www.ebbemunk.dkarrowIl Rapporto Krusciov (1956)

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La Grande Guerra Patriottica

La potenza accumulata nelle mani di un solo uomo, Stalin, portò durante la grande guerra patriottica a gravi conseguenze.

In molti dei nostri romanzi, film e studi storici "scientifici" la parte avuta da Stalin nella guerra patriottica è esagerata in modo inverosimile. Stalin avrebbe previsto ogni cosa. L'esercito sovietico, sulla base di un piano che Stalin aveva da lungo tempo preparato, avrebbe adottato la cosiddetta tattica della "difesa attiva", tattica che, come tutti sanno, ha permesso ai Tedeschi di arrivare alle porte di Mosca e di Stalingrado. Si afferma che solo per i sistemi dovuti al genio di Stalin l'Armata rossa poté passare all'offensiva e vincere il nemico. L'epopea vittoriosa che dimostrò la potenza combattiva della patria dei soviet e del suo eroico Popolo in questo genere di romanzi, di film e di studi storici viene attribuita al solo genio strategico di Stalin enote37.

È necessario analizzare attentamente L'argomento, perché ha un'importanza notevole non solo dal punto di vista storico, ma specialmente dal punto di vista Politico, educativo e pratico.

Quali sono nel caso particolare i fatti?

Prima della guerra la nostra stampa e tutto il nostro lavoro politico-educativo erano caratterizzati da un atteggiamento di vanteria; si provi un nemico a violare il sacro suolo sovietico, ad ognuno dei suoi colpi risponderemo con tre; e noi batteremo il nemico sul suo stesso terreno, riportando la vittoria senza subire gravi perdite [nota]. Ma ognuna di queste dichiarazioni non trovava il suo fondamento su fatti concreti, che garantissero sul serio l'inviolabilità delle nostre frontiere.

Durante e dopo la guerra Stalin ha avanzato la tesi secondo cui la tragedia vissuta dalla nostra nazione nella prima fase del conflitto era il risultato di un "attacco inaspettato" dei Tedeschi contro l'Unione Sovietica [nota]. Ma, compagni, ciò è completamente falso. Appena Hitler conquistò ira Germania il potere, si assegnò anche il compito di liquidare il comunismo. I fascisti lo proclamavano apertamente senza nemmeno prendersi cura di nascondere i loro piani.

Per conseguire questi fini aggressivi, ogni specie di patto e di blocco fu attuato, come il famoso asse Berlino-Roma-Tokio. Molti fatti del periodo prebellico dimostrano che Hitler non aveva altro fine che quello di battersi contro lo stato sovietico e che aveva concentrato potenti forze militari e unità blindate a ridosso della frontiera sovietica. Documenti pubblicati più tardi provano che il 3 aprile 1941 Churchill [nota], per mezzo del suo ambasciatore nell'U.R.S.S. Stafford Cripps [nota], aveva informato Stalin che i Tedeschi stavano Procedendo a un concentramento di truppe nell'intento di attaccare il nostro paese enote38.

È ovvio che Churchill non agiva così per un sentimento d'amicizia verso la nazione sovietica. Egli perseguiva le proprie mire imperialistiche: condurre la Germania e l' U.R.S.S. a un conflitto sanguinoso e rafforzare in tal modo l'impero britannico [nota] . Nondimeno Churchill affermava nei suoi messaggi che egli cercava di "metterlo in guardia e richiamare la sua attenzione sul pericolo che lo minacciava". Churchill insistette a più riprese su questo punto nei suoi dispacci del 18 aprile e dei giorni seguenti. Ciò nonostante, Stalin non si curò di questi avvertimenti. Quel che è peggio, ordinò di non prestar fede a simili informazioni per non provocare l'inizio di operazioni militari.

Ma la verità è che informazioni riguardanti la minaccia di un'invasione armata tedesca del territorio sovietico arrivavano anche dalle nostre fonti militari e diplomatiche; tuttavia, poiché era noto che l'autorità superiore era contraria a tali indicazioni, se ne mandavano i dati timorosamente, circondandoli di formule di riserva.

