso Stalin e con Voroscilov, egli formò il triunvirato attorno al quale doveva organizzarsi una maggioranza, che andrà sempre più consolidandosi fino a raggruppare sei membri su nove dell'Ufficio politico.

Al VI Congresso dell'Internazionale comunista, svoltosi nell'estate del 1928, Molotov fu incaricato da Stalin di seguire il lavoro delle assemblee e delle commissioni - e in primo luogo la commissione del programma - come sostituto di Bukharin, di cui Stalin aveva ormai deciso l'allontanamento.

Nel 1930 Molotov prese il posto del "destro" Rykov alla presidenza del Consiglio dei commissari del popolo é appoggiò Stalin nella "purga" del partito e dell'esercito. Nel 1937 Molotov partecipò personalmente all'epurazione dell'Ucraina (vedi n. 42) e nel suo discorso d'apertura al XVIII Congresso (marzo 1939) giustificò il terrore contro "i Trotsky, i Bukharin, gli Zinoviev, i Tukhacevsky, (che si sono) assunti la triste parte delle spie, dei sabotatori e dei vili agenti dei servizi stranieri di spionaggio, coprendo la loro ignobile perfidia e il loro tradimento all'ombra delle garanzie statutarie del partito comunista" (Correspondance Internationale, 1939, p. 218). Il discorso si chiuse con un inno in onore di Stalin; il partito bolscevico aveva la fortuna di essere guidato "dal grande organizzatore delle gloriose vittorie del Comunismo, il grande ispiratore dell'educazione comunista delle masse, il nostro Stalin". A quel congresso Stalin dette pubblicamente le prime indicazioni sulla sua politica di avvicinamento a Hitler; poco dopo, ai primi di maggio, Molotov sostituì Litvinav al commissariato degli Affari esteri, dove fu il fedele esecutore della nuova politica anche nei confronti dei partiti comunisti all'estero. Secondo le nuove consegne, la guerra in corso non era una guerra fascista, ma semplicemente imperialista, e andava combattuta con tutti i mezzi. Quanto alle relazioni russo-tedesche, esse erano "edificate sulla solida base degli interessi reciproci" (discorso di Molotov, 6 novembre 1939), essendo ormai Mosca giunta "all'opinione che una Germania forte è una condizione necessaria per una solida pace in Europa" (discorso del 31 ottobre 1939) (v. A. Rossi [A. Tasca], Les cahiers du Bolchevisme pendant la campagne 1939-1940, Parigi, D. Wapler, 1951, p. XIV). Nel dicembre 1940 Stalin affidò a Molotov il compito di incontrare a Berlino Hitler e Ribbentrop; in quelle conversazioni Mosca giunse assai vicino all'ingresso nel Patto tripartito italo-tedesco-nipponico (Nazi-Soviet Relations, spec., p. 207 sg), Dopo l'inizio delle ostilità da parte dei Tedeschi, Molotov diventa vicepresidente del Consiglio di Difesa e, su istruzione di Stalin, va nel maggio 1942 a Londra e a Washington, per stringere un'alleanza con le due grandi potenze occidentali e trarne il maggior profitto possibile per l'Unione Sovietica. Dopo la guerra conserva il ministero degli Affari esteri, dove nel marzo del 1949 sarà sostituito da Vyscinski. Dopo la morte di Stalin torna al suo posto, che deve cedere ai primi di giugno 1956 al suo secondo D. Scepilov.

Con Molotov, che l'ha sempre servito con tanta fedeltà, Stalin è stato spesso di una brutalità grossolana, giungendo fino a ridicolizzarlo di fronte ai visitatori stranieri del Cremlino, compreso Ribbentrop. A detta di Krusciov, se Stalin non fosse morto, Molotov e Mikoian sarebbero spariti. All'epoca del XIX Congresso Stalin aveva fatto arrestare la moglie di Molotov, un'attrice ebrea, che fu liberata solo dopo il 6 marzo 1953 (H. E. Salisbury, Un Américain à Moscou, pp. 152 e 250). Ai primi di giugno 1955 Krusciov e il suo gruppo dell'Ufficio politico organizzarono un'offensiva contro Molotov, prendendo pretesto da una frase sul raggiungimento del socialismo in Russia in un discorso da lui pronunciato il 2 febbraio 1955. Molotov dovette mandare una lettera di "autocritica" al Kommunist (settembre 1955) e riconoscere il suo errore: ma questo gesto non valse a salvarlo. Infatti Krusciov alludeva certamente a lui, parlando, in un passo del suo rapporto generale al XX Congresso, di certi compagni che "nei loro interventi partono da formule erronee, pretendendo che, per il momento, nel nostro paese siano state create solo le basi, cioè le fondamenta del Socialismo" (Il XX Congresso, p. 118).

