www.ebbemunk.dkarrowIl Rapporto Krusciov (1956)

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Alla Fine della Guerra

Alla fine della guerra patriottica la nazione sovietica esaltò con orgoglio le magnifiche vittorie riportate grazie a immensi sacrifici e a colossali sforzi. Il paese era galvanizzato dall'entusiasmo, il partito era uscito dalla guerra più unito che mai, nel fuoco del combattimento í suoi quadri si erano temprati e induriti. In tali condizioni a nessuno sarebbe venuto in niente di pensare alla possibilità di un complotto all'interno del partito.

Invece è proprio in quest'epoca che nasce l'affare detto di Leningrado. Come ormai è stato appurato, si trattava di un caso inventato. Tra coloro che vi hanno perso la vita c'erano i compagni Voznessenski, Kuznetsov, Rodionov, Popkov e altri [nota] enote60.

Come è noto, Voznessenski e Kuznetsov erano uomini di talento e capi famosi. Vi fu un tempo in cui erano molto vicini a Stalin. Basterà ricordare che Stalin aveva fatto di Voznessenski il primo vicepresidente del Consiglio dei ministri e che Kuznetsov era stato nominato segretario del Comitato centrale. Il fatto stesso che Stalin abbia affidato a Kuznetsov il controllo degli organi di sicurezza dello stato dimostra quale credito egli godesse enote61.

Come poté accadere che questi uomini siano stati denunciati e liquidati conte nemici del popolo?

I fatti provano che anche l'affare di Leningrado è la conseguenza del modo arbitrario con cui Stalin agiva nei confronti dei quadri del partito. Se nel Comitato centrale del partito e nell'Ufficio politico del Comitato centrale fosse esistita una situazione normale, affari del genere sarebbero stati esaminati secondo la prassi del partito e i fatti che vi si riferivano sarebbero stati vagliati con cura; e un affare del genere, come del resto molti altri, non sarebbero potuti accadere.

Dobbiamo dire che dopo la guerra la situazione si fece sempre più complicata.

Stalin diventò ancor pii? capriccioso, irritabile e brutale; in particolare s'accrebbero i suoi sospetti. La sua mania di persecuzione raggiunse proporzioni incredibili. Ai suoi occhi numerosi militanti diventarono nemici. Dopo la guerra Stalin si separò sempre più dalla collettività. Decideva, egli solo, ogni cosa, non tenendo conto di nulla e di nessuno.

Questa incredibile diffidenza fu abilmente sfruttata dall'abietto provocatore e agente nemico, Beria, che aveva già assassinato migliaia di comunisti e di leali cittadini sovietici. L'ascesa di Voznessenski e Kuznetsov lo allarmava. Come abbiamo ora potuto appurare, fu appunto Beria a suggerire a Stalin che venissero diffuse false dichiarazioni e lettere anonime, voci e chiacchiere infami inventate da lui e dai suoi uomini di fiducia.

Il Comitato centrale del partito ha esaminato questo cosiddetto "affare di Leningrado"; gli innocenti, che ne sono stati le vittime, sono ora riabilitati e alla gloriosa organizzazione del partito di Leningrado è stato restituito il suo onore. Abakumov ed altri, che avevano montato questa storia, sono stati' tradotti davanti al giudice; il loro processo si è svolto a Leningrado ed essi sono stati puniti come meritavano [nota] enote62.

Ci si pone ora una domanda: Com'è possibile che la verità su tale affare ci appaia chiara soltanto ora, e perché non abbiamo fatto nulla quando Stalin era ancora vivo, per impedire la perdita di vite innocenti? La ragione è questa: Stalin aveva personalmente preso nelle sue mani "l'affare di Leningrado" e la maggioranza dei membri dell'Ufficio politico non sapeva in quel periodo nulla di quanto accadeva e non poteva quindi intervenire. Quando Stalin ricevette i documenti di Beria e di Abakumov, senza esaminare quel materiale diffamatorio ordinò un'inchiesta su "l'affare Voznessenski e Kuznetsov". Da quel momento la loro sorte era segnata.

