www.ebbemunk.dkarrowIl Rapporto Krusciov (1956)

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Il XVII Congresso del Partito

L'autoritarismo di Stalin verso il partito e il Comitato centrale si rivelò in pieno dopo il XVII Congresso del partito, che ebbe luogo nel 1934. Disponendo di numerosi dati, che testimoniavano brutali sopraffazioni nei confronti dei quadri del partito, il Comitato centrale ha creato una commissione sotto il controllo del presidium. Essa è stata' incaricata di stabilire con una inchiesta le cause che resero possibili le repressioni in massa contro la maggioranza dei membri del Comitato centrale e i supplenti eletti al XVII Congresso del Partito comunista (b) dell'unione Sovietica.

La commissione è venuta a conoscenza di un importante materiale tolto dagli archivi della N.K.V.D. e di altri documenti, comprovanti numerosi fatti concernenti la "fabbricazione" di processi contro comunisti, false accuse, abusi evidenti contro la legalità socialista, che ebbero come conseguenza la morte di persone innocenti. È apparso evidente che molti attivisti del partito, dei soviet e dell'economia, che erano stati bollati come nemici nel 1937-38 non furono mai in realtà nemici, spie o sabotatori [nota], ma sempre onesti comunisti: non si era fatto che bollarli d'infamia in questo modo ed essi, spesso incapaci di sopportare più a lungo barbare torture, si erano autoaccusati (per ordine dei giudici istruttori, falsari investigativi) di ogni sorta di delitti mostruosi e inverosimili. La commissione ha presentato al presidium del Comitato centrale un materiale importante e documentato sulle repressioni in massa contro i delegati del XVII Congresso del partito e contro i membri del Comitato centrale eletti in quel congresso. Questo materiale è stato esaminato dal presidium del Comitato centrale.

È stato accertato che dei 139 membri e supplenti del Comitato centrale del partito, eletti al XVII Congresso, 98 erano stati arrestati e fucilati, cioè il 70% (per la maggior parte nel 1937-1938) (moto d'indignazione).

Qual' era la composizione del XVII Congresso? Si sa che l'ottanta per cento dei votanti del XVII Congresso aveva aderito al partito durante gli anni di co spirazione che precedettero la rivoluzione e durante la guerra civile, cioè prima del 1921; per quanto riguarda l'origine sociale, i delegati del congresso erano essenzialmente operai (60% dei votanti).

Era quindi inconcepibile che un congresso così composto eleggesse un Comitato centrale la cui maggioranza risultasse formata da nemici del partito. La sola ragione, per cui il 70% dei candidati eletti al XVII Congresso furono denunciati come nemici del partito e del popolo, fu che onesti comunisti furono calunniati, che le accuse portate contro di loro furono fabbricate e che la legalità rivoluzionaria fu gravemente violata.

Una sorte identica fu riservata non solo ai membri del Comitato centrale, ma anche alla maggioranza dei delegati del XVII Congresso; dei 1.966 delegati, con diritto di voto o di consulenza, 1.108, cioè chiaramente più della maggioranza, furono arrestati sotto l'accusa di delitti controrivoluzionari. Questo stesso fatto mostra come erano assurde e contrarie al buonsenso le accuse di attività controrivoluzionarie mosse, come si può giudicare oggi, contro la maggioranza dei partecipanti al XVII Congresso del partito (indignazione) [nota]. Dobbiamo ricordare che il XVII Congresso è passato alla storia come il "congresso dei vincitori". I delegati al congresso erano stati attivi artefici dell'edificazione del nostro stato socialista; molti di loro avevano sofferto e combattuto per la causa del partito durante gli anni prerivoluzionari, nell'illegalità e sui fronti della guerra civile; avevano combattuto il nemico con coraggio e spesso avevano veduto in viso la morte enote13. Come si può allora credere che persone simili avessero una "doppia faccia" e fossero passate nel campo dei nemici del socialismo nell'epoca che seguì la liquidazione politica dei seguaci di Zinoviev, di Trotsky, dei destri e dopo le grandi realizzazioni dell'edificazione socialista?

Era tutto ciò la conseguenza dell'abuso di potere da parte di Stalin, che cominciò a utilizzare il terrore di massa contro i quadri del partito.

Per quale ragione le repressioni di massa contro gli attivisti non cessarono di crescere dopo il XVII Congresso? Perché Stalin a quell'epoca si era talmente innalzato al disopra del partito e della nazione, che aveva cessato di prendere in considerazione il Comitato centrale o il partito. Mentre prima del XVII Congresso [nota] aveva sempre tenuto conto dell'opinione collegiale, dopo la totale liquidazione politica dei trotskisti, degli zinovievisti e dei bukhariniani, nel momento in cui questa lotta e le vittorie socialiste avevano condotto all'unità del partito, Stalin aveva cessato, in misura sempre maggiore, di tener conto dei membri del Comitato centrale del partito e perfino dei membri dell'Uffizio politico [nota]. Stalin pensava che poteva ormai risolvere da solo tutte le questioni con l'aiuto di compilatori di statistiche; trattava tutti gli altri in tal maniera che non potevano far altro che obbedirgli e incensarlo.