Per esempio le informazioni spedite da Berlino il 6 maggio 1941 dall'addetto militare sovietico, capitano Vorontsov, dicevano:

"Il cittadino sovietico Bozer... ha segnalato al vice addetto navale che, secondo una dichiarazione di un certo ufficiale tedesco del Quartier generale di Hitler, la Germania si prepara ad invadere l' U.R.S.S. il 14 maggio, attraverso la Finlandia, i Paesi Baltici e la Lettonia. Nello stesso tempo Mosca e Leningrado saranno sottoposte a incursioni aeree massicce e gruppi di paracadutisti verranno lanciati sulle città di frontiera..." enote39.

Nel suo rapporto del 22 maggio 1941 il vice addetto militare a Berlino, Khlopov, comunicava che "l'attacco tedesco, a quanto pare, è previsto per il 15 giugno, ma è possibile che abbia inizio nei prima giorni del mese... " enote40.

Un cablogramma della nostra ambasciata a Londra, in data 18 giugno 1941, diceva: "Per il momento Cripps è fermamente convinto dell'inevitabilità di un conflitto armato fra la Germania e l' U.R.S.S., che comincerà al più tardi verso la metà di giugno. Secondo Cripps, i Tedeschi hanno attualmente concentrato 147 divisioni (comprese aviazione e unità di trasporto) a ridosso delle frontiere sovietiche" enote41.

Nonostante questi avvertimenti particolarmente gravi, non si prendevano i provvedimenti necessari per preparare il paese alla difesa e per preservarlo dal pericolo di essere colto alla sprovvista.

Avevamo il tempo e la possibilità di compiere questi preparativi? Sì, avevamo tempo e possibilità. La nostra industria era già così forte da poter fornire completamente all'esercito sovietico tutto ciò di cui aveva bisogno. Ne è prova il fatto seguente: durante la guerra, benché avessimo perduto quasi la metà della nostra industria e regioni importanti per la produzione industriale e agricola, per effetto dell'occupazione nemica dell'Ucraina, del Caucaso settentrionale e di altre zone occidentali del paese, la nazione sovietica poté ugualmente organizzare la produzione bellica nelle parti orientali del paese, trasferendovi il materiale ritirato dalle regioni industriali occidentali, e poté procurare alle nostre forze armate tutto ciò che loro occorreva per annientare il nemico enote42.

Se la nostra industria fosse stata mobilitata in modo adeguato e in tempo opportuno per fornire all'esercito il materiale necessario, le nostre perdite belliche sarebbero state nettamente inferiori. Ma questa mobilitazione non fu iniziata a tempo. Fin dai primi giorni della guerra era evidente che il nostro esercito era mal equipaggiato, che non avevamo abbastanza artiglieria, carri armati e aeroplani per respingere il nemico.

La scienza e la tecnologia sovietiche avevano prodotto, prima della guerra, eccellenti modelli di carri armali e di pezzi d'artiglieria. Ma non fu organizzata la produzione in serie di tali modelli e in realtà noi avevamo cominciato a modernizzare il nostro equipaggiamento militare solo alla vigilia della guerra. Il risultato fu che al momento dell'invasione nemica non disponevamo più del vecchio materiale precedentemente impiegato nella produzione bellica, né del nuovo materiale previsto dalle nuove fabbricazioni. La situazione era specialmente cattiva per la D.E.A. Non avevamo più organizzato la produzione di munizioni anticarro. Molte regioni fortificate si rivelarono al primo attacco impossibili da difendere, perché il vecchio armamento era stato evacuato e quello nuovo non era ancora disponibile [nota].

