www.ebbemunk.dkarrowIl Rapporto Krusciov (1956)

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Note 2

(31) Parlando dei "quattro anni perduti", Stalin esprimeva il suo rancore per lo scacco subito nell'autunno del 1932, all'epoca dell'affare Riutin. Quest'ultimo era uno dei capi dell'organizzazione di Mosca, che si trovava alla testa di un gruppo di opposizione, nel quale si esprimevano i timori e le delusioni suscitate dalle terribili conseguenze della collettivizzazione forzata. Riutin aveva pubblicato clandestinamente nell'estate del 1932 un programma di 160 pagine nel quale reclamava: I. una pausa economica (rallentamento del ritmo dell'industrializzazione, abolizione della collettivizzazione forzata), II. democrazia interna nel partito, III. allontanamento di Stalin. Come racconta un comunista jugoslavo, Anton Ciliga, emigrato in Russia, che lo incontrò nella prigione di Verkne-Uralsk, Riutin era stato condannato in un processo a porte chiuse verso la fine del 1932. Nella sua "piattaforma" Stalin era definito "cattivo genio del partito e della rivoluzione" e paragonato ai peggiori despoti della storia (vedi A. Ciliga, Nel paese della grande menzogna, Roma, 1949). Stalin avrebbe voluto che si procedesse almeno all'esecuzione di Riutin, ma non riuscì a imporre per allora la sua volontà, essendosi urtata contro il rifiuto di applicare la pena di morte a un membro del partito: all'Ufficio politica, con la loro opposizione, Serghiei Kirov e Ordzonikidze fecero cadere la sua proposta. Stalin, ostinato, rinnovò l'attacco al plenum del Comitato centrale, che ebbe luogo dal 28 settembre al 2 ottobre, senza ottenere soddisfazione. Egli rimise la questione sul tappeto nella sessione seguente (7-12 gennaio 1933), in occasione dell'esame dell'affare di un altro gruppo di opposizione, ma anche allora ebbe un appoggio fermo solo da parte di Kaganovic. Stalin si lamentava dunque nel suo telegramma che non gli fosse stato permesso di iniziare quattro anni prima il massacro dei membri del partito, che doveva mettersi in moto a datare dall'agosto del 1936.

(32) La formula dei "quattro anni di ritarda" pungolava e nello stesso tempo terrorizzava i dirigenti del partito e della polizia; la si ritrova circa cinque mesi dopo, nel rapporto di Iezov al plenum del Comitato centrale del febbraio-marzo 1937. In quella riunione Stalin aveva presentato, il 3 marzo, il suo rapporto (al quale fa allusione Krusciov, alcune righe più sotto), sforzandosi di creare una psicosi di panico favorevole ai provvedimenti estremi, alla continuazione: e all'allargamento della "grande purga". Secondo la sua dichiarazione, "il lavoro di sabotaggio, di spionaggio e di diversione degli agenti degli stati stranieri, tra i quali i trotskisti avevano una parte molto attiva, aveva più o meno toccato tutte o quasi tutte le nostre organizzazioni, sia economiche che amministrative del partito" e questi agenti erano arrivati sino "ad alcuni posti responsabili". Stalin inveì contro i dirigenti che avevano permesso si creasse un tale stato di cose, mostrandosi "non vigilanti, deboli e ingenui". Tutto il partito doveva essere mobilitato per la caccia alle spie, ai sabotatori, ecc.; "la qualità indispensabile ad ogni bolscevico nelle condizioni presenti deve essere la capacità di riconoscere il nemico del partito, per quanto si mascheri" (il testo di questo rapporto di Stalin è pubblicato nella edizione francese dell'Internationale Communiste, n. 4, aprile 1937).

(33) Questo pauroso sofisma, che mira a non lasciare la minima breccia aperta per un ritorno alla normalità e per un po' di calma, è formulato da Stalin nel sua rapporto del

febbraio-marzo 1937. "Bisogna demolire - egli grida - e gettare lontano da noi la teoria purulenta secondo la quale ad ogni passo che noi facciamo in avanti, la lotta di classe nel nostro paese si andrebbe via via indebolendo, perché nella misura in cui aumentiamo i nostri successi il nemico di classe perderebbe di forza. Si tratta non solo di una teoria marcia, ma di una teoria pericolosa, perché addormenta i nostri uomini, li fa cadere in trappola, ecc. Al contrario quanto più noi avanziamo, quanto più grandi saranno i nostri successi, tanto più sarà grande il furore dei superstiti delle classi sfruttatrici in rotta" Internationale Communiste, loc. cit., p. 254). La risoluzione del C.C. del 30 giugno 1956 ritorna su questo tema e osserva che questa formula "valevole solo per uno stadio determinato del periodo transitorio, quando si trattava di risolvere la questione di sapere: "chi vincerà "..., fu messa in primo piano nel 1937... e permise di giustificare le violazioni più brutali della legalità socialista e le repressioni in massa". Nel terzo numera del 1956, la rivista Voprosi Istorii mette in evidenza che "sotto l'etichetta del rafforzamento della vigilanza, i carrieristi seminavano sospetti e diffidenze nei ranghi del partito", per meglio fare la loro strada. Ma la tesi di Stalin è di molto anteriore al 1937. In una conversazione del luglio 1928 con Kamenev, ricordata da quest'ultimo, Bukharin denuncia come "analfabetismo idiota" il principio sul quale Stalin ha insistito al plenum: "Quanto più il Socialismo avanzerà, tanto più crescerà la resistenza" (il testo di questa conversazione, alla quale ci siamo più volte richiamati, è stato dapprima diffuso in Russia dai trotskisti, poi riprodotto in una rivista dell'opposizione comunista francese Contre le Courant, nn. 27-28, 12 aprile 1929, pp. 12-15). Teniamo presente che dopo il 1917 e fino a oggi non è stata data alcuna definizione della "legalità socialista", lasciando così la porta aperta a contraddizioni costanti e alle più gravi violazioni.