Dopo l'assassinio criminale di S. M. Kirov [nota] cominciarono le grandi repressioni in massa e le brutali violazioni della legalità socialista. La sera del 1. dicembre 1934, per iniziativa di Stalin (senza l'approvazione dell'Ufficio politico, che ne ebbe conoscenza per caso due giorni dopo) il segretario del presidium del Comitato centrale esecutivo, Enukidze [nota] firmava le seguenti direttive: enote14

  1. Si ordina agli organi investigativi di accelerare lo studio dei processi di coloro che sono accusati di preparazione o di esecuzione di atti terroristici.
  2. Si ordina agli organi giudiziari di non soprassedere, in vista di una eventuale decisione di grazia, all'esecuzione delle sentenze di morte, in casi di delitti di tale categoria, dato che il presidium del Comitato centrale esecutivo dell'U.R.S.S. non considera possibile accogliere petizioni di grazia enote15.
  3. Si ordina agli organi del Commissariato degli Affari interni di eseguire le sentenze di morte contro i criminali della categoria suddetta, subito dopo l'emissione della sentenza.

Tali direttive divennero la base per violazioni massicce della legalità socialista. Nel corso di numerosi processi prefabbricati, gli imputati venivano accusati della "preparazione" di atti terroristici; ciò li privava di ogni possibilità di riesame del loro processo, anche quando essi dichiaravano davanti al tribunale che le loro "confessioni" erano state estorte colla forza e quando, in maniera convincente, portavano la prova della falsità delle accuse elevate contro di loro.

Bisogna confessare che ancor oggi le circostanze dell'assassinio di Kirov nascondono molti elementi inesplicabili e misteriosi ed esigono un accurato esame [nota] enote16.

Vi è qualche ragione di credere che l'uccisore di Kirov, Nikolaiev, sia stato aiutato da una delle guardie del corpo incaricate di proteggere Kirov. Un mese e mezzo prima dell'uccisione, Nikolaiev era stato arrestato per il suo atteggiamento sospetto, ma era stato rilasciato, senza essere neppure perquisito. Il fatto che l'agente della Ceka, incaricato di proteggere Kirov, che doveva essere interrogato il 2 dicembre 1934, sia rimasto ucciso in un "incidente" automobilistico, mentre gli altri occupanti della vettura non riportarono ferite, costituisce una circostanza straordinariamente sospetta. Dopo l'assassinio di Kirov pene molto miti furono pronunciate contro gli alti funzionari della N.K.V.D. di Leningrado, ma nel 1937 essi furono fucilati. Si può supporre che essi sono stati giustiziati per far scomparire le tracce che avrebbero condotto agli organizzatori dell'omicidio di Kirov (movimenti nella sala) enote17.

Le repressioni in massa aumentarono enormemente a datare dalla fine del 1936. Un telegramma di Stalin e Zdanov, inviato da Sochi il 25 settembre 1936, era stato indirizzato a Kaganovic, Molotov ed altri membri dell'Ufficio politico. Il testo del telegramma era il seguente enote18: "Riteniamo assolutamente necessario ed urgente che il compagno Iezov venga nominato commissario del popolo per gli Affari interni. Iagoda [nota] ha definitivamente dato la prova di essere incapace di smascherare il blocco trotskista-zinovievista. La Ghepeù ha quattro anni di ritardo in questo affare [nota]. Ciò é stato osservato da tutti i militanti e dalla maggioranza dei rappresentanti della N.K.V.D." enote19.

Per parlare francamente, bisogna sottolineare che Stalin non aveva preso contatto con í militanti e che, per conseguenza, non poteva conoscerne le opinioni.

Questa frase staliniana che la "N.K.V.D. (sinonimo di Ghepeù) aveva quattro anni di ritardo" nell'applicazione della repressione in massa e che era necessario "riguadagnare" il lavoro perduto aveva spinto direttamente gli uomini della N.K.V.D. sulla via degli arresti e delle esecuzioni in massa.

Bisogna che noi diciamo che questa opinione era stata ugualmente imposta alla riunione plenaria del febbraio-marzo del Comitato centrale del Partito comunista (bolscevico) dell'Unione Sovietica del 1937. La seduta plenaria l'aveva approvata sulla base del rapporto di Iezov dal titolo: "Lezioni che procedono dall'attività nociva, dagli atti di diversione e dallo spionaggio degli agenti nippo-tedeschi-trotskisti".