Questa costatazione non riguardava soltanto, ahimè!, i carri armati, l'artiglieria e gli aeroplani. All'inizio della guerra eravamo privi anche di un numero di fucili sufficiente ad armare gli effettivi mobilitati. Mi ricordo di aver in quei giorni telefonato da Kiev al compagno Malenkov e di avergli detto:

"Abbiamo nel nuovo esercito volontari che domandano armi. Mandatecene" enote43.

Malenkov mi rispose:

"Non possiamo mandarvi armi. Tutti i nostri fucili vanno a Leningrado e voi dovete armarvi da soli" [nota] (Agitazione nell'aula).

Questa era la situazione degli armamenti. Non possiamo, per esempio, dimenticare l'episodio seguente. Poco tempo prima che l'Unione Sovietica venisse invasa dai Tedeschi, Korponos, capo del distretto militare speciale di Kiev (più tardi fu ucciso al fronte), scrisse a Stalin che l'esercito tedesco era arrivato al fiume Bug, che si stava preparando a un attacco e avrebbe probabilmente iniziato un'offensiva a breve scadenza.

In simili circostanze Korponos proponeva che si organizzasse una vigorosa difesa, e suggeriva che 300.000 persone fossero evacuate dalle regioni di frontiera e che numerose opere di difesa venissero apprestate in queste regioni: fosse anticarro, trincee per soldati, ecc enote44.

Mosca rispose a questa proposta che un simile gesto avrebbe avuto un sapore provocatorio, che alle frontiere non bisognava dare inizio a nessuna opera difensiva, né fornire ai Tedeschi il più piccolo pretesto per intraprendere un'azione militare contro dì noi [nota]. Per questo le nostre frontiere non furono fortificate in modo da poter respingere il nemico.

Quando le armate fasciste ebbero effettivamente effettivamente invaso il territorio sovietico e le operazioni militari ebbero inizio, Mosca dette l'ordine di non rispondere al tiro tedesco. Perché? Perché Stalin, a dispetto dell'evidenza, pensava che la guerra non fosse ancora cominciata, che si trattasse solo di un'azione provocatoria da parte di unità indisciplinate dell'esercito tedesco e che la nostra reazione avrebbe potuto offrire ai Tedeschi un motivo per passare veramente all'attacco.

L'episodio seguente è ugualmente noto. Alla vigilia dell'invasione del territorio sovietico da parte dell'esercito hitleriano; un cittadino tedesco attraversò la frontiera e ci informò che l'esercito tedesco aveva ricevuto l'ordine di lanciare l'offensiva contro l'Unione Sovietica nella notte del 22 giugno alle ore 3. Stalin ne fu immediatamente informato, ma anche questo avvertimento venne ignorato.

Come vedete, fu ignorata ogni cosa: gli avvertimenti di alcuni comandanti, le dichiarazioni di disertori nemici e perfino l'apertura delle ostilità da parte del nemico. È questo un esempio della vigilanza che si deve esigere da un capo del partito e dello Stato in un momento storico particolarmente decisivo?

E quali furono i risultati di questo atteggiamento di trascuratezza, di questo disprezzo dei fatti più evidenti? Il risultato fu che fin dai primi giorni, fin dalle prime ore, il nemico ha distrutto nelle nostre regioni di frontiera gran parte della nostra aviazione, dell'artiglieria e del materiale militare, ha annientato una gran parte dei nostri quadri e disorganizzato il nostro comando. Per questo non potemmo impedirgli di penetrare in profondità nel paese [nota].

Conseguenze gravissime, soprattutto nei primi giorni di guerra, risultarono dallo sterminio ordinato da Stalin di numerosi capi militari e di militanti politici tra il 1937 e il 1941 e tutto ciò fu causato dal suo carattere sospettoso e in virtù di accuse menzognere. Nel corso di quegli anni la repressione fu condotta contro molti quadri militari, incominciando dal livello dei comandanti di compagnia e di battaglione e arrivando fino alle sfere più elevate [nota]. In quell'epoca quasi tutti i capi che avevano acquisito un'esperienza miliare in Spagna e in Estremo Oriente furono liquidati [nota] enote45.