(34) La vittoria dei Rossi su Denikin segnò una svolta decisiva della situazione militare. Sei mesi prima Lenin aveva redatto per il partito un appello: Tutti nella lotta contro Denikin, perché si era giunti a "uno dei momenti più critici della rivoluzione" (Lenine, Oeuvres choisies, II, 603-621). Per contro, il 4 gennaio 1920, egli poteva annunciare sulla Pravda: "Le truppe rosse hanno preso Kiev, Poltava, Kharkov, e marciano vittoriose su Rostov". Questa città cadeva infatti il 6-8 gennaio. Nonostante oscillazioni momentanee, (Rostov fu ripresa da Denikin il 20 febbraio, ma solo per tre giorni) la disfatta delle forze "bianche" fu tale che Denikin dovette imbarcarsi ai primi di aprile per Costantinopoli. Iudenic aveva abbandonato la lotta davanti a Pietrogrado nell'autunno del 1919, Kolciak era stato catturato nel gennaio 1920 e fucilato. In modo palese questi successi dei bolscevichi impressionarono le potenze dell'ex Intesa e Lenin poté sviluppare gli sforzi, già cominciati da molti mesi, per ridurre la loro pressione ostile e far uscire la Russia dal suo pericoloso isolamento. Facendo annunciare da Dzerginski, il 5 gennaio 1920, l'abolizione della pena di morte, Lenin adottava un provvedimento che poteva favorire le trattative sul piano internazionale, dove stavano manifestandosi sintomi favorevoli. Le trattative di pace con l'Estonia, già iniziate alla fine di agosto 1919, poi interrotte sotto la pressione anglo-francese, arrivarono in porto il 2 febbraio 1920; in questo modo, come dirà Lenin, finalmente "sì era aperta una finestra sull'Europa occidentale". Altri negoziati vennero iniziati. "Il 16 gennaio 1920 il Consiglio supremo dell'Intesa autorizzò uno scambio di merci tra la Russia e gli stati alleati e neutrali... Questa voleva dire che di fatta il blocca era finito". (Storia della diplomazia, pubblicata sotto la direzione di V. Potiomkin, Roma, 1956, vol. IV, p. 119).

Sul piano della politica interna il provvedimento non ebbe l'importanza né il significata che Krusciov gli attribuisce nel suo rapporto. Intanto, alcuni giorni prima di annunciare l'abolizione della pena di morte, Dzerginski ordinò segretamente di accelerare le esecuzioni di tutti coloro che la Ceka e le sue commissioni locali volevano eliminare; inoltre la pena continuò a venir applicata dai tribunali speciali; tribunali militari, tribunali ferroviari e soprattutto tribunali del corpo militare della difesa interna. All'inizio della campagna di Polonia, con decreto 29 maggio 1920, la pena di morte fu ufficialmente ripristinata e applicata su tutto il territorio della Russia.

(35) Krusciov cita a più riprese il caso di Pavel Postychev denunciato come "nemico del popolo" (vedi p. 230), fucilato senza processo nel 1938 e riabilitata a titolo postumo (p. 153). P. Postychev, di origine granderussa (era un ex operaio di Ivanovo-Voznessensk), bolscevico dal 1904, uno dei 5 segretari del partito nel 1930 (XVI Congresso), candidato all'Ufficio politico del 1934 (XVII Congresso), nel 1932 era stato mandato da Stalin in Ucraina e nominato segretario del Partito comunista ucraino. Per alcuni anni diresse una offensiva accanita contro gli elementi del partito e dell'amministrazione che avevano conservato qualche tendenza all'autonomia. Il bilancio, molto incompleto, dell'epurazione del' 1933 fu fornito dallo stesso Postychev nel discorso del 4 novembre 1933: "27.000 su 125.000 membri del Partito comunista ucraino sono stati espulsi: 279 presidenti regionali del partito sono stati liquidati; il Commissariato dell'Istruzione pubblica ha perduto più di mille collaboratori; l'Accademia delle scienze e l'Università di Kiev hanno avuto 300 epurati e le cooperative 2.000". (Sull'epurazione in Ucraina, in quel periodo e negli anni seguenti, vedi lo studio dello storica Elia Borschak, L'Ukraine sous le régime soviétique (1918-1952), pubblicato come supplemento al n. 73 del B.E.I.P.I). Ma ben presto anche lo stesso Postychev cadrà in disgrazia e questo precisamente "per non essersi accorto dell'esistenza del complotto nazionalista" ed essersi "lasciato ingannare come un imbecille dalle apparenze" (Pravda, 14 giugno 1936). Nel marzo del 1937 fu retrocesso a segretario provinciale del partito a Kuibychev. Sembra che Postychev si fosse compromesso assumendo nell'assemblea plenaria del C.C. del febbraio-marzo 1937 l'atteggiamento che qui Krusciov rammenta. A questo proposito vi fu più tardi una polemica e qualcuno contestò che Postychev si fosse opposto allora a qualche eccesso della Iezovchina (vedi la n. 63 di Nikolaievsky al rapporto edito dal New Leader); ma la cosa sembra accertata: Postychev mostrò in quell'occasione un certo coraggio e Stalin non glielo perdonò. Trotsky, i cui partigiani Postychev aveva perseguitato con molto zelo, ricordava nel 1937 che, dopo aver epurato in Ucraina i "nazionalisti" e ridotto al suicidio il commissario del popolo Skrypnik, accusandolo di averli protetti, Postychev aveva dovuto abbandonare l'Ucraina di cui era divenuto il dittatore, e partire, alto funzionario in disgrazia, verso il Volga. Trotsky aggiungeva: "È facile immaginare che non ci resterà a lungo. Postychev si suiciderà? Confesserà delitti che non ha commesso? Per lui non c'è più salvezza". (L. Trotsky, Les crimes de Staline, p. 338). Trotsky non si è ingannato, le sue previsioni sono state profetiche: Postychev sparirà poco dopo nell'ingranaggio mortale della "purga" staliniana.

(36) La risoluzione sull'unità del partito, presentata da Lenin al X Congresso (vedi n. 20 [nota]) precisa che: "l'applicazione di questo provvedimento estremo (retrocessione o espulsione dal partito) ai membri del Comitato centrale, ai membri supplenti del Comitato centrale e ai membri della Commissione di controllo deve comportare la riunione di un'assemblea plenaria del Comitato centrale, con convocazione di tutti i supplenti del C.C. e di tutti i membri della Commissione di controllo"; il provvedimento deve venire applicato "se questa assemblea generale dei dirigenti più responsabili ne riconosce la necessità con una maggioranza di due terzi dei voti".