Il rapporto dichiarava:

"Il plenum del Comitato centrale del Partito comunista (bolscevico) dell'Unione Sovietica considera che tutti i fatti rivelati dall'inchiesta condotta su un centro trotskista antisovietico e sui suoi adepti nelle province provano che il commissario del popolo dell'Interno ha avuto un ritardo di almeno quattro anni nel tentativo di smascherare i più inesorabili nemici del popolo" [nota].

A quell'epoca le repressioni in massa erano compiute sotto la parola d'ordine della lotta contro i trotskisti. Costituivano allora i trotskisti realmente un pericolo così grave per il nostro partito e lo stato sovietico? Bisogna ricordare che nel 1927, alla vigilia del XV Congresso, l'opposizione trotskista-zinovievista aveva raccolto solo 4.000 voti, mentre 724.000 si pronunciavano per la linea del partito. Durante í dieci anni trascorsi fra il XV Congresso e il plenum del febbraio-marzo del Comitato centrale, il trotskismo era stato completamente disarmato; molti vecchi trotskisti erano tornati sulle loro opinioni precedenti e lavoravano in campi diversi all'edificazione del socialismo. È chiaro che, data la vittoria socialista, non esisteva alcuna base per il terrore in massa nel paese.

Il rapporto di Stalin al plenum del febbraio-marzo 1937 del Comitato centrale, "Lacune nel lavoro e nei metodi del partito per la liquidazione dei trotskisti e degli altri praticanti il doppio gioco", conteneva un saggio di giustificazione teorica della politica del terrore in massa sotto il pretesto che quanto più si avanza verso il socialismo, tanto pii? la lotta di classe deve inasprirsi. Stalin affermava che tali erano gli insegnamenti della storia e di Lenin [nota].

In realtà, Lenin aveva insegnato che l'uso della violenza è reso necessario dalla resistenza delle classi sfruttatrici e ciò si riferiva all'epoca in cui le classi sfruttatrici esistevano ed erano potenti. Ma non appena la situazione politica della nazione migliorò, quando nel gennaio 1920 l'Armata rossa si impadronì di Rostov e riportò una vittoria molto importante su Denikin, Lenin diede istruzioni a Dzerginski di porre termine al terrore in massa e di abolire la pena di morte. Lenin aveva giustificato questo importante gesto politico dello stato sovietico con le seguenti parole nel suo rapporto alla seduta del Comitato centrale esecutivo del 2 febbraio 1920 enote20:

"Siamo stati costretti a ricorrere al terrore, considerato il terrorismo praticato dall'Intesa, quando grandi potenze mondiali hanno lanciato contro di noi le loro orde, non recedendo davanti ad alcun mezzo. Non saremmo resistiti due giorni, se non avessimo risposto senza pietà ai tentativi degli ufficiali e delle guardie bianche; ciò portava con sé l'uso del terrore, ma noi vi eravamo costretti dai metodi terroristici dell'Intesa.

Ma giunti a una vittoria decisiva, ancor prima della fine della guerra, subito dopo la presa di Rostov, abbiamo rinunciato alla pena di morte e abbiamo così provato che è nostra intenzione tradurre in atto un programma in conformità alle nostre promesse. Diciamo che l'applicazione della violenza è nata dalla decisione di ridurre all'impotenza gli sfruttatori, i grossi proprietari terrieri e i capitalisti; ma dal momento che ci siamo riusciti, abbiamo abbandonato l'uso di tutti i metodi eccezionali. Abbiamo provato ciò nella pratica" [nota] enote21.

Stalin si è allontanato da questi princìpi chiari e semplici posti da Lenin. Stalin ha impiegato il partito e la N.K.V.D. in un terrorismo generale, quando le classi sfruttatrici erano state liquidate nel nostro paese e non sussisteva alcuna seria ragione per tali provvedimenti repressivi.

Il terrore era infatti diretto non contro le rovine delle classi sfruttatrici vinte, ma contro lavoratori onesti del partito e dello stato sovietico; si elevavano contro di loro accuse menzognere, diffamatorie e assurde di "doppiezza", di "spionaggio", di "sabotaggio", di preparazione di "complotti" immaginari, ecc. Al plenum del Comitato centrale del febbraio-marzo 1937, parecchi membri si chiesero se fosse giusta la linea stabilita per la repressione in massa sotto il pretesto di combattere la "doppiezza". Il compagno Postychev [nota] espresse quei dubbi in modo assai chiaro, dichiarando enote22:

"Dopo matura riflessione, penso che gli anni duri di lotta sono terminati; i membri del partito che avevano "disertato" sono finiti o sono passati nel campo nemico; gli elementi sani hanno combattuto per il partito. Erano gli anni della industrializzazione e della collettivizzazione. Non ho mai creduto possibile che, trascorsa quella difficile epoca, Karpov e persone come lui si sarebbero trovati nel campo nemico (Karpov faceva parte del Comitato centrale dell'Ucraina e Postychev lo conosceva bene). E ora, secondo le testimonianze, apparirebbe che Karpov era stata reclutato dai trotskisti nel 1934.