Altrettanto istruttivo è il caso dell'organizzazione nazionalista mingreliana [nota], che si diceva esistesse in Georgia. Com'è noto, risoluzioni concernenti il caso erano state approvate dal Comitato centrale del Partito comunista dell'Unione Sovietica nel novembre 1951 e nel marzo 1952. Tali risoluzioni furono adottate senza che venissero prima discusse dall'Ufficio politico. Stalin le aveva dettate personalmente. Esse formulavano gravi accuse contro molti leali comunisti. Basandosi su documenti falsificati, si dimostrò che esisteva in Georgia una sedicente organizzazione nazionalista, che si proponeva di liquidare con l'aiuto delle potenze imperialistiche il potere sovietico in quella repubblica enote63. Come fu appurato più tardi, si trattava solo di una calunnia diretta contro l'organizzazione georgiana del partito. Molti militanti responsabili' del partito e dei soviet furono implicati e arrestati. Sappiamo che in Georgia, come in molte altre repubbliche, ci furono in una certa epoca manifestazioni di nazionalismo borghese. Ma chiediamoci: era possibile che nel momento, in cui furono prese quelle decisioni, le tendenze nazionalistiche avessero fatto tali progressi, da creare il pericolo che la Georgia si staccasse dall'Unione Sovietica per unirsi alla Turchia? (Ilarità e movimenti in sala)

È naturalmente una pazzia. È impossibile immaginare come tali idee potessero venire in mente a qualcuno! Tutti sanno quali progressi abbia fatto la Georgia economicamente e culturalmente sotto il governo sovietico.. La produzione industriale della repubblica georgiana è ventisette volte superiore a quella del periodo prerivoluzionario. Molte nuove industrie sono state create: fonderle, industrie petrolifere, costruzioni meccaniche, ecc. L'analfabetismo, che prima della rivoluzione toccava in Georgia il 78% della popolazione, non esiste pii? da molto tempo.

È mai possibile che i Georgiani, paragonando la situazione esistente nella loro repubblica con le tristi condizioni delle masse lavoratrici della Turchia, volessero diventare Turchi? Nel 1955 la Georgia ha prodotto pro capite diciotto volte più acciaio della Turchia e nove volte più energia elettrica. Dal censimento del 1950 risulta che il 65% della popolazione totale turca e l'80% delle donne è analfabeta. La Georgia ha 19 istituti di studi superiori, frequentati da circa 39.000 studenti. La prosperità della classe lavoratrice georgiana è enormemente aumentata durante l'amministrazione sovietica. È evidente che, nella misura in cui l'economia e la cultura si sviluppano, la coscienza Socialista si radica nelle classi lavoratrici e si dissecca la fonte del nazionalismo borghese. Come gli avvenimenti hanno più tardi provato, non esisteva in Georgia nessuna organizzazione nazionalistica. Migliaia di persone innocenti caddero vittime dell'arbitrio e dell'assolutismo. Tutto ciò accadde sotto la direzione geniale di Stalin, "il grande figlio della nazione georgiana", come i suoi compatriotti amano chiamarlo (Agitazione in sala) [nota] enote64.

L'ostinazione di Stalin si manifestò non solo nelle decisioni riguardanti la vita interna del paese, ma anche nelle relazioni internazionali dell'Unione Sovietica. Il plenum di luglio del Comitato centrale ha accuratamente studiato le ragioni che provocarono il conflitto con la Jugoslavia: Stalin ebbe anche in questo una parte scandalosa. L'"affare jugoslavo" non presentava problemi che non potessero essere risolti mediante discussioni tra compagni del partito. Non esistevano elementi seri per lo sviluppo di tale "affare". Sarebbe stato assolutamente possibile evitare la rottura delle nostre relazioni con quel paese. Ciò non vuol dire che i capi jugoslavi fossero esenti da errori o da imperfezioni. Ma i loro errori e le loro imperfezioni furono mostruosamente ingranditi da Stalin e questo portò alla rottura con un paese amico [nota].

Ricordo i primi giorni del conflitto tra l'Unione Sovietica e la Jugoslavia, in cui l'affare cominciò ad essere artificiosamente gonfiato. Un giorno, arrivando da Kiev a Mosca, fui invitato a recarmi da Stalin, il quale mostrandomi la copia di una lettera appena spedita a Tito mi disse: "L'avete letta"? enote65

Senza aspettare la mia risposta aggiunse: "Basterà che muova il dito mignolo e Tito non ci sarà più. Andrà in frantumi".