Questa politica di vasta repressione contro i quadri militari ebbe anche il risultato di minare la disciplina, perché per anni si era insegnato agli ufficiali di ogni grado e anche ai soldati, nel partito e nelle cellule della gioventù comunista, a "smascherare" i superiori se nemici nascosti. (Agitazione). È naturale che tutto questo abbia avuto una influenza negativa sul morale delle truppe nel primo periodo di guerra.

Ora, come sapete, prima della guerra noi avevamo eccellenti quadri militari che erano, senza il minimo dubbio, fedeli al partito e alla patria, Basti dire che quelli di loro, che sopravvissero alle crudeli torture a cui furono sottoposti nelle prigioni, si sono dimostrati fin dai primi giorni di guerra autentici patriotti e si sono battuti eroicamente per la gloria del paese. Il mio pensiero va a compagni come Rokossovsky, che, come ben sapete, subì la prigione, come Gorbatov, Meretskov, delegato al Congresso, Poklas, un eccellente comandante morto al fronte, e molti altri [nota]. Tuttavia molti comandanti perirono nei campi e nelle prigioni e l'esercito non li riebbe mai più nelle sue file enote46.

Tutto ciò condusse alla situazione esistente all'inizio della guerra e che fu una grande minaccia per il nostro paese.

Sarebbe un errore dimenticare che, dopo le prime disfatte e i primi disastri al fronte, Stalin pensò che era venuta la fine. In un discorso tenuto in quei giorni egli dichiarò: "Tutto ciò che Lenin aveva creato noi l'abbiamo perduto per sempre" [nota] enote47.

Dopo di ciò Stalin si astenne per lungo tempo dal dirigere le operazioni militari e smise di occuparsi di qualunque cosa. Riprese la direzione attiva solo dopo aver ricevuto la visita di alcuni membri dell'Ufficio politico, che si recarono da lui per dirgli che era necessario prendere immediatamente provvedimenti per migliorare la situazione al fronte enote48.

Il pericolo minaccioso sospeso sulla nostra patria nel primo periodo della guerra era dunque dovuto in gran parte ai metodi sbagliati impiegati da Stalin nel dirigere la nazione e il partito. Questo per quel che riguarda l'inizio della guerra e l'estrema disorganizzazione del nostro esercito, che fu causa di perdite tanto gravi. Ma per molto tempo ancora il nervosismo e l'isteria, di cui Stalin dava prova opponendosi a operazioni militari efficaci, continuarono a pesare in modo considerevole sulla bilancia.

Stalin era ben lungi dal capire la reale situazione che si era creata al fronte. Era un fatto naturale, perché durante tutta la guerra patriottica non aveva mai visitato un settore del fronte o una città liberata, se si eccettua il breve giro da lui fatto sulla strada di Mozaisk, in un periodo in cui il fronte era stabilizzato [nota]. A questo episodio furono consacrate numerose opere letterarie, piene di fantasie di ogni sorta, e altrettanti quadri. Stalin si immischiava nelle operazioni e diramava ordini che non tenevano alcun conto della situazione reale in un dato punto del fronte e che non potevano tradursi se non in immense perdite di effettivi.

A questo proposito mi permetterà di ricordare un fatto caratteristico, che illustra il modo in cui Stalin dirigeva le operazioni sul fronte. Tra i partecipanti al congresso c'è il maresciallo Bagramian, che comandò le operazioni al Quartier generale del fronte sud-ovest e che può confermare quanto sto per dirvi [nota] enote49.

Quando la situazione si fece eccezionalmente grave per tutto il nostro esercito nella regione di Kharkov, risolvemmo ragionevolmente di abbandonare un'operazione il cui obbiettivo era l'accerchiamento di Kharkov. E ciò perché la situazione esistente in quel momento avrebbe portato conseguenze fatali all'esercito, se l'operazione fosse stata proseguita. Ne informammo Stalin, facendogli presente che la situazione esigeva una modifica dei piani operativi, onde impedire al nemico di annientare il grosso delle nostre truppe.