Personalmente non credo che un membro onesto del partito, che ha condotto una lotta incessante contro i nemici, per il partito e per il socialismo, possa trovarsi nel 1934 nel campo nemico. Non lo credo... Non posso immaginare come sia possibile lavorare per il partito durante gli anni difficili e poi nel 1934 unirsi ai trotskisti. È una cosa bizzarra..." (movimenti).

Servendosi della formula di Stalin, cioè che quanto più ci si avvicina al socialismo, tanto maggiore è il numero dei nemici e appoggiandosi alla risoluzione del plenum del Comitato centrale del febbraio-marzo adottata sulla base del rapporto di Iezov, i provocatori che si erano infiltrati negli organi di sicurezza dello stato, d'accordo con i carrieristi senza coscienza, cominciarono a coprire col nome del partito il terrore in massa esercitato contro l'apparato, contro i quadri dello stato sovietico e i semplici cittadini. Basterà far notare che il numero degli arresti per delitti controrivoluzionari era decuplicato fra il 1936 e il 1937.

Si sa che dirigenti del partito sono stati vittime di cattivi trattamenti. Gli statuti del partito, approvati al XVII Congresso, erano basati sui principi leninisti espressi nel X Congresso. Essi stabilivano che per applicare una sanzione estrema come l'espulsione dal partito di un membro del Comitato centrale, di un supplente del Comitato stesso o di un membro della Commissione di controllo "è necessario convocare un plenum del Comitato centrale e invitare tutti i membri supplenti del Comitato centrale e tutti i membri della Commissione di controllo"; soltanto se i due terzi dei membri di questa assemblea generale dei dirigenti responsabili del partito lo giudicano necessario, si può procedere alla espulsione di un membro o Vi un supplente del Comitato centrale [nota].

La maggioranza dei membri e dei supplenti del Comitato centrale eletti al XVII Congresso e arrestati nel 1936-38 furono espulsi irregolarmente grazie a una interpretazione abusiva degli statuti del partito, perché il problema della loro espulsione non era mai stato esaminato dal plenum del Comitato centrale.

E quando si procedette all'esame dei casi di alcuni di coloro che erano stati qualificati "spie" e "sabotatori", si scoprì che i loro processi erano stati costruiti di sana pianta. Le confessioni di colpevolezza di molti di coloro che erano stati arrestati e accusati di attività ostili, erano state ottenute con l'aiuto di torture crudeli e inumane.

D'altra parte Stalin, come ci hanno detto membri' dell'Ufficio politico dell'epoca, si era ben guardato dal mostrare loro le dichiarazioni di tutti gli attivisti politici accusati, che ritrattarono davanti al tribunale militare chiedendo un esame obiettivo del loro caso. Vi erano state parecchie dichiarazioni di questo genere e nessuno dubita che Stalin ne avesse avuto conoscenza.

Il Comitato centrale considera assolutamente necessario far conoscere al congresso i molti "processi" così fabbricati contro i membri del Comitato centrale del partito eletti al XVII Congresso.

Un esempio di vile provocazione, di odiosa falsificazione e di criminale violazione della legalità rivoluzionaria è il processo dell'ex supplente dell'Ufficio politico del Comitato centrale, uno dei più nobili militanti del partito e del governo sovietico, il compagno Eiche [nota], che era membro del partito dal 1905 enote23.

Il compagno Eiche fu arrestato il 29 aprile 1938, sulla base di documenti calunniosi, senza il consenso del procuratore dell'U.R.S.S., consenso che venne soltanto quindici mesi dopo l'arresto. L'istruzione del processo di Eiche fu condotta in un modo che costituiva una violazione brutale della legalità sovietica ed era zeppa di deliberate falsificazioni. Eiche fu costretto sotto la tortura a firmare un verbale di confessioni antidatato preparato dai giudici istruttori, che l'accusava di attività antisovietica. Il 1 ottobre 1939 Eiche aveva inviato a Stalin una dichiarazione in cui negava categoricamente d'essere colpevole e domandava la revisione del processo. Nella dichiarazione scriveva; "Non vi è angoscia più amara che trovarsi nelle prigioni di un governo per il quale ci si è sempre battuti".

È stata conservata una seconda dichiarazione di Eiche, indirizzata a Stalin il 27 ottobre 1939. In questo documento egli ricostruisce i fatti e smentisce le accuse calunniose portate contro di lui. Dimostra che questa provocazione sarebbe stata, da una parte, l'opera di autentici trotskisti, di cui aveva approvato l'arresto come primo segretario del Comitato centrale della regione della Siberia occidentale e che avevano preparato la loro vendetta e, dall'altra, il risultato di una falsificazione indegna dei documenti da parte dei giudici istruttori. Nella sua dichiarazione Eiche scriveva:

"... Il 25 ottobre di quest'anno sono stato informato che l'inchiesta aperta sul mio caso era terminata e mi si è permesso di prendere conoscenza del materiale istruttorio. Se fossi stato colpevole di un centesimo soltanto dei delitti imputatimi, non avrei osato, sul punto di essere giustiziato, indirizzarvi quest'appello. Ma io non sono colpevole di una sola delle cose che mi si rimproverano; la mia coscienza è sgombra perfino dell'ombra di una bassezza. Mai nella mia vita vi ho detto una menzogna e perfino ora, che ho i piedi nella fossa, non mentisco. Il mio caso é un esempio tipico di provocazione, di calunnia, di violazione delle basi elementari della legalità rivoluzionaria.

