www.ebbemunk.dkarrowIl Rapporto Krusciov (1956)

hammer star stalin hammer star krushchev hammer star stalin hammer star

Il Culto della Personalità | Nemico del Popolo | Il XVII Congresso del Partito | La Grande Guerra Patriottica | Alla Fine della Guerra | Autoglorificazione | Poscritto e Note | Note 2 | Note 3 | Note 4 | Note Inglesi

Pagina precedente   |   Pagina successiva   |   Home

Autoglorificazione

Compagni, se il culto della personalità ha raggiunto simili mostruose proporzioni, lo si deve soprattutto al fatto che Stalin stesso, in tutti i modi, incoraggiò la propria glorificazione. I fatti lo dimostrano ampiamente. Uno degli esempi più caratteristici della sua autoglorificazione, a dispetto della più elementare modestia, è la pubblicazione avvenuta nel 1938 della sua "Breve Biografia" [nota] enote78.

Il libro è l'espressione della adulazione più ossequiosa e trasforma un uomo in una divinità; in esso egli diventa un saggio in fallibile, "il più grande capo", "il sublime stratega di tutte le nazioni e di tutti i tempi". Si finisce che non ci sono più parole per portarlo alle stelle. Non occorre dare qui esempi delle odiose adulazioni, di cui il libro è zeppo. Mi basterà dire che tutte queste lodi erano state approvate dallo stesso Stalin e che egli ne aveva aggiunte altre, scritte di suo pugno sulle bozze di stampa enote79. Quali aggiunte essenziali aveva ritenuto fosse necessario fare al libro? Desiderava forse calmare gli ardori dei suoi turiferari? Tutto al contrario! Egli sottolineava i passi in cui giudicava insufficiente l'omaggio reso ai suoi meriti. Ecco alcuni esempi di "correzioni" apportate da Stalin di sua mano: "In questa lotta contro gli scettici e i capitolardi, contro i trotskisti, gli zinovievisti, i bukhariniani e i kamenevisti, il nucleo dirigente del partito doveva, dopo la morte di Lenin, trovare un motivo di unione definitiva. Questo nucleo dirigente, stretto dietro la bandiera di Lenin, raccolse il partito attorno ai precetti del capo defunto e condusse il popolo sovietico sulla larga via dell'industrializzazione del paese e della collettivizzazione dell'economia rurale. Capo di questo nucleo dirigente e guida del partito e dello stato era il compagno Stalin".

Così scriveva Stalin di se stesso! E aggiungeva.

"Benché eseguisse le sue funzioni di capo del partito e del popolo con abilità consumata e godesse dell'appoggio illimitato dell'intero popolo sovietico, Stalin ignorò ogni vanità, ogni presunzione o glorificazione personale" [nota].

Dove e quando si è visto un capo cantare in questo modo le proprie lodi? È degno questo di un capo marxista-leninista? No. Proprio contro una tale pratica Marx ed Engels presero violentemente posizione. Simili procedimenti erano sempre vigorosamente condannati da Vladimiro Ilich Lenin. Nel testo originario della biografia di Stalin si poteva leggere la frase seguente:

"Stalin è il Lenin di oggi".

La frase parve a Stalin troppo debole, sicché di suo pugno la cambiò in quest'altra:

"Stalin è il prezioso continuatore dell'opera di Lenin o, come si dice nel nostro partito, Stalin è il Lenin di oggi".

Vedete come è stato espresso bene il concetto, non dalla nazione, ma dallo stesso Stalin. Sarebbe possibile dare molti altri esempi di lodi che Stalin si tributava da sé, scorrendo il manoscritto del libro. In modo particolarmente generoso egli si copriva di lodi che riguardavano il suo genio militare e il suo talento di stratega. Citerò ancora un'aggiunta redatta da lui sul tema del genio militare staliniano.

"La scienza militare sovietica contemporanea ha fatto nuovi progressi, scriveva, nelle mani del compagno Stalin. Il compagno Stalin ha elaborato la teoria dei fattori permanenti, che decidono l'esito delle guerre, della difesa attiva e le leggi della controffensiva e della offensiva, della collaborazione d'insieme fra i servizi e le armi nella guerra moderna, della funzione delle grandi masse corazzate e dell'aviazione nella guerra moderna e della funzione dell'artiglieria come il più formidabile tra i fattori militari.

"Nelle diverse fasi della guerra il genio di Stalin ha trovato le soluzioni giuste, che tenevano conto di tutti gli elementi della situazione" (agitazione).