Contrariamente al buonsenso, Stalin respinse il nostro suggerimento e dette ordine di proseguire l'operazione per l'accerchiamento di Kharkov, benché molti concentramenti- militari fossero in quel momento essi stessi minacciati di accerchiamento e quindi di annientamento [nota].

Telefonai a Vassilevsky e gli dissi:

"Alessandro Mikailovich, Prendete una carta (Vassilevsky era presente) e spiegate al compagno Stalin la situazione".

Bisogna tener presente che Stalin preparava i suoi piani su di un mappamondo (movimenti in sala). Sì, compagni, egli segnava la linea del fronte sul mappamondo enote50. Dissi al compagno Vassilevsky:

"Fategli vedere su una carta com'è la situazione: nelle condizioni attuali non possiamo più continuare le operazioni previste. Nell'interesse della causa occorre modificare quanto era stato deciso".

Vassilevsky rispose che il problema era già stato studiato da Stalin e che egli non era più disposto a parlargli di questo argomento, perché Stalin non ne voleva più discutere [nota].

Dopo la mia conversazione con Vassilevsky, telefonai a Stalin nella sua villa. Ma Stalin non rispose al telefono; all'apparecchio venne Malenkov. Dissi al compagno Malenkov che telefonavo dal fronte e che desideravo parlare personalmente con Stalin. Stalin mi fece sapere, per mezzo di Malenkov, che potevo rivolgermi a quest'ultimo. Insistetti di nuovo che desideravo informare personalmente Stalin della grave situazione creatasi. Ma Stalin non giudicò utile prendere in mano il ricevitore e per la seconda volta mi fece sapere che dovevo indirizzarmi a lui attraverso Malenkov, quantunque egli si trovasse a due passi di distanza dall'apparecchio.

Dopo aver "ascoltato" in questo modo le nostre ragioni, Stalin disse: "Non cambiate nulla di quello che è stato deciso".

Quale fu il risultato di tutto ciò?

Il peggiore che ci potessimo aspettare. I Tedeschi accerchiarono i nostri concentramenti di truppe e noi perdemmo in quel modo centinaia di migliaia di soldati.

Questo è "il genio" militare di Stalin. Questo quel che ci è costato (emozione) enote51.

Dopo la guerra, in una riunione alla quale partecipavano Stalin e alcuni membri dell'Ufficio politico, Anastasio Ivanovich Mikoian disse che Krusciov doveva aver avuto ragione, quando telefonò per quella operazione militare di Kharkov e deplorò che quel suggerimento non fosse stato accolto [nota] enote52.

Dovreste aver visto in quel momento il furore da cui fu preso Stalin. Come si poteva supporre per un momento che' lui si fosse ingannato? Non era egli forse un "genio"? E un genio può solo aver ragione! Tutti possono sbagliare, ma Stalin pensava, di non sbagliare mai e di essere sempre nel giusto. Egli non ha mai ammesso davanti a chicchessia di aver commesso un errore, piccolo o grande, quantunque sia spesso andato fuori strada sia in teoria che in pratica. Quando il Congresso del partito sarà finito, dovremo probabilmente esaminare molte operazioni militari del tempo di guerra e presentarle nella loro giusta luce [nota].

La tattica cui si atteneva Stalin, pur non avendo familiarità con la condotta delle operazioni militari, ci è costata molto sangue, fino a quando non riuscimmo fermare il nemico e a riprendere l'offensiva.

I militari non ignorano che, a cominciare dalla fine del 1941, invece di scatenare grandi manovre operative che avrebbero preso il nemico di fianco e avrebbero permesso di penetrare nelle sue retroguardie, Stalin chiedeva che si procedesse ad incessanti attacchi frontali e che si riprendesse un villaggio dopo l'altro. Questa tattica ci costò gravi perdite, fino a quando i nostri generali, sui quali ricadeva tutto il peso della condotta della guerra, riuscirono a rovesciare la situazione e a passare a operazioni più flessibili, che produssero un immediato miglioramento [nota].