"Le confessioni che sono state allegate al mio incartamento processuale non solo sono assurde, ma contengono anche alcune calunnie nei riguardi del Comitato centrale del Partito comunista (bolcevico) dell'Unione Sovietica e del Consiglio dei commissari del popolo, e ciò a proposito delle giuste risoluzioni prese: dal Comitato centrale e dal Consiglio dei commissari del popolo, risoluzioni prese d'altronde fuori della mia iniziativa e senza la mia partecipazione; esse vengono oggi presentate come atti ostili di organizzazioni controrivoluzionarie, compiute dietro mio suggerimento.

"Voglio parlare ora della parte più infame della mia vita e della mia grave colpevolezza nei riguardi del partito e nei vostri confronti. Tale è la confessione della mia attività controrivoluzionaria... La verità è questa: non potendo resistere alle torture a cui fui sottoposto da Uchakov e Nikolaiev - e in modo particolare dal primo, che sapeva che le mie costole spezzate non si erano ancora ben saldate e mi facevano terribilmente soffrire - sono stato obbligato ad accusarmi e ad accusare gli altri enote24.

"La maggior parte delle mie confessioni mi fu suggerita o dettata da Uchakov. Il resto proviene dai miei ricordi personali e si riferisce ai documenti della N.K.V.D, della Siberia occidentale; ne rivendico l'intera responsabilità. Se alcune parti della storia fabbricata da Uchakov e che io avevo firmato non collimavano fra loro, mi si obbligava a firmarne una nuova versione. Lo stesso accadde a Rukhimovic, che fu dapprima designato come membro dell'organizzazione di riserva e il cui nome scomparve più tardi, senza che venissi informato di nulla. Questo fu anche il caso del capo della rete clandestina, creata, secondo le loro affermazioni, da Bukharin nei 1935. Dapprima vi segnai il mio nome, poi mi si diede ordine di mettervi quello di Mezlauk. Vi furono altri incidenti del genere enote25.

Vi chiedo e vi supplico di voler esaminare bene nuovamente il mio caso. Vi domando questo non per salvare la mia vita, ma per smascherare la vile provocazione, che, basandosi in gran parte su una viltà e su criminali calunnie, si attacca, come un serpente a molti altri uomini. Non ho mai tradito né voi né il partito. So che sto per morire per le trame basse e tortuose di uomini che sono nemici del partito e del popolo e che hanno costruito di sana pianta questa provocazione contro di me".

Sembrerebbe che una dichiarazione così importante meritasse di essere esaminata dal Comitato centrale. Invece nulla fu fatto e la dichiarazione fu trasmessa a Beria, mentre il compagno Eiche, membro supplente dell'Ufficio politico, continuava a subire terribili torture.

Il 2 febbraio 1940 Eiche fu tradotto davanti al tribunale. Non vi fece alcuna confessione e così parlò:

"Nelle mie cosiddette confessioni non una sola parola è stata scritta da me, ad eccezione delle firme in calce ai verbali del processo, che mi sono state estorte con la violenza. Ho confessato sotto la pressione esercitata dal giudice istruttore, che non ha cessato di torturarmi dal giorno del mio arresto. Dopo di che ho cominciato a scrivere tutte queste assurdità... La cosa più importante per me è dire alla Corte, al partito e a Stalin che non sono colpevole. Non sono mai stato colpevole di alcuna cospirazione. Morrò credendo nella verità della politica del partito come vi ho creduto per tutta la mia vita".

Il 4 febbraio Eiche veniva giustiziato (movimento di indignazione). È stato definitivamente stabilito in seguito che l'affare Eiche era stato costruito di sana pianta. Eiche è stato riabilitato a titolo postumo.