Quel "movimento del mignolo" l'abbiamo pagato caro. Una simile dichiarazione rifletteva la mania di grandezza di Stalin, ma egli agiva precisamente così: "alzerò il mignolo e Kossior non esisterà più"; "alzerò di nuovo il dito e non ci saranno più né Postychev né Ciubar"; "alzerò ancora il mignolo e spariranno Voznessenski, Kuznetsov e gli altri".

Ma con Tito le cose andarono altrimenti. Stalin poté agitare, poco o molto, non solo il mignolo ma qualunque cosa potesse scuotere; Tito non cadde affatto. Perché? La ragione sta nel fatto che, in questo caso di disaccordo con i compagni jugoslavi, Tito aveva dietro di sé uno stato e un popolo, che erano stati alla rude scuola delle lotte per la libertà e l'indipendenza, un popolo che sosteneva i suoi capi.

Vedete dove ci ha condotto la megalomania di Stalin. Egli aveva del tutto smarrito la coscienza della realtà; e dimostrava la sua arroganza e i suoi sospetti non solo verso i suoi compatriotti, ma verso tutti i partiti e tutte le nazioni.

Abbiamo attentamente esaminato il caso della Jugoslavia e abbiamo trovato una soluzione conveniente, approvata sia dai popoli dei due paesi, sia dalle masse lavoratrici di tutte le democrazie popolari e da tutta l'umanità progressiva. Abbiamo proceduto all'eliminazione dei rapporti anormali con la Jugoslavia nell'interesse dell'intero campo socialista, nell'interesse del consolidamento della pace nel mondo intero.

Ricordiamo "l'affare del complotto dei medici" [nota]. (Agitazione in sala). In realtà non c'era nessun "affare", se non le denunce della dottoressa Timaciuk, che agiva probabilmente per influenza o per ordine di qualcuno (dopo tutto era una collaboratrice ufficiosa degli organi di sicurezza dello stato). Ella scrisse a Stalin una lettera, nella quale affermava che i medici facevano volontariamente uso di trattamenti controindicati enote66.

La lettera bastò a Stalin per permettergli di concludere sull'istante che nell'Unione Sovietica esisteva un complotto della classe medica. Egli ordinò l'arresto di un gruppo di eminenti specialisti, e impartì le sue istruzioni sulla condotta dell'inchiesta e degli interrogatori. Ordinò che l'accademico Vinogradov fosse messo in catene e che un altro venisse duramente battuto. L'ex ministro della Sicurezza di Stato, compagno Ignatiev, assiste come delegato al nostro congresso. Stalin gli disse brutalmente: "Se non riuscite a far confessare i dottori, vi taglieremo la testa". (Tumulto) enote67.

Stalin fece personalmente venire il giudice istruttore, gli impartì gli ordini e gli dette consigli sui metodi che si dovevano seguire. Metodi molto semplici: battere, battere e ancora battere.

Poco dopo l'arresto dei medici, noi, membri dell'Ufficio politico, ricevemmo i verbali che li riguardavano: tutti si confessavano colpevoli. Distribuiti i verbali, Stalin ci disse:

"Siete ciechi come gattini appena nati. Che cosa succederebbe, se non ci fossi io? Il paese perirebbe, perché voi siete incapaci di riconoscere i vostri nemici" enote68.

Il caso fu presentato in modo tale che nessuno poté verificare i fatti su cui era avvenuta l'inchiesta. Non esisteva alcun modo di controllarli, né si poteva stabilire contatti con gli autori delle confessioni.

Tuttavia sentivamo che il caso dei medici arrestati presentava molti punti oscuri. Conoscevamo personalmente alcuni di loro, perché ci avevano curato. Quando, dopo la morte di Stalin, potemmo finalmente esaminare il caso, trovammo che era stato fabbricato da cima a fondo.

Questo ignobile "caso" fu fabbricato da Stalin; ma gli mancò il tempo necessario per condurlo in porto (almeno nel porto che egli voleva) e solo per questa ragione i medici sono ancora vivi. Ora sono stati tutti riabilitati e lavorano negli stessi posti che occupavano prima e curano personalità di primo piano, compresi alcuni membri del governo. Godono tutta la nostra fiducia ed esercitano la loro professione onorevolmente, come sempre avevano fatto.