In un altro punto Stalin scrive;

"Il genio militare di Stalin si manifestò sia nella difesa che nell'offesa. Il genio del compagno Stalin gli permetteva di indovinare i piani del nemico e di sventarli. Le battaglie nelle quali il compagno Stalin ha diretto l'esercito sovietico sono brillanti esempi di operazioni militari condotte con maestria".

In questo modo fu scritta l'esaltazione di Stalin come stratega. E da chi? Da lui stesso, non più nella sua parte di stratega, ma in quella di autore-editore e di artefice tra i più importanti di questo autoincensamento biografico.

Compagni, questi sono i fatti. Dovremmo piuttosto dire i vergognosi fatti!

Ancora un episodio sulla stessa "Breve biografia" di Stalin. Come è noto, la "Breve Storia del Partito Comunista (bolscevico) dell'Unione Sovietica" fu scritta da una commissione del Comitato centrale del partito enote80. Questo libro, tra parentesi, è anch'esso tutto impregnato del culto dell'individuo ed è stato scritto da un gruppo di autori scelti con cura. Per rendersene conto basta leggere quanto segue: "Una commissione dei Comitato centrale del Partito comunista (bolscevico) dell'Unione Sovietica, sotto la direzione del compagno Stalin e con la sua partecipazione personale più attiva, ha preparato una "Breve Storia del Partito Comunista (bolscevico) dell'Unione Sovietica [nota].

Ma neppure questa frase era di soddisfazione di Stalin. Essa fu sostituita nella versione definitiva della "Breve Biografia" con quest'altra:

"Nel 1938 uscì il libro "Storia del Partito Comunista (bolscevico) dell'Unione Sovietica", breve corso scritto dal compagno Stalin e approvato da una commissione del Comitato centrale del P.C. (bolscevico) dell'Unione Sovietica".

C'è bisogno di aggiungere qualcosa? (commenti).

Come vedete, una metamorfosi sorprendente aveva trasformato l'opera di un gruppo in un libro scritto da Stalin. Non occorre spiegare come e perché tale metamorfosi si sia prodotta. A questo proposito mi viene naturale porre una domanda: "Se Stalin è l'autore del libro, perché ha avuto bisogno di incensare a quel modo la propria persona e di trasformare tutto il periodo che nella storia del nostro glorioso Partito comunista cominci a colla rivoluzione di ottobre in un prodotto del "genio" di Stalin?

Rispecchiava veramente questo libro, ira modo giusto, gli sforzi compiuti dal partito per la trasformazione socialista del paese, per l'edificazione della società socialista, per l'industrializzazione e la collettivizzazione generali, e gli altri provvedimenti presi dal partito, che seguiva senza deviare la strada segnata da Lenin? Esso è interamente centrato su Stalin, sui suoi discorsi e sui suoi rapporti. Tutto, senza la più piccola eccezione, è legato al suo nome.

E quando Stalin afferma di aver scritto egli stesso la "Breve Storia del P. C. (bolscevico) dell'Unione Sovietica", c'è almeno di che stupire. È lecito ad un marxista-leninista mettersi in questo modo in mostra e innalzarsi al cielo? (mormorii).

Ma parliamo un po' dei premi Stalin (mormorii). Nemmeno gli zar hanno mai istituito premi che portassero il loro nome [nota] enote81.

Stalin ha giudicato come miglior testo di inno nazionale dell'Unione Sovietica un poema che non contiene neppure una parola sul Partito comunista, ma racchiude un elogio senza precedenti di Stalin:

"Stalin ci ha educati nello spirito della fedeltà al popolo.

Egli ci ha spinto a grandi sforzi e a grandi imprese".

In questi versi dell'inno nazionale tutta l'attività del grande partito leninista nel campo dell'educazione, della direzione e della ispirazione è attribuita a Stalin. Ciò rappresenta ovviamente una netta deviazione dal marxismo-leninismo, una degradazione e uno svilimento evidente della funzione del partito. Perché ne siate informati, dobbiamo aggiungere che il Presidium del Comitato centrale ha già adottato una risoluzione per la composizione di un nuovo inno nazionale, nel quale sarà messa in evidenza la funzione del popolo e del partito (applausi vigorosi e prolungati) enote82.