(37) Roberto I. Eiche, originario dei Paesi baltici, dove era stato uno degli animatori del movimento comunista, fu membro del Comitato centrale e candidato all'Ufficio politico. Dal 1929 al 1934 fu segretario del Comitato regionale della Siberia occidentale. Stalinista fanatico, intervenne al XVII Congresso, nella seduta del 27 gennaio 1934, ed esaltò Stalin che gli aveva affidato la creazione del "combinat" Ural-Kuznietz, inveendo contro gli "ex capi dell'opposizione di destra": "costoro avevano sì giurato di riparare le loro colpe, ma non avevano mantenuto la promessa, perché molti di essi avevano taciuto e permessa così ad altri gruppi controrivoluzionari di coprirsi col loro silenzio". Il suo nome appare ancora nella lista dei commissari del popolo, letta il 10 gennaio 1938 al Consiglio supremo da Molotov, che ne chiede la ratifica. Ad Eiche era stato assegnato il ministero dell'Agricoltura; ma era probabilmente un binario morto in vista della prossima prigione. Fu arrestato il 29 aprile 1938, torturato atrocemente per quasi due anni e fucilato il 4 febbraio 1940. I suoi aguzzini, scelti tra i giudici istruttori più feroci della N.K.V.D., riuscirono a fargli "confessare" tutto quel che vollero. Si trattava fra l'altro di incriminare Moise Rukhimovic (organizzatore a Kharkov nel 1917-1918 delle guardie rosse e più tardi commissario del popolo alle Comunicazioni, che Eiche aveva conosciuto nella Siberia occidentale) e Valeri I. Mezlauk, l'uno, e l'altro già in stato d'arresto. Mezlauk era stato, prima di cadere in disgrazia, presidente del Gosplan e membro del Comitato centrale. Come Rukhimovic, anche Mezlauk sparì col fratello nel corso della "grande purga".

(38) Van E. Rudzutak, entrato nel partito nel 1905, era già membro del Comitato centrale nel 1920 e lo resterà fino a quando verrà epurato. Dirigente sindacale con Tomski, aveva presentato con lui e altri, al X Congresso (marzo 1921), una piattaforma sulla questione sindacale, piattaforma detta dei dieci, contraria alla posizione presa da Trotsky, ma anche lontana da quella di Lenin. Lenin, che voleva vincere la battaglia iniziata già verso la fine del 1920, accettò nella sostanza il testo di Rudzutak e ottenne una larghissima maggioranza contro Trotsky e contro l'Opposizione operaia. Dopo la morte di Lenin, fu designato al XIV Congresso (dicembre 1925) fra i supplenti dell'Ufficio politico. Al congresso seguente (dicembre 1927) Trotsky e Zinoviev erano stati espulsi e Stalin fece entrare come membri effettivi dell'Ufficio politico Kuibychev e Rudzutak, entrambi acquisiti al suo punto di vista. La disgrazia di Rudzutak incomincia a profilarsi al XVII Congresso (principio del 1934), poiché egli viene retrocesso al posto di semplice supplente. E tuttavia in questo congresso Rudzutak, presentando il suo rapporto sull'attività della Commissione centrale di controllo di cui è presidente, ne consacra buona parte all'elogio di Stalin "che ha brillantemente applicato le armi teoriche, di Marx e di Lenin nella lotta contro gli oppositori di ogni tendenza" e che sa "prevedere con decenni di anticipo e definire con chiarezza la via che devono seguire il Partito e la classe operaia". Rudzutak terminava facendo l'elogio dell'epurazione che "ha sbarazzato il partito da opportunisti, ipocriti, elementi estranei che si erano infiltrati nel partito, da tutti gli indisciplinati, in breve da tutti quegli elementi che rallentano l'edificazione socialista". Non si sa con quali di questi titoli egli sia stato colpito; si sa che, meno di 4 anni dopo, veniva fucilato.

(39) Krusciov non dà su questo primo "affare di Leningrado" che risale al 1937, più particolari di quanti ne dia sul secondo "affare di Leningrado", accaduto nel 1949 (vedi n. 77 [nota]). La storia del 1937 è stata evocata sulla base della testimonianza di un sopravvissuto, Rozenblum; sembra infatti certo che tutti gli altri siano periti: Nikolai Komarov, Mikail Ciudov e sua moglie, Fiodor Ugarov, Piotr Smorodin, Boris Pozern. Essi furono tutti arrestati dalla N.K.V.D. di Leningrado nel 1937 e accusati di far parte di un "centro terroristico"; erano vecchi membri del partito (le date di iscrizione vanno dal 1903 al 1913; uno solo, Smorodin, entrò nel 1917). Come membri o come segretari, avevano tutti fatto parte del Comitato provinciale del partito a Leningrado, o erano stati alti funzionari nell'organizzazione della città. I loro nomi si trovano anche fra i membri del Comitato centrale, come membri titolari o supplenti; il più conosciuto tra loro, N. Komarov, entra nel C.C. già nel 1923 e ha una parte importante nel Consiglio supremo dell'Economia nazionale. L'elemento che li accomuna e che va sottolineato è quello di essere stati tutti collaboratori di S. Kirov nell'opera da lui intra presa nel 1926, con uno spaventoso successo: la liquidazione dei dissidenti di Leningrado (vedi n. 27 [nota]). Tutto il gruppo che Kirov aveva mobilitato per quella operazione fu a sua volta "liquidato".

(40) Leonida Zakovski aveva infierito come capo delle sezioni della N.K.V.D. di Leningrado e di Mosca negli anni 1934-1938. Era uno specialista in istruttorie basate sulla fabbricazione minuziosamente preparata di "confessioni" ottenute con torture crescenti e prolungate. Zakovski era arrivato a far confessare a un socialista austriaco, che aveva combattuto a Vienna come comandante di un battaglione della Schultzbund nelle giornate di febbraio 1934 (e si era poi, come molti altri, rifugiata nella Russia Sovietica), di essere una "spia fascista". Walter Krivitsky che racconta l'episodio (Agent de Staline, pp. 192-193) osserva: "" Confessioni" simili a quelle che aveva ottenuto Zakovski erano il principale alimento della Ghepeù". Il socialista austriaco aveva potuto far giungere una lettera a Kalinin e ottenere che egli intervenisse in suo favore. In realtà egli non era "né più né meno colpevole delle centinaia di migliaia di altri che non ebbero la sua fortuna". Dopo la liquidazione di Iezov e l'ascesa di Beria alla direzione della N.K.V.D., Zakovski fu arrestato e scomparve.

(41) Ivan D. Kabakov era stato nel 1919 incaricato di una missione, che consisteva nel controllo del lavoro del partito nella regione di Nizni-Novgorod; quando nel '1937 fu arre stato, era segretario del Comitato provinciale dell'Ural. Il suo nome appare nella lista dei membri del Comitato centrale dal XIII' al XVII Congresso (come supplente nel 1924, come titolare in seguito).