Il compagno Rudzutak, membro supplente dell'Ufficio politico e membro del partito dal 1905, che passò dieci anni in un campo di lavori forzati zarista, ritrattò completamente davanti alla Corte le confessioni che gli erano state strappate con la forza [nota]. I verbali della seduta del collegio della Corte militare suprema contengono la seguente dichiarazione di Rudzutak enote26:

"... La sola richiesta che egli ha fatta al tribunale è che il Comitato centrale del Partito comunista (bolscevico) dell'Unione Sovietica venga informato che esi ste nell'ambito della N.K.V.D. un centro non ancora liquidato, che fabbrica artificiosamente processi e strappa confessioni agli innocenti; non vi è alcun mezzo per provare la propria non partecipazione a delitti, quando ci sono a testimoniare il contrario le confessioni di varie persone. I metodi istruttori sono tali che' obbligano le persone a mentire e a calunniare persone del tutto innocenti, oltre a quelle che sono già sotto accusa. Egli domanda alla Corte di essere autorizzato a informare il Comitato centrale del Partito comunista (bolscevico) dell'U.R.S.S. di tutti questi fatti per iscritto. Dà assicurazione al tribunale che non ha mai concepito personalmente disegni criminosi contro la politica del nostro partito in tutti i settori dell'attività economica e culturale".

Non fu tenuto alcun conto della dichiarazione di Rudzutak, benché egli fosse l'ex capo della Commissione centrale di controllo, creata in conformità ai suggerimenti di Lenin per mantenere l'unità del partito... In questo modo fu colpito il capo di quell'autorevole organo, vittima di un arbitrio bestiale; non fu nemmeno convocato davanti all'Ufficio politico del Comitato centrale, perché Stalin non voleva parlargli. La sentenza contro di lui fu emessa in 20 minuti ed egli venne giustiziato (indignazione).

Dopo un esame attento del caso, nel 1955, è stato stabilito che l'accusa contro Rudzutak era menzognera ed era basata su documenti calunniosi. Rudzutak è stato riabilitato a titolo postumo.

Si può giudicare del modo con cui gli ex funzionari della N.K.V.D. fabbricavano "centri antisovietici" e "blocchi" diversi, ricorrendo a metodi provocatori, sulla base della confessione del compagno Rozenblum, membro del partito dal 1906, che fu arrestato nel 1937 dalla N.K.V.D. di Leningrado [nota] enote27.

Durante l'esame, nel 1955, del caso Komarov, Rozenblum ha rivelato i seguenti fatti: quando fu arrestato, nel 1937, fu sottoposto a terribili torture, per cui fu costretto a confessioni menzognere che implicavano con lui diverse persone. Fu allora condotto nell'ufficio di Zakovski [nota] che gli offrì la libertà a condizione che egli facesse in tribunale false confessioni di "sabotaggio", spionaggio e diversione, svolti da lui alle dipendenze di un centro terroristico di Leningrado, in conformità a un falso architettato nel 1937 dalla N.K.V.D. (movimenti). Con un cinismo incredibile Zakovski gli aveva spiegato come si fabbricavano "complotti antisovietici" enote28.

"Per illustrare la sua esposizione - ha dichiarato Rozenblum - Zakovski mi ha proposto parecchie possibili varianti dell'organizzazione di questo centro e delle sue ramificazioni. Dopo avermene spiegata con particolari la struttura, Zakovski mi ha dichiarato che la N.K.V.D. avrebbe preparato il processo contro questo centro, aggiungendo che il giudizio sarebbe stato pubblico.

"Davanti al tribunale dovevano essere condotti quattro o cinque membri del centro: Ciudov, Ugarov, Smorodin, Pozern, Ciapochnikova (la moglie di Ciudov) e altri, insieme con due o tre membri delle sue ramificazioni... enote29

"... Bisogna che il processo del centro di Leningrado poggi su solide basi e per questo occorrono testimoni. L'origine sociale (il loro passato, evidentemente) e la posizione nel partito dei testimoni saranno particolarmente considerate.

"Tu stesso, mi disse Zakovski, non avrai bisogno di inventare nulla. La N.K.V.D. ti preparerà un progetto per ciascuna delle ramificazioni del centro; dovrai studiarlo con cura e ricordare bene tutte le domande che potrà rivolgerti il tribunale e le risposte. L'affare sarà maturo fra quattro o cinque mesi, forse sei. Durante questo tempo ti preparerai per non guastare le cose per il processo e per te stesso. Il tuo avvenire dipende dal buon funzionamento e dai risultati del processo. Se cominci a mentire e a testimoniare in senso contrario, tanto peggio per te. Se "tieni duro" salverai la pelle e sarai nutrito e vestito a spese del governo fino alla tua morte".

Ecco il genere di cose abiette che erano allora praticate (movimenti).