Fu forse a insaputa di Stalin che molte delle più grandi città e delle maggiori imprese furono chiamate col suo nome? Fu a sua insaputa che monumenti a Stalin furono innalzati dappertutto nel paese, questi "mausolei a un vivo"? Il fatto è che Stalin in persona ha firmato il 22 luglio 1951 una risoluzione del Consiglio dei ministri dell'U.R.S.S., che riguardava l'erezione sul canale Volga-Don [nota] di un impressionante monumento a Stalin; il 4 settembre dello stesso anno egli aveva pubblicato un decreto, perché fossero messe a disposizione per fondere la statua colossale 33 tonnellate di rame. Chiunque ha visitato la zona di Stalingrado ha certamente visto l'enorme statua di bronzo che vi è stata eretta, in un'area in cui non Passa quasi nessuno. Somme considerevoli sono state spese per edificarla, mentre la popolazione locale viveva in baracche dalla fine della guerra. Giudicate voi stessi: Stalin aveva ragione di scrivere nella sua Biografia che "... egli non si permetteva... neppure un'ombra di presunzione, di superbia o di vanità"?

Nello stesso tempo Stalin aveva dato prova della sua mancanza di rispetto per la memoria di Lenin. Non è una coincidenza se, nonostante la decisione presa da più di trenta anni di costruire un palazzo dei Soviet come monumento a gloria di Vladimiro Ilich, il palazzo non è mai stato costruito, della sua creazione non ci si è preso cura e il progetto è rimasto abbandonato. Non possiamo non ricordare la risoluzione del 14 agosto 1925 del governo sovietico che riguardava la "fondazione di premi Lenin per il lavoro educativo". Questa risoluzione era stata pubblicata nei giornali, ma fino ad oggi non vi sono premi Lenin. Anche questo va sistemato (applausi tumultuosi e prolungati).

Mentre Stalin era vivo, grazie ai noti metodi che ho ricordato, citando anche qualche fatto tolto per esempio dalla "Breve biografia" di Stalin, ogni avvenimento è stato spiegato come se Lenin vi avesse sempre avuto una parte secondaria perfino durante la rivoluzione socialista di ottobre. In molti film e ira molte opere letterarie la personalità di Lenin era rappresentata in una luce falsa e svilita in modo inammissibile.

A Stalin piaceva assistere alla proiezione del film "L'indimenticabile 1919", nel quale lo si vedeva sul predellino di un treno blindato mettere in fuga il ne mico a sciabolate. Vorrei che il nostro caro amico Kliment Iefremovic [nota] trovasse il coraggio necessario per scrivere la verità Su Stalin; dopo tutto egli sa come si e "battuto" Stalin. Non sarà facile al compagno Voroscilov mettere mano a un tale lavoro, ma sarebbe un lavoro utile, di cui tutti sarebbero lieti, il popola come il partito. Gliene sarebbero riconoscenti perfino i suoi nipoti (applausi prolungati) enote83.

A proposito degli avvenimenti della rivoluzione d'ottobre e della guerra civile era stata creata l'impressione che Stalin avesse sempre avuto la parte principale, come se in ogni occasione e in ogni luogo Stalin avesse suggerito ciò che si doveva fare e come andava fatto. Ma questo significa calunniare Lenin (prolungati applausi).

Non peccherei probabilmente contro la verità, affermando che il novantanove per cento dei presenti aveva assai poco sentito parlare di Stalin e sapeva ben poco sul suo conto prima del 1924, quando invece Lenin era conosciuto da tutti; tutto il partito, tutta la nazione dai bambini ai vecchi colla barba bianca, tutti, in una parola, lo conoscevano (tumultuosi, prolungati applausi).

Tutto ciò deve essere riveduto a fondo, in modo che la storia, la letteratura e le belle arti rispecchino con esattezza la parte avuta da V. I. Lenin e le grandi gesta del nostro Partito comunista e del popolo sovietico, questo popolo dalla forza creatrice inesauribile (applausi).

Compagni! Il culto della personalità ha provocato la diffusione di principi errati nel lavoro del partito e nell'attività economica; ha condotto alla violazione delle regole della democrazia interna del partito e dei soviet, a una amministrazione sterile, a deviazioni di ogni sorta, che dissimulavano le lacune e coprivano la verità. La nostra nazione ha creato numerosi cortigiani e specialisti del falso ottimismo e della frode.

Non bisogna nemmeno dimenticare che l'arresto di numerosi dirigenti del partito, dei soviet, dell'economia, ha reso incerto il lavoro di molti militanti piombati nell'insicurezza, diventati eccessivamente prudenti, timorosi di ogni novità, paurosi della loro ombra e di conseguenza privi di spirito di iniziativa nel loro lavoro. Prendete, per esempio, le risoluzioni del partito e dei soviet. Esse venivano preparate secondo moduli fissi, spesso senza tener conto della situazione reale. Si era arrivati al punto che i militanti, anche nelle riunioni meno importanti, leggevano i loro discorsi. Ciò aveva creato il pericolo del formalismo nel lavoro del partito e dei soviet, e della burocratizzazione di tutto l'apparato.