(42) Stanilav V. Kossior, figlio di un operaio del bacino del Don, bolscevico dal 1905, era già un dirigente del Partito comunista ucraino negli anni 1918-1919 e fu in seguito mandato molte volte in Ucraina come segretario di quel partito. Supplente del C.C. del Partito russo nel 1923, titolare dal 1924 fina alla sua "liquidazione", lavorò per un certo tempo a cominciare dal 1925 agli ordini diretti di Stalin nella segreteria del C.C. Mandato in Ucraina nel 1937 per accelerare l'epurazione, operò con particolare zelo, denunciando in un discorso del 27 settembre tutta la vecchia generazione come "poco sicura e contaminata da idee nazionaliste". A metà gennaio 1938 interviene ancora alla sessione del Consiglio supremo a Mosca, per dichiarare che "l'Unione Sovietica è circondata da nemici, che cercano di piazzarvi i loro nidi di spie e di agenti di diversione". Fortunatamente, egli aggiunge, "grazie al nostro eroico servizio di informazioni che ha alla testa il commissario del popolo staliniano Iezov, i nascondigli fascisti sono stati ripuliti". (Correspondance Internationale, 1938, p. 72). Non troppo, bisogna credere, perché Kossior, di cui Molotov domanda in quella stessa sessione la ratifica come vicepresidente del Consiglio dei commissari del popolo e che fa nominare nello stesso tempo presidente della Commissione sovietica di controllo, sarà ben presta accusato, lui pure, di nazionalismo borghese e di spionaggio. L'arresto di Kossior si è svolta in circostanze sulle quali Krusciov mantiene un prudente silenzio, benché egli stesso vi abbia avuto una parte importante, a fianca di Molotov.

Kossior sarebbe stato fucilato dopo un'istruttoria affidata a un giudice seviziatore, ma senza alcuna forma di processo. I suoi due fratelli, Josip (membro del Comitato centrale dal 1927) e Vladimir (uno dei fondatori dei sindacati russi) sarebbero pure stati "liquidati".

(43) Vlas I. Ciubar, già membro supplente del Comitato centrale nel 1921, effettivo dal 1922, membro supplente dell'Ufficio politico dal 1927, presiedette il Consiglio dei commissari del popolo dell'Ucraina dal 1923 al 1932. Sarebbe in seguito caduto in disgrazia, precisa B. Nikolaievsky, a causa del suo rifiuto di requisire il grano dei contadini ucraini, secondo le direttive imposte da Stalin nel 1932, perché prevedeva che il risultato sarebbe stato la carestia. La prima sessione del Consiglio supremo (gennaio 1938) ratificava la sua nomina a vicepresidente del Consiglio dei commissari del popolo dell'U.R.S.S., e lo esonerava dalle sue funzioni di commissario del popolo alle Finanze. Fu di nuovo primo ministro dell'Ucraina nel 1937, quindi epurato nella primavera del 1938. Per Postychev, vedi n. 35 [nota].

(44) Alexander V. Kossarev, entrato nel partito nel 1919, diventa segretario generale della Gioventù comunista (Komsomol) nel 1929, candidato al C.C. nel 1930 e titolare nel 1934. Era venuto a Parigi nel 1935, con un altro rappresentante della Internazionale Comunista della Gioventù per tentare di convincere i dirigenti della Gioventù socialista ad entrare nei ranghi del comunismo staliniano. La sua missione fallì: la Gioventù socialista esclusa dalla S.F.I.O. preferì il trotskismo (vedi Franc-Tireur, 23 marzo 1956). Nell'aprile del 1936, al X Congresso della G.C. dell'U.R.S.S., egli recita uno sperticato elogio di Stalin: "Abbiamo vinto, perché eravamo guidati dal grande Stalin. La nostra federazione è fiera che la nostra gioventù sia educata da Stalin. La parola della gioventù sovietica è: "Ti ringraziamo, Stalin, per la vita felice", ecc., ecc. (Correspondance Internationale, pp. 483-484). Nonostante questa "ardente perorazione", Kossarev fu internato in un campo di concentramento, di cui sarebbe uno dei rari sopravvissuti, avendo la stampa di Mosca annunciato la sua ricomparsa.

(45) La risoluzione del plenum del C.C. del gennaio 1938 (pubblicata nella Correspondance Internationale, pp. 113-116) si richiama a quella adottata nel marzo 1937 (vedi n. 32 [nota]),

che già modificava, del resto senza alcun risultato, la procedura di espulsione e di riammissione dei membri del partita. La nuova risoluzione enumera, a titolo di esempio, una lunghissima serie di casi che si erano prodotti in tutte le regioni e che provavano come l'epurazione si fosse svolta in un'atmosfera di terrore, di vigliaccheria, di arrivismo profittatore e costituisse nell'insieme un sintomo di degenerazione ormai generale. Essa affermava che si trovava tra i comunisti "un certo numero di carrieristi non ancora smascherali, che si affannano a mettersi in luce e a dar la scalata al potere per mezzo di espulsioni e di repressioni contro i membri del partito, gente che, con la repressione sommaria contro i membri del partito, si sforza di proteggere la carriera e di coprirsi contro eventuali accuse di mancanza di vigilanza".Insomma "questi profittatori aspirano ad elevarsi a spese degli espulsi dal partito". È una lotta spietata, spesso per la carriera, più spesso semplicemente per l'esistenza. E nonostante gli avvertimenti e gli ammonimenti il male non potrà essere sradicato, perché, benché vi sia stato un certo miglioramento, l'ondata di repressione, osserva Krusciov, continuò a progredire nel 1938. Il numero degli arresti in massa comincerà a diminuire solo nel 1939, dopo aver seguito il suo corso senza interruzione per più di 4 anni e riprenderà poi allo scoppio della guerra mondiale.

(46) Nikolai I. Iezov, operaio di Leningrado, entrò nel partito nel marzo del 1917, quando non aveva ancora 22 anni. Durante la guerra civile (1919-1920) fu commissario politico di varie unità dell'esercito. Dopo il 1922 viene mandato nell'Asia centrale e in altre regioni periferiche, donde Stalin lo richiama presso di sé a Mosca nel 1927; vicecommissario del popolo all'Agricoltura nel 1929-30, nel periodo della "collettivizzazione" più sfrenata, Iezov fa il suo apprendistato lavorando alla rovina e allo sterminio di milioni di contadini, senza dimenticare l'uso delle mitragliatrici e dei gas asfissianti. Tra il 1930 e il 1934 è occupato al riordinamento e al controllo dei quadri del partito: nominato al XVII Congresso membro del Comitato centrale e della Commissione di controllo, entra nel sancta santorum dell'Ufficio organizzativo: il secondo pilastro, sul quale si appoggiano l'edificio del partito e la potenza di Stalin (il primo è la segreteria). L'anno seguente (1935) Iezov entra nella segreteria ed è nominato presidente della Commissione di controllo; a cominciare da questo momento le sue funzioni si moltiplicano: viene nominato nel Consiglio supremo dell'Unione Sovietica, in numerosi altri Consigli delle Repubbliche Federali ed è anche cooptato al VII Congresso dell'Internazionale comunista (quello dei "Fronti popolari") come membro del Comitato esecutivo, onoratissimo di accogliere una simile recluta. L'ascesa di Iezov continua fino alle più alte vette: il 26 settembre 1936 viene messo alla direzione della N.K.V.D. Nessuna qualità intellettuale o morale giustifica una simile carriera, salvo la crudeltà senza limiti, l'arrivismo sfrenato e soprattutto il servilismo verso Stalin, di cui coltiva altrettanto la volontà di potenza che la diffidenza delirante e il timore di ogni opposizione. Il 1937 è l'anno più sanguinoso del periodo della "grande purga", al quale Iezov avrà l'onore di dare il nome, la Iezovchina; è l'anno in cui, dalla posizione centrale dove regna ormai solo, egli fabbrica il processo contro il "centro trotskista antisovietico (gennaio 1937) e organizza il massacro di ufficiali di ogni grado che Stalin gli ha chiesto (maggio-giugno).