La falsificazione dei processi era praticata in proporzione ancora maggiore nelle province. Il comando della N.K.D.V. dell' "oblast" (regione amministrativa) di Sverdlov "aveva scoperto" il cosiddetto "stato maggiore dell'insurrezione nell'Ural" - organizzazione del blocco dei destri, dei trotskisti, dei socialisti rivoluzionari, degli ecclesiastici - il cui presunto capo sarebbe stato il segretario del Comitato del partito dell' "oblast" di Sverdlov, membro del Comitato centrale del P.C. (b) dell'U.R.S.S., Kabakov [nota], membro del partito dal 1914. Secondo i fascicoli dell'istruttoria sarebbero esistite in quasi tutti i "Krai" (circoscrizioni), gli "oblasti" e le repubbliche organizzazioni di destra e trotskiste di spionaggio, di terrore, di diversione e di sabotaggio, che generalmente e per ragioni sconosciute erano dirette dai primi, segretari locali o dei Comitati centrali del P.C. degli "oblasti" o delle repubbliche (Movimenti) enote30. Molte migliaia di comunisti onesti e innocenti sono morti per effetto di queste mostruose falsificazioni, in ragione del fatto che si accettava ogni sorta di "confessioni" calunniose e in conseguenza della pratica che consisteva nell'imporre confessioni e accuse.

Allo stesso modo furono fabbricati i processi contro eminenti servi tori del partito e dello stato, come Kossior [nota], Ciubar, Postychev [nota], Kossarev [nota], e altri enote31. Per anni fu poggiava su nulla di tangibile e che decimò i quadri messa in opera una repressione massiccia, che non del partito. Si ammetteva la condannabile pratica di far preparare dalla N.K.V.D. liste di accusati, i cui casi erano sottoposti al tribunale militare e le cui sentenze erano preparate a priori. Iezov inviava le liste a Stalin personalmente, perché egli approvasse le pene proposte. Nel 1937-1938, 383 di queste liste, che contenevano i nomi di parecchie migliaia di membri del partito, dei soviet, dei komsomol, dell'esercito e dell'economia erano state inviate a Stalin e avevano ottenuto la sua approvazione enote32.

Una gran parte di questi processi è ora in corso di revisione e molti di essi sono stati cassati, perché intaccati d'arbitrio e di falsi. Basta dire che dal 1954 ai nostri giorni il Collegio militare della Corte suprema ha riabilitato 7.679 persone, di cui molte a titolo postumo enote33.

Gli arresti in massa di funzionari del partito, dei soviet, dell'economia e dell'esercito hanno fatto un male enorme al nostro paese e alla causa del progresso socialista. La repressione in massa ha avuto un'influenza negativa sulle condizioni politiche e morali del partito; ha creato una situazione d'incertezza, contribuendo alla diffusione di sospetti dannosi e seminando la diffidenza fra i comunisti. Diffamatori e carrieristi di ogni tipo sfoggiavano la loro attività.

Le risoluzioni del plenum del gennaio 1938 del Comitato centrale del P. C. (b) dell'Unione Sovietica avevano in una certa misura migliorato le organizzazioni del partito. Ma anche nel 1938 c'è stata una larga repressione [nota] enote34.

Solo perché il nostro partito dispone di una tale potenza politica e morale, gli è stato possibile sopravvivere agli avvenimenti scabrosi del 1937-38 e procedere all'educazione di nuovi quadri. Ma non v'è tuttavia alcun dubbio che la nostra marcia in avanti verso il socialismo e verso la preparazione della difesa del paese avrebbe avuto maggior successo; se non vi fossero state le perdite enormi di quadri subite per effetto delle massicce repressioni infondate e menzognere del 1937-1938.

A ragione noi accusiamo Iezov delle pratiche ignobili del 1937 [nota]. Ma dobbiamo rispondere a queste domande: avrebbe potuto Iezov, per esempio, arrestare Kossior all'insaputa di Stalin? Vi è stato uno scambio di vedute o una decisione dell' Ufficio politico a questo proposito? No. Nora v'è stato, come non v'è stato in altre circostanze del genere, Avrebbe potuto Iezov decidere questioni così importanti come la sorte di tali personalità del partito? No. Sarebbe dar prova di ingenuità considerare tutto ciò come opera del solo Iezov. È chiaro che la decisione in materia fu presa da Stalin e che, senza i suoi ordini e senza il suo consenso, Iezov non avrebbe mai potuto agire così.

Abbiamo esaminato i casi e proceduto alle riabilitazioni di Kossior, Rudzutak, Postychev, Kossarev e altri [nota]. Quali furono le ragioni del loro arresto e della loro condanna? L'esame delle testimonianze prova che non ve n'erano.. Come molti altri, essi erano stati arrestati all'insaputa del procuratore generale. In una tale situazione non v'era bisogno di autorizzazione, perché quale sorta di autorizzazione poteva essere richiesta, quando Stalin decideva tutto da solo? In questi casi egli stesso era il procuratore generale. Non solamente Stalin approvava gli arresti, ma di sua propria iniziativa spiccava mandati di cattura. Bisogna che queste cose siano dette, affinché i delegati al Congresso possano giudicare da loro, con piena conoscenza di causa e tirare le conclusioni convenienti.