Particolarmente ignobile è stata in tutti questi sudici e vergognosi affari la parte di Beria, questo nemico rabbioso del nostro partito, agente di un servizio straniero di spionaggio, che come un verme era riuscito a insinuarsi nella fiducia di Stalin. Come poté un tale provocatore raggiungere una posizione così alta nel partito e nello stato, al punto di diventare primo vicepresidente del Consiglio dei ministri dell'Unione Sovietica e membro dell'Ufficio politico del Comitato centrale? Oggi abbiamo le prove che questo scellerato poté dare la scalata al potere passando su un numero incalcolabile di cadaveri.

Esistevano indizi che Beria fosse un nemico del partito? Si, questi indizi esistevano. Già nel 1937, in una riunione plenaria del Comitato centrale, l'ex commissario del popolo per la Sanità, Kaminsky [nota], dichiarava che Beria lavorava per i servizi di spionaggio del Mussavat [nota]. Il plenum del Comitato centrale aveva appena terminati i lavori, quando Kaminsky veniva arrestato e fucilato. Aveva Stalin esaminato la dichiarazione di Kaminsky? No, poiché Stalin aveva fiducia in Beria e ciò gli bastava. E quando Stalin credeva in qualcuno o in qualcosa, nessuno poteva avanzare un'opinione contraria: chiunque avesse osato esprimere il suo disaccordo avrebbe subito la stessa sorte di Kaminsky enote69.

Vi erano anche altre indicazioni. La dichiarazione fatta dal compagno Snegov [nota] al Comitato centrale del partito è interessante (tra parentesi diciamo che Snegov è stato riabilitato poco tempo fa, dopo aver passato diciassette anni in prigione). Nella sua dichiarazione Snegov scrive enote70: "Per quanto riguarda la probabile riabilitazione dell'ex membro del Comitato centrale Kartvelicvili-Lavryentiev, ho consegnato nelle mani del rappresentante del Comitato per la Sicurezza di stato una circostanziata deposizione, che concerne la parte avuta da Beria nell'affare Kartvelicvili e i motivi criminali che hanno guidato la sua azione" enote71.

Ritengo indispensabile ricordare a questo punto un fatto importante connesso a tale caso e comunicarlo al Comitato centrale, perché non ho giudicato utile includerlo nel fascicolo dell'inchiesta.

Il 30 ottobre 1931, durante una seduta dell'Ufficio organizzativo del Comitato centrale del Partito comunista (bolscevico) dell'Unione Sovietica, Kartvelicvili [nota], segretario del Comitato regionale transcaucasico, presentò un rapporto. Tutti i membri dell'Esecutivo del Comitato regionale erano presenti; l'unico tra loro ad essere ancora vivo sono io.

Nel corso della seduta Stalin propose, alla fine del suo discorso, di organizzare la segreteria del Comitato regionale transcaucasico nel modo seguente: primo segretario Kartvelicvili, secondo segretario Beria (era la prima volta nella storia del partito che veniva fatto il nome di Beria come candidato ad una carica ufficiale). Kartvelicvili rispose che conosceva bene Beria e per tale ragione rifiutava categoricamente di lavorare con lui. Stalin propose allora di lasciare la questione in sospeso, aggiungendo che si sarebbe potuto giungere a una risoluzione durante lo svolgimento dei lavori. Due giorni dopo fu deciso di dare a Beria il posto in questione e di deportare Kartvelicvili.

Possono confermare il fatto i compagni Mikoian [nota] e Kaganovic [nota], che erano presenti alla riunione. Tutti sapevano che i rapporti tra Kartvelicvili e Beria erano cattivi da lunga data: ciò risaliva al tempo in cui il compagno Sergo (Sergo era il popolare soprannome di Ordzonikidze) [nota] svolgeva la sua attività nella regione transcaucasica. Kartvelicvili era il più vicino collaboratore di Sergo, e l'affare montato contro di lui nacque dall'odio che Beria nutriva nei suoi confronti enote72.

È un fatto caratteristico che in questo "caso" l'imputato fu accusato di aver sobillato un'azione terroristica contro Beria.

L'atto di accusa nel processo contro Beria contiene una descrizione dei suoi crimini. Non è però inutile tornarci sopra, perché è possibile che alcuni delegati all'attuale congresso non abbiano avuto l'occasione di leggere tale documento. Vorrei ricordare i metodi bestiali di Beria nei casi di Kedrov [nota] e di Golubiev, così come nel caso della madre adottiva di Golubiev, Baturina. Costoro avevano tentato di informare il Comitato centrale delle malvagie attività di Berla. Furono giustiziati senza processo e la sentenza fu pronunciata solo dopo la loro morte enote73.