Tali successi dovevano venir consacrati con nuovi onori. Il Presidium del Comitato esecutivo centrale, nel luglio 1937, lo decora con l'ordine di Lenin. Consegnandogli la decorazione, lo stesso Kalinin afferma che "Nikolai Ivanovic ha portato lo spirito del partito, il bolscevismo, nel lavoro della N.K.V.D., l'arma più affilata della dittatura della classe operaia. Solo appoggiandosi alle idee del bolscevismo, era possibile portare a termine l'opera, di cui questa decorazione viene a consacrare l'importanza... Nikolai Ivanovic ha compiuto un immenso lavoro e ottenuta risultati eccellenti. Questo si spiega col fatto che egli sa perfettamente giungere alla soluzione dei problemi alla maniera del Partito, alla maniera bolscevica". Nell'ottobre 1937 Iezov entra come supplente nell'Ufficio politico: gli mancherà il tempo per superare l'ultima tappa, quella di membro effettivo. Il 20 dicembre, con una cerimonia al Grande Teatro di Mosca, si festeggia il XX anniversario della Ceka e delle istituzioni che ne hanno continuato e allargato l'azione. I capi del partito comunista e del governo assistono alla riunione, nella quale compaiono Voroscilov, Mikoian, Molotov e, verso la fine, Stalin. Mikoian tiene il rapporto, sottolineando che "la N.K.V.D. è l'organizzazione più vicina al Partito comunista é' a tutto il popolo sovietico". L'anno 1938 offre un altro trionfo a Iezov, i? processo del marzo 1938, di cui egli si serve anche per farsi una pubblicità ben preparata. Iagoda alla domanda del tribunale: "Perché ha tentato di far avvelenare Iezov?", risponde: "L'ha fatto perché consideravo Iezov un uomo pericoloso per il complotto controrivoluzionario e capace di smascherare la nostra organizzazione"; l'atto di accusa del procuratore Vyscinski sottolinea che "nell'ambiente dei cospiratori fu intrapresa una campagna contro Iezov, il quale incarnava lo spirito di decisione e di fermezza del partito nella sua volontà di annientarli".

II preteso tentativo di assassinio di Iezov prende nel processo un posto quasi maggiore di quello riservato a Stalin e fu forse questo uno dei fattori che causò la rovina del capo della N.K.V.D. Poco dopo l'esecuzione degli accusati di marzo, incominciano a circolare a Mosca le voci di una prossima disgrazia di Iezov, e di queste voci si fece eco il corrispondente del Temps in un "profilo" di Iezov (Temps, 1. luglio 1938), in cui tuttavia quest'ultimo è qualificata come "un puro proletario". Iezov a titolo di risposta fa inserire la sua biografia nella Correspondance Internationale (pp. 894-895). Ma il gioco è fatto; Iezov deve presentare le dimissioni l'8 dicembre, e dopo il periodo abituale in un altra commissariato, quello dei Trasporti fluviali, segue la sorte delle sue innumerevoli vittime.

(47) Vedi nn. 42 [nota], 38 [nota], 35 [nota], 44 [nota].

(48) La Ve-Ceka (ufficialmente Commissione straordinaria panrussa per combattere la controrivoluzione, il sabotaggio e la speculazione) fu creata il 20 dicembre 1917, alcune settimane dopo la rivoluzione; l'impiego da parte sua del terrorismo su larga scala incomincia nel secondo semestre del 1918, in piena guerra civile. Il 1. marzo 1922 le successe l'O-Ghe-peù (Direzione politica unificata di stato), che ereditava dalla Ceka i suoi compiti e li allargava. Il 10 luglio 1934 un decreto del Comitato centrale esecutiva dell'Unione Sovietica incorporava la Ghepeù nel Commissariato del popolo agli Interni (N.K.V.D.), che era stato allora creato. Il commissariato aveva le seguenti funzioni:

  1. difendere l'ordine rivoluzionario e vegliare sulla sicurezza dello stato;
  2. difendere la proprietà sociale (socialista);
  3. tenere i registri dello stato civile;
  4. assicurare la protezione delle frontiere.

Il tribunale speciale della Ghepeù veniva sciolto; la condanna dei delitti controrivoluzionari era ormai di competenza del tribunale supremo dell'Unione Sovietica; i delitti di alto tradimento e di spionaggio dovevano passare davanti alla sezione militare dello stesso tribunale o ai tribunali militari corrispondenti. Questa "riforma", che sedicentemente instaurava una più larga e più stabile legalità, fu lo strumento di cui Stalin si servì per costruire il sistema che fece le sue prove a cominciare dalla fine del 1934 e negli anni successivi. Iezov fu messo alla testa della N.K.V.D. dopo l'eliminazione di Iagoda, il 26 settembre 1936; nel gennaio 1937 egli riceveva anche il titolo di Commissario generale per la Sicurezza di stato, ma doveva lasciare il commissariato nel dicembre del 1938. Sotto Beria che gli succedette, i suoi servizi furono ripartiti, all'inizio del 1941, in due commissariati, quello degli Interni (N.K.V.D.) e quello della Sicurezza di stato (N.K.G.B.), che dopo la guerra, nel marzo 1946, diventarono due ministeri: M.V.D. e M.G.B. Due mesi prima Beria lasciava la Sicurezza nazionale e diventava vicepresidente del Consiglio dei ministri, continuando a mantenere il suo controllo sui servizi di polizia. Dopo la morte di Stalin, quando fu rimaneggiato per la prima volta il governo, Beria ritrova i suoi due ministeri fusi in uno solo, la M.V.D., che conserverà solo per alcune settimane, perché la resa dei conti aperta tra i successori di Stalin termina colla sua disfatta e la sua eliminazione.

(49) Vedi nn. 42 [nota], 43 [nota], 44 [nota].