I fatti provano che parecchi abusi sono stati commessi per ordine di Stalin in violazione delle norme del partito e della legalità sovietica. Stalin era un uomo molto diffidente, morbosamente sospettoso; il nostro lavoro con lui ce l'aveva insegnato. Era capace di guardare qualcuno e di dirgli: "Perché il vostro sguardo è così sfuggente oggi?" o: "Perché distogliete gli occhi oggi ed evitate di guardarmi in faccia?". Questo sospetto morboso generava in lui una diffidenza verso tutti, perfino verso eminenti lavoratori del partito che egli conosceva da anni, Dovunque e in ogni cosa egli vedeva "nemici", "persone con doppio volto", "spie".

Possedendo un potere illimitato, si abbandonava all'arbitrio e annientava le persone moralmente e fisicamente. Ne derivava che nessuno poteva esprimere la propria opinione. Quando Stalin diceva che questo o quello doveva essere arrestato, bisognava ammettere sulla parola che si trattava di un "nemico del popolo". E la cricca di Beria, responsabile degli organi di sicurezza dello stato, andava a gara per provare la colpevolezza degli arrestati e la validità dei documenti che essa falsificava. E quali prove erano offerte? erte? Le confessioni dei detenuti. I giudici inquirenti prendevano queste confessioni sul serio. E come può un uomo confessare delitti che non ha commesso? In un solo modo: in seguito all'applicazione dei metodi di pressione fisica, di torture, che conducono a uno stato di incoscienza, di crollo intellettuale, di privazione della dignità umana. Così si ottenevano le "confessioni".

Quando l'ondata degli arresti in massa cominciò a calmarsi nel 1939 e i leaders delle organizzazioni territoriali del partito si misero ad accusare i membri della N.K.V.D. di usare pressioni fisiche sui detenuti, Stalin indirizzò, il 20 gennaio 1939, un messaggio in codice ai segretari degli Oblasti e dei Krai, ai Comitati centrali dei partiti comunisti delle repubbliche, ai commissari del popolo per gli Affari Interni e ai capi delle organizzazioni della N.K.V.D. [nota]. Il telegramma diceva: enote35

"Il Comitato centrale del Partito comunista (b) dell'Unione Sovietica spiega che l'applicazione dei metodi di pressione fisica praticata dalla N.K.V.D. è permessa dal 1937, secondo l'autorizzazione del Comitato centrale dei partiti comunisti (bolscevichi) di tutta la Repubblica... È noto che tutti i servizi borghesi di controspionaggio usano metodi di influenza fisica contro i rappresentanti del proletariato socialista e che li applicano nelle forme più scandalose. Si pone il problema di sapere perché i servizi socialisti di controspionaggio dovrebbero mostrarsi più umani contro gli agenti frenetici della borghesia, contro i nemici mortali della classe operaia e dei lavoratori dei kolkhoz. Il Comitato centrale del Partito comunista (bolscevico) dell'Unione Sovietica considera che la pressione fisica dovrebbe essere ancora impiegata obbligatoriamente, a titolo d'eccezione, nei riguardi di nemici notori e ostinati del popolo, come un metodo nello stesso tempo giustificabile e appropriato".

Così Stalin aveva approvato a nome del Comitato centrale del Partito comunista dell'Unione sovietica la più brutale violazione della legalità socialista, la tortura e l'oppressione, che portarono, come abbiamo visto, alle confessioni degli innocenti e alla loro condanna a morte.

Recentemente - solo alcuni giorni prima dell'attuale congresso - ci siamo recati alla sessione del presidium del Comitato centrale e abbiamo interrogato il giudice istruttore Rodos, che a suo tempo aveva curato gli interrogatori di Kossior, Ciubar e Kossarev [nota]. È un criminale senza cervello e completamente amorale. E quest'uomo decideva la sorte dei migliori militanti del partito; egli emetteva anche giudizi che riguardavano l'aspetto politico di tali casi, perché, avendo stabilito il "crimine", si occupava di fornire, come pezze d'appoggio, documenti da cui si potevano trarre importanti illazioni di carattere politico enote36.

A questo punto si pone la domanda: poteva un uomo di un simile livello intellettuale condurre da solo un'inchiesta capace di provare la colpevolezza di persone come Kossior e altri? No, senza speciali direttive non lo avrebbe potuto fare. Durante la sessione del presidium del Comitato centrale egli ci ha detto:

"Mi dissero che Kossior e Ciubar erano nemici del popolo e per questo motivo, essendo io giudice istruttore, dovevo farglielo confessare" (segni di indignazione). Non poteva riuscirci che con torture prolungate e questo egli fece secondo le particolareggiate istruzioni di Beria. Dobbiamo dire che nella sessione del presidium del Comitato centrale egli dichiarò cinicamente:

"Pensavo di eseguire gli ordini del partito". In tal modo gli ordini di Stalin per l'impiego dei metodi di pressione fisica sugli arrestati erano messi in pratica.

Questi e molti altri fatti mostrano che tutte le norme dettate per la soluzione corretta dei problemi nell'ambito del partito erano ridotte a nulla e che tutto dipendeva dal capriccio di un solo uomo.

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