La ripugnanza di Stalin a prendere in considerazione la vita e il fatto che egli non era al corrente della situazione reale nelle province possono essere il lustrati dalle sue direttive per l'agricoltura. Tutti coloro che si sono interessati, anche minimamente, ai problemi nazionali notavano le difficoltà della nostra situazione nel settore agricolo, ma Stalin non se ne accorgeva nemmeno. Abbiamo mai attirato l'attenzione di Stalin sul problema? Sì, l'abbiamo fatto, ma senza trovare il suo appoggio. Perché? Perché Stalin non viaggiò mai, non prese mai contatto con i lavoratori delle città e dei campi. Egli ignorava quale fosse la vera situazione nelle province. La campagna e l'agricoltura egli le conosceva solo per mezzo dei film, e questi film abbellivano molto la realtà.

In questi film si dipingeva la vita kolkhosiana con tinte così rosee, che si potevano vedere le tavole crollare sotto il peso dei tacchini e delle oche. E Stalin pensava che le cose stessero veramente così. Vladimiro Ilich Lenin guardava in modo ben diverso la vita. Egli era sempre vicino al popolo. Aveva l'abitudine di ricevere delegazioni di contadini e di parlare spesso nelle riunioni di fabbrica. Spesso visitava i villaggi e si intratteneva coi loro abitanti.

All'opposto Stalin si era separato dal popolo é non andava mai in nessun luogo. E così continuò a fare per decine di anni. La sua ultima visita a un villaggio risale al gennaio 1928, quando si recò in Siberia per l'ammasso dei cereali. Come avrebbe dunque potuto essere in condizione di giudicare la situazione delle province? enote84

Quando una volta, nel corso di una discussione, gli fu detto che la situazione nelle campagne era critica, e che particolarmente compromessi erano l'allevamento del bestiame e la produzione della carne, fu istituita una commissione coll'incarico di redigere una "risoluzione" intitolata "Mezzi per promuovere l'allevamento nei kolkhoz e nei sovchoz". Noi partecipammo all'elaborazione del progetto.

Ovviamente le nostre proposte in quell'epoca non contemplavano tutte le possibilità; tuttavia indicavano i metodi atti ad aumentare il bestiame nei kolkhoz e nei sovkhoz. Avevamo proposto allora di aumentare il prezzo di certi prodotti per creare nei kolkhoz e nei sovkhoz incentivi materiali ad aumentare il numero del ' bestiame. Ma il nostro progetto non fu accettato e nel febbraio 1953 fu messo interamente da parte.

C'è di più. Nell'esaminare questo progetto Stalin propose che le tasse pagate dalle fattorie collettive e dal loro personale fossero elevate a quaranta miliardi di rubli. A suo giudizio, i contadini se la passavano bene e i kolkhosiani, per pagare questa nuova imposta, non avrebbero dovuto far altro che vendere un pollo di più. Immaginate che cosa significava questa decisione. Certo, quaranta miliardi di rubli sono una somma che i colcosiani non avevano mai ricavato da tutte le loro vendite al governo. Nel 1952, per esempio, i kolkhoz e i colcosiani avevano ricavato 26.280 milioni di rubli per tutti i prodotti venduti. La presa di posizione di Stalin era determinata da qualche dato di fatto? È certo che no [nota].

In tali casi i fatti e le cifre non lo interessavano minimamente. Se Stalin diceva una cosa, egli pensava che così doveva essere. Dopo tutto egli era un "genio" e un genio non ha bisogno di fare í conti, basta che egli butti un'occhiata per poter dire immediatamente ciò che va fatto. Quando esprime la sua opinione, ognuno deve ripeterla e ammirare la sua saggezza.

Ma quale somma di saggezza era contenuta nella decisione di portare la tassa agricola a quaranta miliardi di rubli? Nessuna, assolutamente nessuna, perché essa non si fondava su una stima effettiva della situazione, ma sulle fantasie di un uomo che non aveva alcun contatto con la realtà. Oggi cominciamo lentamente ad uscire da una situazione agricola difficile. I discorsi dei delegati al XX Congresso ci hanno fatto piacere; siamo lieti che molti delegati abbiano detto che esistono le condizioni per portare a termine il 6. piano quinquennale per l'incremento dell'allevamento del bestiame, e che questo è attuabile non in un periodo di cinque, ma di due o tre anni. Siamo sicuri che gli impegni del nuovo piano quinquennale saranno mantenuti con successo (applausi prolungati).