(50) Queste "bravate" si ritrovano a ogni passo nella stampa e nei discorsi dei capi comunisti e dei loro subordinati in tutti i paesi che li imitano, come la provincia imita la capitale. Ma sarebbe inesatto ridurre questo atteggiamento a quello dei matadores che divertono il pubblico. Questo tono millantatore è in primo luogo lo stile naturale che dà l'uso e l'abuso del potere; è inoltre una affettazione di sicurezza, destinata a demoralizzare gli avversari; infine risulta anche da una ideologia e da una dottrina, che si credono superiori a tutto. I militari sovietici si sono sforzati per trenta anni di dar vita a una "dottrina marxista della guerra" che, tra l'altro, coltivava l'idea di una strategia basata sulla distruzione fulminea delle forze nemiche, prima ancora che potessero penetrare in terra sovietica. Una rivista, Guerra e Rivoluzione, che sarà soppressa nei 1936, ha per molti anni perseguito il sogno ridicolo di una dottrina militare originale, ispirata strettamente dal "marxismo", secondo i dettami dell'ortodossia dominante, e questo quadro mentale influenzava anche i grandi capi militari come Tukhacevsky, o personaggi consolari, d'altronde mediocri, come Voroscilov. Nel gennaio del 1936 Tukhacevsky fece intendere davanti a1 Comitato centrale esecutivo il suo canto del cigno, proclamando: le frontiere della Patria sono inviolabili. I presenti, il fior fiore della società sovietica, andarono in delirio, quando il maresciallo evocò "la potenza dell'Armata rossa e la sua volontà di rispondere con un colpo distruttore al più piccolo attentato portato contro il suolo sacro del socialismo". Egli aggiunse: "si può essere persuasi che, se si trovasse un dilettante che volesse provarcisi [l'Armata rossa], sotto la direzione del nostro partito e del nostro grande capo Stalin, risponderebbe con un colpo mortale". (Correspondance Internationale, pp. 101-103).

Il "Regolamento provvisorio del servizio in campagna", entrato in vigore nel dicembre 1936, diceva nel suo articolo primo: "Ogni attacco diretto contro lo Stato sovietico verrà respinto da tutta la potenza delle forze armate e le operazioni saranno portate sul territorio dell'aggressore". Un'opera consacrata all'Armata rossa, nel capitolo "La dottrina marxista e la filosofia marxista", cita questo testo di Voroscilov: "In caso di guerra noi dovremo... vegliare perché la guerra si combatta sul territorio del paese, che per primo avrà levato la spada contro di noi". (Colonnello Markhin, L'armée rouge, Parigi, 1938). Nel discorso pronunciato in occasione del XX anniversario dell'Armata rossa (28 febbraio 1938), Voroscilov afferma che le forze armate sovietiche devono essere "sempre pronte e in ogni momento capaci non solo di rispondere ad ogni nemico che attacchi, ma anche di annientarlo, senza lasciarlo penetrare sul nostro suolo sovietico". (J. Staline - K. Voroscilov, L'Armée Rouge est prête, Parigi, 1938).

(51) Nel suo discorso radiodiffuso a Mosca il 3 luglio 1941 - il primo dopo l'inizio delle ostilità - Stalin spiegava la facilità e i primi successi dell'invasione tedesca col fatto che la guerra "era scoppiata in condizioni di vantaggio per le truppe tedesche e di svantaggio per quelle sovietiche", in quanto le truppe tedesche "erano state interamente mobilitate", mentre "occorreva ancora mobilitare le truppe sovietiche e portarle al fronte". Inoltre "la Germania fascista ha violato perfidamente e all'improvviso il patto di non aggressione concluso nel 1939 con l'U.R.S.S." (J. Staline, Sur la grande guerre patriotique, Edizioni in lingue straniere, Mosca, 1946, p. 6). In un ordine del giorno alle truppe, in data 23 febbraio 1942, Stalin sottolinea di nuovo che l'attacco tedesco "è avvenuto di sorpresa e in modo imprevisto" (id., p. 39). Litvinov, il 31 dicembre, spiega alla stampa americana che il suo governo "non aveva potuto credere (nonostante gli avvertimenti ricevuti) che Hitler sarebbe stato così pazzo da iniziare la guerra all'est... prima di aver terminato all'ovest". Secondo uno storico che ha con grande scrupolo raccolto una larga documentazione sul tema, "il Cremlino era poco disposto a credere che Hitler volesse correre il rischio di una guerra su due fronti. Sembra che i dirigenti sovietici abbiano interpretato il concentramento delle truppe tedesche come una questione nazista mirante ottenere nuove concessioni, e che essi, sino alla fine, abbiano contato su concessioni per tener buona Hitler". (W. L. Langer e L. E. Glesson, The Undeclared War [1940-41], New York, 1953).

La "sorpresa" di Stalin ha avuto ragioni più generali, che derivavano da tutta la politica di Stalin e dei dirigenti sovietici nei confronti del problema tedesco (vedi Introduzione, pp. 32-33-34).

(52) Winston Churchill ha tutto il diritto di rivendicare gli sforzi da lui compiuti per "trovare qualche modo di avvertire Stalin facendogli prendere coscienza del pericolo" di un attacco tedesco (Memorie, III, I, Milano, 1950, p. 401). Vedi in particolare il messaggio del 3 aprile destinato personalmente a Stalin. Poiché l'ambasciatore a Mosca, Sir Stafford Cripps, che aveva precedentemente avuto una presa di contatto con Vyscinski, tardava per questa ragione a consegnare il messaggio, Churchill si irritò fortemente e diede a Cripps un ordine formale che fu eseguito il 19 aprile (id. p. 404). Stalin si accontentò di pubblicare, il 13 giugno, un comunicato per mezzo della agenzia Tass, nel quale definiva i tentativi inglesi "una grossolana manovra di propaganda delle forze coalizzate contro l'Unione Sovietica e la Germania" per estendere ed intensificare la guerra (id. p. 410). Churchill osserva in questa occasione che "l'accecamento di cui dette prova Molotov fino all'ultimo merita una menzione speciale" (id. p. 410). In realtà Molotov non ha avuto alcuna parte personale essendosi limitato, come sempre, a seguire le istruzioni di Stalin. Dal canto suo Eden aveva dato all'ambasciatore sovietico a Londra, Maisky, "ripetuti avvertimenti" (id. p. 412). Da parte americana il Dipartimento di Stato aveva fatto conoscere all'ambasciatore sovietico a Washington, Umanski, il contenuto di un rapporto dell'addetto commerciale americano a Berlino, le cui informazioni non solo confermavano la volontà di Hitler di Attaccare la Russia, ma fornivano anche i dati essenziali del piano strategico tedesco elaborato alla fine del 1940. (Vedi Cordell Hull, Mémoires, II, New-York, 1948, pp. 967-968).