La cosa più vergognosa è che, dopo la nostra grande vittoria sul nemico conquistata a così caro prezzo, Stalin non esitò a degradare molti comandanti, che ad essa avevano contribuito, perché non poteva ammettere la possibilità che servigi resi al fronte potessero andare a onore di altri, che non fosse lui.

Stalin si inquietava per l'opinione che si aveva sul compagno Zukov come capo militare. Su questo argomento chiese spesso la mia opinione. Io gli rispondevo: "Conosco Zukov da molto tempo; è un buon generale e un buon soldato" enote53.

Dopo la guerra Stalin si lasciava andare a discorsi assurdi sul conto di Zukov. Per esempio, diceva:

"Voi dite meraviglie di Zukov, ma non le merita. Sembra che Zukov, prima di iniziare un'operazione, si affidasse alla sorte: prendeva una manciata di terra, la annusava e dichiarava: "Possiamo incominciare l'attacco ", o al contrario "L'operazione prevista non si può fare "". Io allora gli rispondevo: "Compagno Stalin, non so chi abbia inventato questa storia, ma essa non è vera". È possibile che Stalin stesso abbia inventato tutto ciò, col proposito di minimizzare la parte e il talento militare del maresciallo Zukov [nota].

Stalin teneva molto a farsi passare per un grande capo militare. In diversi modi si sforzò di inculcare nel popolo la convinzione che tutte le vittorie riportate dalla nazione durante la grande guerra patriottica erano dovute unicamente al suo coraggio, alla sua audacia e al suo genio. Proprio copie Kuzma Kryukov [nota], "egli riusciva a fare sette costumi con un solo vestito". (Movimenti in sala) enote54.

Sempre a questo proposito guardiamo ora, per esempio, i nostri film storici e militari, e alcune opere letterarie. C'è da sentirsi male. Il loro solo scopo era la glorificazione del genio militare di Stalin. Prendiamo il film "La caduta di Berlino". In esso l'unico protagonista è Stalin: egli trasmette í suoi ordini in un salone, dove si vedono molte sedie vuote. Soltanto un uomo di tanto in tanto gli si avvicina e gli dice qualcosa. Si tratta di Poskrebychev, suo fedele scudiero [nota] (ilarità) enote55.

Ma dov'è il coniando militare? Dov'è l'Ufficio politico? Dov'è il governo? Che cosa fanno e di che cosa si occupano? Nel film non esistono. Stalin agisce per tutti; egli non ha nessuno su cui contare, non chiede consigli a nessuno. Tutto viene mostrato alla nazione ira questa luce falsa. Perché? Per poter glorificare Stalin contrariamente ai fatti e alla verità storica.

Viene naturale la domanda: dove sono i militari, sulle cui spalle ricadeva il peso della guerra? Essi nel film non compaiono. Una volta entrato in scena Stalin, non restava posto per nessun altro [nota].

Non Stalin, ma l'intero partito, il governo sovietico e il nostro eroico esercito, i suoi capi geniali e i suoi coraggiosi soldati; la nazione sovietica tutta intera, hanno vinto la grande guerra patriottica (fortissimi, prolungati applausi).

I membri del Comitato centrale, i ministri, gli esperti economici, gli esponenti della cultura sovietica, gli amministratori delle organizzazioni territoriali del partito e dei soviet, gli ingegneri, i tecnici, ognuno al suo posto di lavoro non risparmiò né la sua forza né la sua intelligenza per rendere possibile la vittoria sul nemico.

Il cuore stesso della nazione mostrò il suo indomabile eroismo. Tutta la nostra classe operaia si circonfuse di gloria. I nostri colcosiani, gli intellettuali so guidati dalle organizzazioni del partito affrontarono privazioni inaudite e sopportarono tutti i pericoli della guerra, dedicando tutte le forze alla causa della difesa nazionale.