Compagni! Di fronte alle nostre severe critiche di oggi sul culto della personalità, così diffuso quando Stalin era in vita, e alle denunce dei molti aspetti ne gativi generati da questo culto così estraneo allo spirito del marxismo-leninismo, molta gente potrà chiederci: "com'è stato possibile tutto ciò? Stalin è stato alla testa del partito e del paese per trenta anni e mentre egli era in vita, molte vittorie sono state riportate. Si può forse negarlo?". A mio giudizio, la domanda può essere posta in questo modo solo da chi sia irrimediabilmente accecato e ipnotizzato dal culto della personalità e non comprenda l'essenza della rivoluzione e dello stato sovietico, solo da chi non sappia interpretare nel senso leninista la funzione del partito e della nazione nello sviluppo della società sovietica.

La rivoluzione socialista è stata compiuta dalla classe operaia e dal proletariato agricolo, con il parziale appoggio dei contadini medi. Essa è stata attuata dal popolo sotto la guida del partito bolscevico. Il grande servigio reso da Lenin è consistito nel fatto che egli ha creato un partito militante della classe operaia; ma egli era armato della comprensione marxista delle leggi che regolano il progresso sociale e della consapevolezza della vittoria proletaria nella lotta contro il capitalismo. Egli ha temprato il partito come l'acciaio nel crogiuolo della lotta rivoluzionaria delle masse. In questa lotta il partito ha sempre difeso gli interessi del popolo, é diventato la sua guida esperta e ha condotto le massi lavoratrici al potere, alla creazione del primo stato socialista.

Voi ricordate le sagge parole di Lenin quando diceva che lo stato sovietico è forte, perché le masse sono coscienti che la storia è creata da milioni e de cine di milioni di uomini del popolo. Le nostre storiche vittorie furono il frutto del lavoro organizzativo del partito, delle numerose organizzazioni periferiche e dei sacrifici compiuti dalla nostra grande nazione. Queste vittorie sono il risultato dell'immenso sforzo e dell'azione del paese e del partito nel loro insieme; non sono affatto il frutto della guida di Stalin, come invece è stato sostenuto nel periodo in cui si praticava il culto della personalità.

Se vogliamo esaminare la questione da marxisti-leninisti, dobbiamo dichiarare senza equivoci che la direzione, come veniva esercitata durante gli ultimi anni della vita di Stalin, era diventata un serio ostacolo sulla strada dello sviluppo sociale dell'Unione Sovietica.

Spesso Stalin lasciava dormire per mesi problemi di una importanza eccezionale per la vita del paese e dello stato, la cui soluzione non tollerava ritardi. Sotto il comando di Stalin le nostre pacifiche relazioni con altri paesi sono state spesso minacciate, perché le decisioni di un solo uomo potevano creare e creavano di fatto gravi complicazioni [nota].

Negli ultimi anni, quando siamo riusciti a liberarci dalla dannosa pratica del culto della personalità e abbiamo potuto compiere alcuni passi opportuni nel campo della politica interna ed estera, abbiamo potuto costatare coi nostri occhi come riprendesse l'attività, come progredisse lo sforzo creativo delle larghe masse operaie, come tutto ciò agisse favorevolmente sullo sviluppo dell'economia e della cultura (applausi).

Qualche compagno potrà chiederci: "Dove erano i membri dell'Ufficio politico del Comitato centrale? Perché non si sono opposti in tempo contro il culto della personalità? E perché lo fanno solo ora?".

Per prima cosa bisogna tener conto del fatto che i membri dell'Ufficio politico hanno visto, il problema in modo diverso a seconda delle occasioni. All'inizio molti di loro sostennero attivamente Stalin, perché egli era uno dei più forti marxisti e la sua logica, la sua potenza, la sua volontà avevano una grande influenza sui quadri e sulle attività del partito [nota].

È noto che, dopo la morte di Lenin, Stalin, soprattutto nei primi anni, aveva attivamente combattuto per il leninismo contro gli avversari e i deviazionisti. Par tendo dalla teoria leninista, il partito, con alla testa il Comitato centrale ha portato avanti su grande scala l'opera di industrializzazione socialista del paese, di collettivizzazione agricola e di rinnovamento culturale. In quell'epoca Stalin ottenne la simpatia, il sostegno e l'affetto del popolo. Il partito doveva combattere coloro che tentavano di condurre il paese fuori dalla giusta via leninista; doveva combattere i trotskisti, gli zìnovievisti, i destri e i nazionalisti borghesi. Era una lotta indispensabile. Ma più tardi Stalin, abusando ogni giorno più del suo potere, prese a combattere contro eminenti capi del partito e del governo e a far uso di metodi terroristici contro onesti cittadini sovietici. Come abbiamo già visto, Stalin agì in questo modo contro esponenti eminenti del partito e del governo, come Kossior, Rudzutak, Eiche, Postychev e molti altri [nota].