(53) Sir Stafford Cripps, accreditato come ambasciatore di Gran Bretagna a Mosca il 25 giugno 1940, aveva subito un grosso scacco poco dopo il suo arrivo a Mosca. Avendo fatto passi presso Stalin per "una politica di difesa comune contro la Germania", quest'ultimo lo aveva respinto e aveva subito consegnato a Von Schulenburg, ambasciatore tedesco a Mosca, il resoconto della sua conversazione con Cripps, perché fosse comunicato a Ribbentrop (Nazi-Soviet Relations, 1939-1941, Documents from the Archives of the German Foreign Office, Washington, 1948, pp. 166-168).

Lo stesso Krusciov confessa (p. 164) che Sir Stafford Cripps da Londra aveva trasmesso all'ambasciata sovietica verso la metà di giugno del 1941 informazioni molto precise sul concentramento delle unità tedesche lungo la frontiera sovietica. Quando Cripps, il lo giugno, lasciò Mosca disilluso e convinto che non sarebbe più rientrato nell'U.R.S.S., "furono i Tedeschi - osserverà un giornalista americano filosovietico - a trasformare la sua missione in un brillante successo". (Vedi A. Tasca, Due anni dì alleanza tedesco sovietica, Firenze 1950, nel quale sono riassunti i tentativi fatti dalle potenze occidentali per modificare l'atteggiamento sovietico moltiplicando gli avvertimenti, fino all'ultimo momento senza successo, pp. 173-177).

(54) Krusciov non ha resistito alla tentazione di fare sfoggio della sua sociologia di imbonitore da fiera, in flagrante contraddizione con la verità storica: nel momento in cui Churchill si sforza di far giungere a Mosca i suoi avvertimenti, la Gran Bretagna è in guerra da un anno e mezzo, isolata e gravemente minacciata (soprattutto dopo la caduta della Francia). Martirizzata dal "blitz" terribile dell'aviazione di Goering, la Gran Bretagna si batteva contro la Germania su tutti i continenti; tuttavia provocò contro Hitler le complicazioni balcaniche, che, ritardando l'attacco tedesco contro la Russia dalla metà di maggio alla fine di giugno 1941, contribuirono in maniera decisiva a salvare Mosca. Churchill, a cui spetta in questo periodo l'iniziativa politica (essendo Roosevelt negli U.S.A. ancora legato dall'isolazionismo del senato e dell'opinione pubblica), si sforza non sola di avvertire Stalin dell'imminente pericolo, ma prepara già le condizioni politiche della grande coalizione antinazista. Nel suo messaggio a Roosevelt del 15 giugno 1941 manda per cablo: "Secondo tutte le informazioni di cui dispongo, sembra che i Tedeschi siano sul punto di scatenare un vasto attacca contro la Russia... Se questa nuova guerra scoppia, daremo, beninteso, ai Russi tutti gli incoraggiamenti possibili e tutto l'aiuto di cui possiamo disporre, poiché riteniamo che Hitler sia il nemico n. 1. Non mi aspetto qui alcuna reazione politica di classe, e spero fermamente che un conflitto russo-tedesco non vi procurerà alcun imbarazzo".

Churchill si preoccupa delle reazioni politiche e sociali, che potevano frenare l'adesione degli Stati Uniti alla difesa comune della Russia, entrata in guerra suo malgrado. Roosevelt, rispondendo al messaggio, poté promettere a Churchill che avrebbe appoggiato pubblicamente senza indugio "ogni dichiarazione che il Primo ministro giudicasse bene di fare per salutare la Russia come un'alleata". (Churchill, Memorie, III, I, p. 414).

(55) Per la prima volta le insufficienze del materiale sovietico all'inizio della seconda guerra mondiale sono così crudamente sottolineate. Per l'aviazione vi fu innanzi tutto l'effetto di sorpresa; fin dal mattino del 22 giugno 1941 il generale Dill informava Churchill che i Tedeschi "avevano sorpresa a terra una gran parte delle forze aeree sovietiche nelle loro basi" (Churchill, Op. Cit., III, I, p. 414). Inoltre le squadriglie sovietiche, quando si levavano in volo, non potevano far molto contro apparecchi più moderni e meglio guidati, cosicché la Luftwaffe conquistò e conservò per molto tempo la supremazia dell'aria (Col. Lederrey, La défaite allemande à l'Est, Parigi, Nancy, 1951, p. 33 e p. 63). Stalin nel discorso del 6 novembre 1941 insiste soprattutto sulla insufficienza del numero dei carri e degli aeroplani sovietici, di cui vanta per contro "la qualità superiore" (Op. Cit., p. 22). In realtà all'inizio "i carri e gli aeroplani sono del tutto superati rispetto al materiale tedesco" (Generale A. Guillaume, Pourquoi l'Armée Rouge a vaincu, Parigi, 1948, p. 44). Per i problemi tecnici vedi specialmente E. Bauer, La guerre des blindés, Parigi, 1947).

(56) Krusciov cita due volte nel suo rapporto il nome di Malenkov - a questa punto, e un po' più avanti (p. 176) - per confermare due episodi in cui Malenkov interviene come collaboratore diretto e intimo di Stalin. Al contrario, nelle sue relazioni e ogni volta che ne ha la possibilità, egli si attribuisce con compiacenza la miglior parte. Notiamo che a proposito della prima conversazione, che Harry Hopkins ebbe con Stalin verso la fine di luglio, l'inviato personale di Roosevelt così si espresse: "Egli (Stalin) ha voluto dire che esistono negli Stati Uniti fucili in considerevole quantità, il cui calibro, crede, è lo stesso di quello dei fucili adoperati nel suo esercito. Avrebbe bisogno almeno di un milione di questi fucili" (Mémorial de Roosevelt, dalle carte di Harry Hopkins, Parigi, 1950, I, p. 206).

(57) L'atteggiamento di Stalin, che si rifiuta di tener conto degli avvertimenti, di mobilitare al momento buono, di prendere le precauzioni suggerite dal capo del distretto di Kiev, di rispondere al tiro tedesco, non fu dovuto ad incuria; fu dettato dall'insieme della sua politica estera e soprattutto dal modo con cui considerava il problema tedesco, d'accordo su questo punto con la quasi totalità dei dirigenti sovietici (vedi, Prefazione, pp. 32-3).