(109) È indubbio che, modificando la struttura degli organi dirigenti del partito, Stalin si proponeva di sbarazzarsi del vecchio Ufficio politico; annacquandolo in un Presidium di venticinque membri del Comitato centrale, lo rendeva praticamente inoperante, poiché tutto il potere reale passava alla segreteria. L'articolo 34 dei nuovi statuti, letto dallo stesso Krusciov al XIX Congresso, diceva: "Il Comitato centrale del P.C. dell'Unione Sovietica organizza: un Presidium per dirigere il lavoro del C.C. tra una sessione e l'altra; una Segreteria per dirigere il lavoro normale, e soprattutto per verificare l'applicazione delle decisioni del Partito e selezionare i quadri".

L'Ufficio organizzativo fu così soppresso e le sue funzioni passarono alla segreteria, i cui poteri furono in modo ufficiale molto accresciuti: Krusciov ha presentato, come segue, nella Pravdadel 26 agosto 1952, i cambiamenti decisi da Stalin: "La riorganizzazione dell'Ufficio politico in un Presidium del Comitato centrale del partito è una soluzione razionale, in quanto la parola "Presidium" corrisponde meglio alle funzioni, che nel momento presente adempie di fatto l'Ufficio politico. Quanto ai lavoro organizzativo del C.C., l'esperienza prova che sarebbe razionale concentrarlo nelle mani di un solo organo, la segreteria, e di conseguenza sciogliere l'Ufficio organizzativo". Krusciov propose dunque, come frutto dell'esperienza e della ragione, quella straordinaria concentrazione di poteri, che, tre anni e mezzo dopo, doveva rimproverare a Stalin. Va notato che alla conclusione del XIX Congresso Krusciov era tra i dieci membri della nuova segreteria.

(110) Spesso con indizi di questo genere, la soppressione di un nome, di un ritratto, l'assenza a una cerimonia ufficiale, si capiva che un dirigente "era in difficoltà". Su S. Kossior vedi n. 42 [nota].

(111) Su quest'appello di Krusciov "a lavare i panni sporchi" in famiglia vedi l'Introduzione, p. 9.

(112) Su questo tema nel suo rapporto generale al XX Congresso Krusciov ha detto: "Negli ultimi diciassette anni la Breve Storia del Partito è stata la base essenziale della nostra propaganda. Lo studio della storia gloriosa del nostro partito deve continuare ad essere uno dei principali mezzi per educare i nostri quadri. Per questa ragione è necessario preparare un manuale marxista di storia del partito, che sia alla portata di tutti, basato sui fatti storici, nei quali si trovi una sintesi dell'esperienza storica mondiale della lotta per il comunismo condotta dal partito, e la cui narrazione arrivi fino ai nostri giorni". (Il XX Congresso, pp. 117-118).

(113) Con una mossa da prestigiatore Krusciov trasforma la costituzione "staliniana" e stalinista del 1936 in una espressione dei "principi leninisti". La costituzione sovietica è stata adottata dall'VIII Congresso dei Soviet ai primi di dicembre 1936, su un rapporto di Stalin e tra acclamazioni deliranti. La linea di demarcazione del 1934, che separerebbe lo Stalin buono da duello cattivo, era già stata superata, e si era giunti alla soglia della Iezovchina. Questa costituzione resta la negazione della democrazia nel senso che:

  1. le libertà personali da essa "garantite" sulla carta non sono mai state consentite ai cittadini sovietici (vedi n. 29 [nota]);
  2. le libertà e le autonomie nazionali delle repubbliche federate furono accuratamente eluse nella stessa formulazione e annullate nella pratica (vedi n. 74 [nota]);
  3. la funzione del Partito comunista "nucleo dirigente di tutte le organizzazioni dei lavoratori, sia delle organizzazioni sociali che di quelle di stato", consacrata nel testo stesso (art. 126) resta la base di una dittatura che nessuna legge può né vuole limitare.
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