Protestare contro sospetti e accuse senza fondamento non otteneva altro risultato che far cadere l'oppositore sotto i colpi della repressione, come è stato dimostrato dalla caduta del compagno Postychev.

In uno dei suoi discorsi Stalin aveva espresso a Postychev il suo disappunto e gli aveva chiesto:

- Voi, che cosa siete in effetti?

Postychev aveva risposto senza esitazione:

- Sono un bolscevico, compagno Stalin, un bolscevico enote85.

Questa affermazione fu dapprima considerata come una mancanza di rispetto verso Stalin; in seguito venne considerata un vero e proprio misfatto e provocò la morte di Postychev, che senza alcuna giustificazione fu bollato come "nemico del popolo".

Nella situazione creatasi in quegli anni, mi capitò spesso di parlare con Nikolai Alexandrovich Bulganin; una volta che viaggiavamo insieme in automobile, egli disse:

- Qualchevolta succede che si va a trovare Stalin dietro suo amichevole invito e quando ci si è seduti davanti a lui, non si sa più se la sera si dormirà nel proprio letto o in prigione [nota] enote86.

E chiaro che una simile situazione metteva tutti i membri dell'Ufficio politico in difficoltà E quando si tenga presente che negli ultimi anni il Comitato centrale non veniva più convocato in sessione plenaria e che l'Ufficio politico si riuniva solo di tanto in tanto, si comprenderà facilmente come fosse difficile per un membro dell'Ufficio politico prendere Posizione contro, questo o quel procedimento ingiusto, contro gli errori e gravi deficienze nella condotta degli affari pubblici.

Come abbiamo già detto, molte decisioni erano prese o da una sola persona o, in maniera indiretta, senza alcuna discussione collegiale. La triste sorte del compagno Voznessenski, che cadde vittima della repressione staliniana, è a tutti nota. È caratteristico dei metodi allora in uso il fatto che la decisione di espellere Voznessenski dall'Ufficio politico fu presa senza essere mai stata discussa e in modo ambiguo. Nello stesso modo furono allontanati dalle loro cariche Kuznetsov e Rodionov [nota].

L'importanza dell'Ufficio politico del Comitato centrale andò via via riducendosi, e il sito lavoro si fece più confuso in seguito alla creazione in seno all'Ufficio politico di varie commissioni, chiamate dei "cinque", dei "sei", dei "sette", dei "nove". Vediamo, per esempio, una risoluzione adottata dall'Ufficio politico il 3 ottobre 1946:

"Proposta di Stalin:

  1. La Commissione degli Affari esteri dell'Ufficio politico (dei "sei") d'ora in poi si occuperà non solo dei problemi di politica estera, ma anche di quelli riguardanti la costruzione e la politica interna.
  2. La Commissione dei "sei" coopterà il presidente della Commissione di stato per la pianificazione economica dell'U.R.S.S., compagno Voznessenski, e sarà d'ora in poi chiamata "Commissione dei sette".

Firmato: Il segretario del Comitato centrale G. Stalin".

Che modo di imbrogliare le carte! (Si ride) enote87.

È evidente che la creazione in seno all'Ufficio politico di simili commissioni (dei "cinque", dei "sei", dei "sette", dei "nove") era contraria al principio della direzione collegiale. Il risultato fu che alcuni membri dell'Ufficio politico non hanno mai potuto prendere parte a deliberazioni, che avevano una grande importanza per le sorti dello stato [nota].

Uno dei più vecchi militanti del nostro partito, Kliment Iefremovic Voroscilov, venne a trovarsi in una situazione praticamente insostenibile. Per molti anni gli fu praticamente tolto il diritto di assistere alle riunioni dell'Ufficio politico. Stalin gli proibì di prender parte alle sedute e di prender visione dei documenti. Ogni volta che l'Ufficio politico si riuniva e il compagno Voroscilov lo veniva a sapere, telefonava chiedendo se poteva assistere alla riunione. Qualche volta Stalin rispondeva di sì, ma non mancava mai di trattarlo male.