Gesta di grande eroismo furono compiute durante la guerra dalle nostre donne sovietiche, che portarono sulle spalle il pesante fardello della produzione nelle fabbriche, nei kolkhoz e nei vari settori economici e culturali. Molte di esse parteciparono direttamente alla grande guerra patriottica al fronte. La nostra eroica gioventù contribuì senza limiti, sia al fronte che all'interno, alla difesa della patria sovietica e alla distruzione del nemico.

Immortali sono i servigi resi dai soldati sovietici, dai nostri capi e dai militanti politici di ogni grado; dopo la perdita di una parte considerevole dell'esercito nei primi mesi di guerra, essi non hanno perso la testa e si sono riorganizzati, mentre si svolgevano i combattimenti; essi hanno creato e consolidato durante la guerra un esercito forte ed eroico, e non si sono accontentati di resistere a un nemico potente ed astuto, ma lo hanno anche schiacciato.

Le magnifiche ed eroiche imprese di centinaia di milioni di uomini all'est e all'ovest, durante la lotta contro la minaccia di sottomissione al giogo fascista che pendeva su di noi, resteranno per secoli e millenni nella memoria dell'umanità riconoscente. (Fragorosi applausi).

Al nostro Partito comunista, alle forze armate dell'Unione Sovietica, alle decine di milioni di cittadini sovietici mobilitati dal partito va il maggior merito della fine vittoriosa della guerra, nella quale essi hanno avuto una parte di primo piano. (Lunghissimi fragorosi applausi).

Compagni, veniamo ora ad altri fatti. L'Unione Sovietica è a giusto titolo considerata un modello di Stato plurinazionale, perché abbiamo assicurato nella pratica l'uguaglianza dei diritti e l'amicizia di tutte le nazioni che vivono nella nostra vasta patria [nota].

Tanto più mostruose sono quindi le azioni ordinate da Stalin, che costituiscono una brutale violazione dei fondamentali principi leninisti sulla politica delle nazionalità dello stato sovietico. Ci riferiamo alle deportazioni in massa di popoli interi, strappati alla terra natale con tutti i comunisti e i Komsomol senza eccezione; deportazioni che non erano giustificate da alcuna necessità di carattere militare enote56.

Così alla fine del 1943, quando su tutti i fronti v'era stato un rovesciamento della situazione a favore delle forze sovietiche, fu presa e messa in esecuzione la decisione di deportare tutti i "Karatciai" dalle terre sulle quali vivevano enote57. Nella stessa epoca, fine dicembre 1943, la stessa sorte toccò a tutta la popolazione della repubblica autonoma dei Calmucchi. Nel marzo 1944 tutti i Cetceni e tutti gli Ingusci furono deportati e la repubblica autonoma Cetcena-Inguscia venne liquidata. Nell'aprile 1944 tutti i Balkari furono deportati in luoghi lontanissimi dal territorio della Repubblica autonoma Kabardo-Balkara, e la repubblica fu ribattezzata col nome di Repubblica autonoma Kabarda [nota] enote58. Gli Ucraini evitarono la stessa sorte solo a causa del loro numero; non si sarebbe potuto trovare un posto abbastanza grande ove deportarli tutti. Altrimenti lo si sarebbe fatto [nota]. (Ilarità e agitazione in sala) enote59.

Non occorre essere marxisti-leninisti per capire ciò: qualunque persona di buonsenso si chiede come è possibile rendere intere nazioni responsabili di atti ostili, senza fare eccezioni per le donne, i bambini, i vecchi, i comunisti e i membri del Komsomol fino al punto di intraprendere contro di loro una repressione generale, gettandoli nella miseria e nella sofferenza senza altra causa che la vendetta per qualche misfatto perpetrato da individui o gruppi isolati.

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