Ecco ciò che un vecchio comunista, il compagno Kedrov, scrisse al Comitato centrale per mezzo del compagno Andreiev [nota] (il compagno Andreiev era allora uno dei segretari del Comitato centrale): enote74

"Mi rivolgo a voi dal fondo di un'oscura cella della prigione Lefortorvsky. Possa il mio grido d'orrore giungere alle vostre orecchie, non restate sordi alla mia invocazione; prendetemi sotto la vostra protezione. Vi supplico di fare in modo che l'incubo degli interrogatori cessi. Dimostrate che il mio caso era basato su un errore enote75.

"Sono innocente, vi prego di credermi. Il tempo proverà che dico il vero. Io non sono un agente provocatore della Okrana zarista. Non sono una spia; non faccio parte di un'organizzazione antisovietica, come fanno credere alcune denunce. Non sono colpevole di alcun delitto verso il partito o il governo. Sono un vecchio bolscevico senza macchia; ho onestamente combattuto per quasi quaranta anni nelle file del partito, per il bene e la prosperità della nazione enote76.

"Oggi, all'età di sessantadue anni, sono minacciato dai giudici incaricati dell'istruttoria di subire metodi di pressione fisica ancora più duri, crudeli e de gradanti. Essi (i giudici) sono ormai incapaci di rendersi conto del loro errore e di riconoscere che i loro procedimenti sono illegali e che non dovrebbero essere permessi. Essi si sforzano di giustificare il loro modo di agire descrivendomi come un nemico incallito e frenetico e chiedono perciò che si usino nei miei confronti metodi repressivi sempre più duri. Ma sappia il partito che io sono innocente e che nulla può trasformare un leale figlio del partito in nemico nemmeno nel momento del suo ultimo respiro.

"Ma non vedo una via d'uscita. Non posso allontanare da me stesso i nuovi ancor più terribili colpi che si stanno avvicinando.

"Tutto però ha un limite. Sono stato torturato all'estremo. La mia salute è rovinata, la mia forza e la mia energia stanno scomparendo, la fine si avvicina. Morire in una prigione sovietica ed essere bollato come traditore della patria: che cosa vi può essere di più mostruoso per un galantuomo? E difatti com'è mostruoso tutto ciò! Una amarezza e una pena indicibili mi stringono il cuore.

" No, no, questo non accadrà, non può accadere. Ecco il mio grido. Né il partito, né il governo sovietico, né il commissario del popolo L. P. Beria per metteranno questa crudele, irreparabile ingiustizia. Sono assolutamente certo che, se venisse fatto un esame obiettivo, tranquillo, sereno, senza minacce di tortura, sarebbe facile provare come siano senza fondamento le accuse che mi vengono rivolte. Credo profondamente che la verità e la giustizia trionferanno. Io lo credo, lo credo".

Il vecchio bolscevico compagno Kedrov era stato riconosciuto innocente dal Collegio militare, ma, ciò nonostante, fu giustiziato per ordine di Beria (indignazione). Beria perseguitò crudelmente anche la famiglia del compagno Ordzonikidze [nota]. Perché? Perché Ordzonikidze, aveva tentato di impedire a Beria di mettere in atto i Suoi piani criminosi. Beria si sbarazzò sempre di tutti coloro che avrebbero potuto essergli di ostacolo. Ordzonikidze fu sempre un avversario di Beria e non ne fece mai mistero con Stalin. Invece di appurare come stavano le cose e di prendere le disposizioni necessarie, Stalin permise la "liquidazione" del fratello di Ordzonikidze e spinse lui stesso al suicidio (indignazione). Questi era Beria enote77.

Beria è stato smascherato dal Comitato centrale del partito poco tempo dopo la morte di Stalin. Un procedimento giudiziario circonstanziato permise di stabilire che egli aveva commesso delitti mostruosi. Perciò Beria fu giustiziato.

Ci si domanderà come mai Beria, che aveva "liquidato" decine di migliaia di persone, non sia stato smascherato, mentre Stalin era ancora in vita? Non si poté conoscere prima chi veramente egli fosse, perché aveva saputo con grande abilità approfittare delle debolezze di Stalin. Nutrendolo di sospetti, Beria era divenuto il suo braccio destro e poteva contare su di lui.

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