Sospettoso in modo incredibile, egli si baloccava con l'idea assurda e ridicola che Voroscilov fosse un agente inglese. (Si ride). Proprio così: un agente inglese. E fu installato nella sua abitazione uno speciale sistema di intercettazione per ascoltare tutto ciò che vi si diceva [nota] (indignazione). Con decisione unilaterale Stalin estromise un'altra persona dal lavoro dell'Ufficio politico, Andrei Andreievich Andreiev. Questo fu imo dei suoi capricci più misteriosi [nota].

Esaminiamo un po' il primo plenum del Comitato centrale dopo il XIX Congresso, nel corso del quale Stalin nel suo discorso, re l'era presa con Viacheslav Mikhailovich Molotov [nota] se Anastasio Ivanovich Mikoian, attribuendo loro immaginari misfatti. Non è escluso che, se Stalin fosse rimasto al potere qualche mese di più, i compagni Molotov e Mikoian non avrebbero pronunciato discorsi in questo congresso.

Stalin aveva, in modo evidente, l'intenzione di sbarazzarsi di tutti i vecchi membri dell'Ufficio politico. Egli aveva spesso dichiarato che costoro dovevano essere sostituiti con uomini nuovi.

La sua proposta, formulata dopo il XIX Congresso, in merito alla scelta di venticinque persone, che dovevano formare il Presidium del Comitato centrale, mirava ad eliminare i vecchi membri dell'Ufficio politico, e a mettere al loro posto dei neofiti, che egli avrebbe potuto manovrare come meglio poteva.

Si può supporre che ciò tendeva alla premeditata liquidazione degli anziani, per poter coprire quel suo indegno modo di agire, che ora stiamo esaminando [nota].

Compagni! Per non ripetere gli errori del passato, il Comitato centrale si è dichiarato risolutamente contrario al culto della personalità. Noi riteniamo che Stalin sia stato esaltato in modo eccessivo. Tuttavia non c'è dubbio che, nel passato, Stalin ha reso grandi servigi al partito, alla classe operaia e al movimento operaio internazionale. La questione diventa più complicata per il fatto che tutto ciò, di cui abbiamo appena discusso, è accaduto, mentre Stalin era vivo, per suo ordine e con il suo concorso; Stalin era convinto che questa fosse una necessità per la difesa degli interessi della classe operaia contro gli intrighi dei nemici e contro l'attacco del campo imperialista. Egli era convinto che così bisognasse fare nell'interesse della classe lavoratrice, nell'interesse del popolo, per la vittoria del socialismo e del comunismo. Non possiamo dire che le sue fossero le azioni di un despota che aveva perduto la testa, poiché egli le riteneva necessarie per il bene del partito e delle masse lavoratrici, e per difendere le conquiste della rivoluzione. In ciò sta la tragedia.

Compagni! Lenin aveva spesso sottolineato che la modestia è una qualità assolutamente necessaria in un vero bolscevico. Egli stesso era la personificazione vivente della più grande modestia. Non possiamo dire di aver seguito il suo esempio in ogni occasione. Mi basti ricordare che molte città, fabbriche e imprese, kolkhoz e sovkhoz, istituzioni sovietiche culturali erano da noi indicate con un titolo - se così posso esprimermi - di proprietà privata adoperando il nome di questo o quel membro del governo o di capi del partito che sono ancora attivi e in perfetta salute. Molti di noi hanno accettato di vedere città, imprese, kolkhoz battezzati col loro nome. Dobbiamo correggere tutto ciò. (Applausi).

Ma dovremo farlo senza fretta e lentamente. Il Comitato centrale discuterà il problema e esaminerà attentamente il modo di evitare errori ed eccessi. Io ricordo come l'Ucraina venne a conoscenza dell'arresto di Kossior. La stazione radio di Kiev aveva l'abitudine di dare inizio così ai suoi programmi: "Questa è radio Kossior". Quando un giorno i programmi omisero di dire questo nome, tutti furono sicuri che Kossior era caduto in disgrazia e che era stato probabilmente arrestato [nota] enote88.

Così, se oggi cominciassimo a cancellare dappertutto le iscrizioni e a cambiare i nomi, la gente penserebbe che i compagni, in onore dei quali sono state battezzate imprese, kolkhoz o città, hanno subito una eguale disavventura e che anch'essi sono stati arrestati. (Animazione).