(58) La descrizione di Krusciov corrisponde a ciò che lo stesso Stalin aveva riconosciuto nella sua allocuzione del 3 luglio: "Il nemico continua a lanciarsi in avanti... Le truppe hitleriane hanno potuto impadronirsi della Lituania, di una gran parte della Lettonia, della parte occidentale della Bielorussia, di una parte della Ucraina occidentale", In pochi giorni dopo l'inizio del conflitto, l'Unione Sovietica ha già perduto la quasi totalità dei territori che le aveva fruttato l'accordo dell'agosto 1939 con Hitler, senza poter in alcun modo difenderli. Churchill nota che i Sovieti subirono "all'inizio disastri spaventosi" (Op, cit., III, II, p. 14). Quattro mesi e mezzo dopo il bilancio della "sorpresa" si è enormemente accresciuto, benché la resistenza dell'Armata rossa sia divenuta più sensibile. Stalin espone la situazione nel suo rapporto del 6 novembre: "Il nemico ha preso una grande parte dell'Ucraina, la Bielorussia, la Moldavia, la Lituania, la Lettonia, l'Estonia e diverse altre regioni; è penetrato nel bacino del Donetz; resta, come una nuvola oscura, sospeso su Leningrado; minaccia la nostra gloriosa capitale, Mosca. Gli invasori fascisti tedeschi saccheggiano il nostro paese, distruggono le città e i villaggi, ecc." (Op, cit.). Stalin dà per i morti, i prigionieri e feriti cifre che sono inferiori alla verità e aumenta quelle di parte tedesca. Un altro aspetto del disastro concerne la sorte delle popolazioni che non hanno potuto essere evacuate: "Dall'inizio delle ostilità il Governo sovietico aveva ordinato di evacuare verso l'Est tutti gli uomini validi, ma la rapidità fulminea dell'avanzata tedesca nel 1941 non permise di eseguire per intero quest'ordine. Così il servizio del lavoro obbligatorio tedesco poté reclutare e mandare in Germania milioni di lavoratori" (Generale Guillaume, Pourquoi l'Armée Rouge ecc., pp. 137-138).

(59) II proposito di Stalin di liquidare i principali capi militari risale al più tardi alla fine del 1936, perché le allusioni di Radek al maresciallo Tukhacevsky e al generale Putna, addetto militare a Londra, nel corso del processo del "Centro antisovietico trotskista" del gennaio 1937, non sarebbero state possibili, se non gli fossero state dettate da Vyscinski, cioè da Iezov e da Stalin, già decisi a incominciare la "grande purga" nell'esercito. Stalin si sarebbe servito di documenti falsi, forniti da Himmler o da Heydrich a L. J. Meklis, membro della sua segreteria personale, o ottenuti a Berlino da agenti segreti cechi e che Bénès avrebbe fatto giungere a Mosca. Qualunque sia la veridicità di questo episodio, i falsi documenti tedeschi poterono tutt'al più facilitare a Stalin l'offensiva contro i militari, già maturata nella sua mente. I legami fra Tukhacevsky e altri capi con Berlino non sono esistiti che nella misura in cui Stalin stesso li ordinava per ragioni politiche, poiché nel 1936-37 stava affannosamente cercando di ottenere contatti con Berlino in vista di un riavvicinamento (Krivitsky, Op. cit., cap. VII). Altri motivi secondari hanno potuto avere la loro parte (gelosia di Voroscilov verso Tukhacevsky; rancore di Stalin contro quest'ultimo, che aveva messo in cattiva luce la sua condotta durante la campagna di Polonia nel 1920; conflitto fra l'esercito e la N.K.V.D., che aumentava di giorno in giorno le sue prerogative e i suoi poteri; rivalità fra i servizi segreti dell'uno e dell'altra, soprattutto all'estero, ecc.), ma le ragioni essenziali avevano un'importanza molto maggiore e più terribili conseguenze. Stalin nel suo delirio di sospetti e di potenza non voleva più tollerare l'esistenza di un corpo costituito - i quadri dell'esercito - che, pur essendo fedele al partito, godeva per la natura stessa della sua attività di una certa autonomia e che talvolta giungeva fino a formulare appunti, osservazioni, consigli. Questo succedeva soprattutto negli alti gradi, dove si trovavano elementi di primo ordine che godevano di una naturale autorità e le cui opinioni avevano un peso che infastidiva e offuscava Stalin. I capi militari si preoccupavano soprattutto di evitare che la politica agraria del partito provocasse un malcontento troppo vivo tra i contadini, tra cui l'esercito reclutava la parte principale delle truppe. L'esercito costituiva insomma una società che non si integrava interamente col mondo della N.K.V.D., grazie a cui Stalin e Iezov regnavano da despoti: entrambi deliberarono di mettere fine a questo "scandalo" impiegando il mezzo più rapido e radicale, la decapitazione dell'esercito. Per le conseguenze catastrofiche dell'epurazione dell'esercito nel primo periodo della guerra russo-tedesca vedi n. 58 [nota] e Introduzione, p. 27.

(60) La Spagna fu durante la guerra civile un terreno di manovra della N.K.V.D. Iezov infatti la considerava "come una provincia russa" (Krivitsky, Op. cit., p. 134). Nella penisola

infieriva intanto una guerra ricca di insegnamenti strategici e tecnici, soprattutto per quel che concerneva la parte decisiva dell'aviazione, e in particolare di quella da caccia. Per quanto riguarda i carri armati, la guerra di Spagna nella sua ultima fase aveva rivelato la grande importanza che potevano avere colonne motorizzate rese autonome (Lederrey, Op. cit., p. 63), I Tedeschi approfittarono largamente dell'esperienza, i Russi molto poco, occupati com'erano nell'azione di polizia contro i "trotskisti". Inoltre coloro che avevano esercitato funzioni militari importanti furono quasi tutti liquidati: il "generale Kleber" (Stern) sparito nel 1937; il generale Berzin, di gran lunga il più esperto, eliminato a Mosca all'epoca dell'epurazione dell'esercito; Antonov-Ovseienko, che si era battuto a Leningrado e in Ucraina durante la guerra civile, metà cekista e metà diplomatico, console ed emissario sovietico a Barcellona, donde fu richiamato col pretesto di assumere il commissariato della Giustizia a Mosca. Si è parlato della sua riabilitazione per un'allusione che la concerne nel discorso di Mikoian al XX Congresso del partito (Edizione dei Cahiers du Communisme, p. 269).

Era consuetudine che i grandi capi militari facessero un periodo di tirocinio in Estremo Oriente per completare la loro formazione; tutti i generali che si sono distinti nella guerra contro la Germania erano passati attraverso la scuola dell'Estremo Oriente (Zukov, Rokossovsky, Koniev, Timocenko). In questo settore l'epurazione andò molto avanti: la vittima più illustre fu il maresciallo Blücher, che era stato uno dei giudici dì Tukhacevsky e che fu giustiziata senza processo nel 1938.

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