Come si giudica oggi dell'autorità o dell'importanza di questo o quel capo? Dal numero di città, di imprese industriali e di fabbriche, di kolkhoz e di sovkhoz che portano il suo nome. Non sarebbe ora di eliminare ormai questa "proprietà privata" e di "nazionalizzare" le fabbriche, le imprese industriali, i kolkhoz e i sovkhoz? (Risate, applausi, voci: "È giusto"). È una decisione che favorirà certamente la nostra causa. Dopo tutto il culto della personalità si è manifestato anche in questo modo.

Dovremo esaminare con estrema attenzione il problema del culto della personalità.

Non possiamo dare in pasto al pubblico questo problema, né, soprattutto, possiamo lasciarlo alla stampa. L, per questo motivo che ne parliamo qui, a porte chiuse. Non dobbiamo passare certi limiti. Non dobbiamo fornire munizioni al nemico; non dobbiamo lavare i nostri panni sporchi sotto i suoi occhi [nota]. Sono sicuro che i delegati al Congresso capiranno e valuteranno nel loro valore tutte queste proposte. (Fragorosi applausi).

Compagni, dobbiamo abolire il culto della personalità in modo radicale, una volta per tutte. Dobbiamo trarre le dovute conclusioni riguardanti il lavoro ideologico, teorico e pratico.

A questo scopo è dunque necessario:

Primo: condannare ed estirpare, alla maniera bolscevica, il culto della personalità, come estraneo al marxismo-leninismo e non consono ai principi della direzione del partito e alle norme di vita del partito. Nello stesso modo dobbiamo inesorabilmente lottare contro ogni tentativo tendente a restaurare in un modo o nell'altro questa pratica.

Dovremo anche far ritorno, nella pratica effettiva, in tutto il nostro lavoro ideologico, ai principi più importanti della scienza marxista-leninista relativi al popolo, come creatore della storia e di tutto il progresso materiale e spirituale dell'umanità, alla funzione decisiva del partito marxista nella lotta rivoluzionaria per la trasformazione della società, e alla vittoria del comunismo.

In questo ordine di idee saremo obbligati ad esaminare in modo critico, da un punto di vista marxista-leninista, le idee sbagliate largamente diffuse sul culto della personalità nel campo della storia, della filosofia, dell'economia e delle altre scienze, come pure in quello della letteratura e dell'arte e a portarvi le correzioni necessarie. È indispensabile che sia pubblicato nell'immediato avvenire un nuovo manuale di storia del nostro partito, scritto con obiettività scientifica marxista, un manuale che faccia la storia della società sovietica, un libro che sia all'altezza degli avvenimenti della guerra civile e della grande guerra patriottica [nota].

Secondo: dovremo proseguire, in modo sistematico e conseguente, il lavoro compiuto dal Comitato centrale del partito negli ultimi anni, lavoro caratterizzato dall'osservanza minuziosa, in tutte le organizzazioni del partito, dalla base al vertice, dei princìpi leninisti sulla direzione del partito, e in primo luogo dal principio essenziale della direzione collegiale; caratterizzato inoltre dall'osservanza delle norme di vita del partito, come sono formulate negli statuti e, infine, da una larga pratica della critica e dell'autocritica.

Terzo: dovremo inoltre ripristinare, in modo completo, i princìpi leninisti della democrazia socialista sovietica, quali sono espressi nella costituzione dell'Unione Sovietica, e lottare contro l'arbitrio di quanti abusino del Potere [nota]. Il male provocato dalla violazione della legalità socialista rivoluzionaria, accumulatosi per un lungo periodo come risultato dell'influenza negativa del culto della personalità, dovrà essere completamente sanato.

Compagni! Il XX Congresso del Partito comunista dell'Unione Sovietica ha dimostrato con rinnovata energia l'incrollabile unità del nostro partito, la sua coesione attorno al Comitato centrale, la sua risoluta volontà di portare a termine il grande compito di costruire il Comunismo (fragorosi applausi). E il fatto di presentare, in tutte le loro ramificazioni, i problemi posti dalla necessità di superare il culto della personalità, che è estraneo al marxismo-leninismo, insieme col problema di liquidarne le gravi conseguenze, è la dimostrazione della grande forza morale e politica del nostro partito (prolungati applausi).

Noi siamo convinti che il partito, forte delle storiche risoluzioni del XX Congresso, condurrà il popolo sovietico, lungo la via leninista, verso nuovi successi, verso nuove vittorie (applausi tumultuosi e prolungati). Viva la bandiera vittoriosa del nostro partito, il leninismo! (Fragorosi prolungati applausi che terminano in ovazioni. Tutti i presenti si levano in piedi).

hammer star stalin hammer star krushchev hammer star stalin hammer star

Pagina precedente   |   Pagina successiva   |   Home